Polinesia francese

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Sono molti coloro che, in tutto il mondo, sognano di "lasciarsi tutto alle spalle", sia che intendano una breve vacanza, sia che si riferiscano a una fuga definitiva verso un paradiso, reale o immaginario. L'esperienza di esploratori, di scrittori e di artisti come James Cook, Fletcher Christian, Herman Melville o Paul Gauguin costituiscono la seducente dimostrazione che talvolta il sogno può divenire realtà. Questi personaggi sono fuggiti dall'opprimente fragore urbano o da una vita frustrante per raggiungere un luogo di totale rilassamento, un mondo fatto di palme da cocco, di profonde acque blu, di falesie vulcaniche coperte di vegetazione e di donne acconciate con fiori fra i capelli. Gli aspiranti artisti-fuggitivi di oggi sognano di oziare su un'amaca fra due palme da cocco, sorseggiando un rum in vista della distesa di una vasta spiaggia assolata, un luogo in cui non esistano orari, tabelle o scadenze con cui confrontarsi, dove le pressioni del mondo del lavoro quotidiano scompaiano: questo è il sogno a occhi aperti che conforta milioni di persone e che pochi riescono a realizzare, benché nel mondo delle isole polinesiane il paradiso ammirato nei film e conosciuto attraverso i libri esista davvero. 

Formata dalle terre emerse separate fra loro da enormi distese dell'Oceano Pacifico centrale, la Polinesia, ovvero le "molte isole", si può definire come una vasta superficie triangolare il cui vertice settentrionale sia rappresentato dalle Isole Midway, l'angolo sud-occidentale tocchi la Nuova Zelanda e quello sud-orientale corrisponda all'Isola di Pasqua, un'area ricca di gruppi insulari la cui varietà comprende le Isole Cook, l'Isola di Pasqua, le Hawaii, Samoa e Tonga, che tecnicamente fanno parte della Polinesia. Per la maggior parte della gente, tuttavia, il termine indica un'area più ristretta e localizzata, conosciuta come Polinesia Francese, che consiste di cinque gruppi insulari: le Isole Australi (o Tubuai), le Gambier, le Marchesi, le Isole della Società e le Tuamotu, 118 affioramenti sparsi su un'area di oceano vasta come l'Europa ed equivalenti a un territorio emerso di soli 4.000 chilometri quadrati di estensione.

Nel gruppo delle Isole della Società, Tahiti, con i suoi 1041 chilometri quadrati di superficie la maggiore e forse la più famosa isola polinesiana, è il luogo che generalmente viene in mente a chi pensa di rifugiarsi su un'isola dei Mari del Sud. In effetti, benché sia spesso gremita di turisti, è un luogo di bellezza incomparabile, fra i blocchi di lava nera che si ammassano nei pressi della spiaggia di sabbia candida, sotto le palme da cocco che proiettano ombre color porpora attraverso l'acqua di un turchese sorprendente e, dopo il crepuscolo, sotto i milioni di stelle tra le quali riluce la Croce del Sud. 1114 spettacolari chilometri del percorso terrestre intorno all'isola si snodano tra le montagne e l'azzurro dell'oceano, mentre una strada nell'entroterra porta all'altopiano di Taravao, l'istmo che collega Thaiti-Nui, Grande Tahiti, a Tahiti-Iti, Piccola Tahiti. L'isola è ricca di splendide cascate, alcune delle quali, come Vaimahutu, sono facilmente raggiungibili dalle aree di parcheggio lungo la carrozzabile, ma è dall'alto dei rilievi che si può apprezzare pienamente questa terra sperduta nella vastità dell'oceano, ed è sulle alture che, aspettando fino al tramonto, si sarà ricompensati dal rosso infuocato dei riflessi sugli alberi, sulle onde e sulle spiagge. 

Questa è la terra del Bali-Hai e della pièce teatrale South Pacific, il paradiso in cui naufragarono gli ammutinati del vascello britannico H.M.S. Bounty, dove il clima caldo, il richiamo degli uccelli, la dolce brezza fra i rami e il profumo dei fiori tropicali riempiono l'aria mentre il sole volge al tramonto. Insieme a Tahiti, assai famosa fra le Isole della Società è Bora-Bora, scoperta da Cook nel 1769 e in seguito divenuta un possedimento francese; la più grande porzione rimasta del vulcano che la formava, il magnifico monte Otemanu, alto 726 metri, torreggia su spiagge perfette, contornate dalle palme da cocco, che seguono la circonferenza di appena 29 chilometri dell'isola, interamente circondata da una scogliera corallina che racchiude una laguna di acque dal tenue colore azzurro la cui bellezza è famosa nel mondo. 

