Ayers Rock: il monumento sul Sentiero del Sogno

Si radunano quasi ogni sera dell'anno. Convenuti da ogni angolo dell'Australia e del mondo, i turisti si dispongono in raccoglimento su un luogo elevato a circa cinque chilometri di distanza da uno smisurato blocco di arenaria, osservando e aspettando; poi, quando il sole al tramonto cambia colore anche la roccia muta, provocando una reazione vivace e soddisfatta da parte della folla: una magnifica gobba arancione tra il piatto deserto e il cielo viola si fa rossa e sembra brillare nella luce morente del giorno, mentre i flash dei fotografi guizzano per immortalare la scena. 

Oggi più noto come Uluru, il nome aborigeno della località, Ayers Rock è forse il monumento più famoso della nazione: ritenuto il monolito più grande del mondo, torreggia a 350 metri di altezza sulle pianure di Mulga e misura 3.500 metri di lunghezza e quasi 9.000 di circonferenza soltanto nella porzione visibile, che probabilmente corrisponde a un terzo del volume reale. Per tentare un paragone, la Torre del Diavolo negli Stati Uniti, una formazione che sorge anch'essa isolata dal territorio circostante, è alta 263 metri e presenta una sommità piatta che copre "solo" 6070 metri quadrati. 

Ayers Rock si trova a poca distanza dalla cittadina di Alice Springs ed è incluso nel Parco Nazionale Uluru-Kata Tjuta, amministrato dall'Australia National Parks and Wildlife Service in collaborazione con i consigli tribali della zona; istituita nel 1985, nel 1987 l'area venne designata dalle Nazioni Unite come Sito del Patrimonio Mondiale, uno dei pochi a contenere tesori culturali e naturali di simile unicità. 

Le lisce pareti di arenaria di Ayers Rock fanno apparire minuscole le casuarine che crescono intorno alla base e contrastano con il colore della roccia, dovuto all'ossidazione della componente ferrosa inclusa nell'arenaria. Si ritiene che il processo generativo di Ayers Rock sia iniziato 500 milioni di anni or sono, quando il sedimento cominciò ad accumularsi su un antico fondale marino; quindi, circa 300 milioni di anni fa, le acque si ritirarono, successivi ripiegamenti del suolo provocarono un'inclinazione di quasi 90 gradi dello strato sedimentario di arenaria e infine, intorno a 40 milioni di anni or sono, il vento e la sabbia completarono il processo, scolpendo e modellando lo strato di arenaria rimasto sulla superficie. 

Gli Europei scoprirono Uluru nel 1872, quando Ernest Giles lo avvistò durante l'esplorazione della zona; poi, a partire dalla metà del XX secolo, una visita ad Ayers Rock divenne una delle escursioni preferite dagli Australiani, che si affrettarono a scalarlo il più velocemente possibile. La sensibilità culturale degli ultimi anni ha tuttavia condotto alla consapevolezza del significato di Uluru per la tribù aborigena degli Anangu: per le genti locali, vissute in questa parte del mondo per almeno 22.000 anni, Uluru possiede infatti un grande rilievo culturale e, poiché si tratta di un monumento erto lungo il "Sentiero del Sogno degli Antenati", comprensibilmente preferiscono che nessuno vi si arrampichi. 

Oggi sono in molti a rispettare i loro desideri, sebbene migliaia di turisti ogni anno compiano ugualmente le due ore della difficile ascensione su roccia liscia e ripida, una scalata spossante che nel corso degli anni ha provocato la morte di diverse persone. Come saggia e interessante alternativa gli Anangu propongono che, invece di scalare Ulum, i visitatori imbocchino il tracciato che segue il perimetro della roccia e permette di visitare numerose grotte impreziosite da opere di arte rupestre e dalla presenza di antichi siti aborigeni. 

Il parco costituisce un ottimo campione dell'ecosistema delle zone aride australiane: il Northern Territory, nel quale si estende, è infatti la regione meno popolata e la più sterile del continente, abitata quasi per un quarto da aborigeni che reclamano la restituzione del 45 per cento delle terre ancestrali dai tempi dell'approvazione dell'Aboriginal Land Rights Act, nel 1976. Solo 53 chilometri a ovest di Uluru, nei confini del Parco Nazionale si trovano le 36 cupole dei Monti Olgas, o, come le chiamano gli aborigeni, Kata Tjuta, ovvero "molte teste", affioramenti di arenaria maggiormente stratificati rispetto al loro più grande "cugino" orientale e assai piacevoli da esplorare in occasione di una visita a Uluru. Oltre alle particolarità geologiche e culturali, il parco protegge molte forme di vita selvatica, fra cui 400 specie di piante, 150 di uccelli, 70 di rettili e 25 di mammiferi. Uno dei luoghi più celebri d'Australia, Ayers Rock è una meraviglia della natura straordinariamente evocativa.  

Uluru ha un ruolo particolare nella mitologia del dreamtime ("era del sogno", o tjukurpa) delle popolazioni del luogo. In generale, il tjukurpa è un insieme di "miti di formazione", volti a spiegare le caratteristiche geografiche del territorio (pozze, montagne, caverne e così via) come "tracce" dei viaggi e delle azioni di esseri ancestrali (vissuti, appunto, nell'"epoca del sogno" che precede la memoria umana). Inoltre, gli aborigeni ritengono che questi elementi geografici mantengano per sempre l'essenza vitale e creativa degli esseri che l'hanno generata. Queste creature ancestrali sono generalmente descritti come giganti in parte umani e in parte simili ad animali o piante.

Il sito di Uluru porta i segni dell'attività di numerose creature ancestrali. La maggior parte dei miti sull'Uluru, sulle sue caverne, le sue pozze, le sue sorgenti, o le caratteristiche del paesaggio circostante sono segrete, e non vengono rivelate ai piranypa (i non-aborigeni); solo gli elementi generali della storia della formazione dell'Uluru sono noti.

Secondo il mito, Tatji, la Lucertola Rossa, che abitava nelle pianure, giunse a Uluru. Lanciò il suo kali (boomerang), che si piantò nella roccia. Tatji scavò la terra alla ricerca del suo kali, lasciando numerosi buchi rotondi sulla superficie della roccia. Questa parte della storia è volta a spiegare alcuni insoliti fenomeni di corrosione sulla superficie di Uluru. Non essendo riuscito a trovare il suo kali, Tatji morì in una caverna; i grossi macigni che vi si trovano oggi sono i resti del suo corpo.

Un altro mito riguarda due fratelli bellbird (un uccello australiano della famiglia dei passeri) che cacciavano un emù. L'emù fuggì verso Uluru e due uomini lucertola dalla lingua blu, Mita e Lungkata, lo uccisero e lo macellarono. (Alcuni grossi macigni nei pressi di Uluru sono interpretati come pezzi della carne dell'emù). Quando i fratelli bellbird giunsero sul posto, gli uomini lucertola diedero loro un misero pezzetto di carne, sostenendo che non c'era altro. Per vendetta, i fratelli bellbird diedero fuoco al riparo degli uomini lucertola. Questi cercarono di fuggire scalando le pareti della roccia, ma caddero e arsero vivi. Questa storia spiega i licheni grigi sulla superficie della roccia nella zona dove si sarebbe tenuto il pasto (che sono considerati traccia del fumo dell'incendio) e due macigni semi-sepolti (i resti dei due uomini lucertola).

Queste e altre storie del dreamtime sono rappresentate da numerosi dipinti rupestri lungo la superficie dell'Uluru. Secondo la tradizione aborigena, questi dipinti vengono frequentemente rinnovati; fra gli innumerevoli strati di pittura, i più antichi risalgono a migliaia di anni fa. Diversi luoghi lungo il perimetro dell'Uluru hanno valenza religiosa particolarmente forte e i turisti che li visitano sono soggetti a diversi livelli di proibizione (per esempio di non avvicinarsi a determinati luoghi o non scattare fotografie).