In contrasto, una quarantina di chilometri a ovest di Bora-Bora si trova la piccola Maupiti, una fra le isole più belle e meno visitate della Polinesia, che offre una vera esperienza di "fuga" fra le sue placide lagune, i banchi di corallo e le spiagge, così come le "isole sorelle" Raiatea e Tahaa sono all'altezza di ogni fantasticheria, simili oggi a come appariva Tahiti molti anni fa; Tahaa è famosa come produttrice di vaniglia, una pianta introdotta della famiglia delle orchidee, e come riserva naturale per le tartarughe marine minacciate che prosperano nelle sue acque, mentre Raiatea è considerata il cuore culturale della Polinesia, l'isola sacra dove si fermarono i primi colonizzatori giunti dalle Hawaii. 

Nel gruppo delle Isole Marchesi, repressione "lasciarsi tutto alle spalle" assume un significato nuovo a Fatu Hiva e Hiva Oa, isole che sono più distanti dalla scarpata continentale di qualsiasi altro luogo al mondo. Il totale di 12 terre emerse del gruppo è dislocato appena a sud dell'Equatore ed è costantemente ammantato da uno strato di nuvole: Fatu Hiva è un affioramento vulcanico lungo meno di 10 chilometri, un'isola di scogliere strapiombanti, di corsi d'acqua irruenti, di cascate e di guglie rocciose che svettano sulla valle nascosta in cui si trova il villaggio di Hanavave, ricca di una flora locale che comprende orchidee, gigli, zenzero, ylang-ylang, gelsomini, frangipani e bougainvillee, mentre la vicina Hiva Oa, più estesa di Fatu Hiva, è, significativamente, il luogo di sepoltura del pittore francese Paul Gauguin. 

Non lontana, la capitale delle Isole Marchesi, una terra celebrata di montagne e di valli scoscese, immortalate da Herman Melville nel romanzo Typee, Taiohae è la più umida delle isole del gruppo, con precipitazioni quasi costanti per buona parte dell'anno; il belvedere di Mouake, alla quota di 853 metri, offre una vista sbalorditiva sulla baia, mentre la valle di Hakaui, nell'entroterra, vanta una cascata con un salto di 350 metri. Benché la piccola Tauhata comprenda solo 50 chilometri di territorio, per essere di dimensioni tanto modeste vanta una storia assai ricca: colonizzata intorno al III secolo d.C, l'isola fu visitata dall'esploratore spagnolo Alvaro de Mendana nel 1595 e da James Cook nel 1774, per divenire, nel 1842, sede di una guarnigione francese.

Sulle terre alte di Uà Huka , la più arida e la meno elevata delle Isole Marchesi pascolano capre e cavalli selvaggi, mentre Uà Pou, i "pilastri", è una delle isole più spettacolari della Polinesia, con picchi enormi che toccano i cielo, erti a 1220 metri di altezza sul litorale. 

In contrasto con le Isole della Società e le Marchesi, le Tuamotu si compongono di una serie di 78 atolli corallini poco elevati che, in termini geologici, sono le isole più antiche della Polinesia, trattandosi delle vestigia di antichissimi vulcani inabissati che l'espandersi del corallo lungo il bordo del cono, favorito dall'intensa luce solare, ha trasformato in giganteschi anelli emersi, normalmente alti non più di due metri sul livello del mare e coperti da una densa vegetazione. 

Gli atolli delle Tuamotu sono remoti e gli abitanti vi conducono una vita semplice, provvedendo alle necessità dei turisti, raccogliendo la copra e cercando conchiglie; alcuni anelli sono molto grandi: per esempio, con un diametro di oltre 67 chilometri Rangiroa è il secondo atollo del mondo per estensione ed è poco maggiore di Fakarava, i cui 60 chilometri di ampiezza accolgono una vasta laguna con numerose coltivazioni di perle nere e molte varietà di uccelli nidificatori. 

Le lagune interne offrono un habitat per le creature estranee al mare aperto, che, come i coralli, ricevono i nutrienti necessari tramite strette aperture che permettono alle maree di entrare; la cittadina di Tetamanu, a Fakarava, è situata nei pressi di un'apertura di questo genere, attraverso la quale una vera parata di vita marina può nuotare dentro e fuori dalla laguna. In queste occasioni l'immersione con il respiratore può riservare grandi soddisfazioni: da molti punti di vista, sedersi alla base di un'insenatura corallina a guardare i magnifici pesci che nuotano vicini, con l'unica preoccupazione della quantità di ossigeno rimasta nelle bombole, è forse la "fuga possibile" verso il paradiso, una delle tante, meravigliose esperienze polinesiane.