Il Rio delle Amazzoni e la Foresta pluviale dell'Amazzonia

Gli uccelli lanciano incessantemente i loro richiami mentre ci apriamo una via con machete lungo il fianco di una collina, nel groviglio della vegetazione che nasconde ogni forma di vita immaginabile; gli insetti ronzano intorno al viso, salgono lungo le gambe, una scimmia urlatrice si fa udire dalla cima di un albero vicino. La luce del sole penetra il manto della foresta ad angolo retto, proiettando nere ombre accidentate sulla giungla circostante. Improvvisamente, giunti a una radura, scorgiamo una delle immagini più belle che si possano sperimentare: un giovane, agile giaguaro nel suo habitat naturale. E' valsa la pena di affrontare le scomodità del viaggio, perché per un attimo brevissimo siamo riusciti a trovarci faccia a faccia con una della creature più elusive della natura. Scendendo faticosamente dalla collina verso il fiume, alla vista della magnifica distesa fangosa delle acque in quieto movimento ci rendiamo esattamente conto del perché siamo venuti in questo luogo. 

Il possente Rio delle Amazzoni è il fiume principale del continente sudamericano, uno degli elementi più importanti dell'ecosistema terrestre, e come tale ognuno dei dati statistici che lo riguarda è "fuori misura": benché sia inferiore di 400 chilometri rispetto al Nilo, il fiume contiene una quantità d'acqua maggiore, tale da superare addirittura il volume idrico del Nilo stesso, addizionato a quello del Mississippi e dello Yangtze. 

Con 6280 chilometri di lunghezza il Rio delle Amazzoni è il secondo fiume del mondo e, insieme agli oltre 1000 suoi tributari, forma il bacino fluviale più grande del pianeta, esteso su quasi due quinti dell'intero Sudamerica, e raccoglie due terzi del totale delle acque fluviali del mondo. Il fiume nasce nella catena andina in due rami distinti, il fiume Maranón e l'Ucayali, che assumono il nome di Rio delle Amazzoni quando il loro corso si unisce nei bassipiani del Perù nord-orientale, quindi scorre in direzione est attraverso la foresta pluviale del Brasile, aumentando di ampiezza con il confluire del Japura, del Jurua, del Rio Negro, del Madeira, del Tapajos, del Purus, del Teodoro e dello Xingu. 

Il Rio delle Amazzoni ha ricevuto il nome nel 1541, quando uno dei primi esploratori spagnoli, Francisco de Orellana, fu attaccato dalle popolazioni indigene, uomini abbigliati in una foggia che gli rammentò le donne-guerriere della mitologia greca: il conquistador fu il primo Europeo a navigare per tutta la lunghezza del Rio, e da allora il nome delle Amazzoni venne applicato al fiume. 

Nel corso dei secoli l'immenso fiume ha trasportato tanto materiale sedimentario da creare un ampio bassopiano di spessi strati di sabbia e di fango, sicché la pendenza si è ridotta a 4,5 centimetri per chilometro: infatti, il punto in cui il fiume attraversa il confine fra il Perù e il Brasile si trova solo 61 metri più in alto rispetto alla foce, ed è per questo motivo che, a dispetto della massiccia portata, il fiume scorre molto lento, alla velocità di 2,5 chilometri orari nella stagione asciutta, raggiungendo più o meno il doppio nel periodo delle piogge. 

Le maree oceaniche soverchiano la corrente alla foce, creando un "muro d'acqua" alto quasi cinque metri, e i loro effetti sono visibili a una distanza di oltre 900 chilometri a monte. Il bacino amazzonico riceve annualmente oltre 150 centimetri di pioggia, più di ogni altra regione di pari dimensioni al mondo, ma gli alberi della foresta grondano d'acqua anche quando non piove. Fra novembre e maggio le inondazioni sommergono il territorio circostante, rendendolo più simile a un enorme lago fangoso che a un fiume, ma il Rio è comunque tale, un corso d'acqua che sostenta un gran numero di forme di vita: fra le oltre 500 varietà ittiche presenti nel Rio delle Amazzoni si trovano i grandi pirarucu (il più grande pesce d'acqua dolce del mondo) e i piraña, ma il bacino amazzonico ospita anche animali marini come i caimani, le tartarughe e i delfini. 

Al di là delle meraviglie del rio stesso esiste la lussureggiante foresta pluviale che lo contorna, ormai divenuta l’esempio primario della delicatezza dell'ordito della vita sulla Terra e dell'assottigliarsi delle risorse naturali del pianeta: estesa su una superficie di oltre 5.180.000 chilometri quadrati, la più ricca foresta pluviale del mondo è un rifugio per 1800 specie di uccelli, 250 di mammiferi e per un numero tutt'oggi indeterminato di piante, alberi e fiori che ammontano ad almeno 100.000 specie note, oltre a due milioni di specie di insetti, i più numerosi e probabilmente i più importanti organismi per l’equilibrio ambientale. Questa stessa smisurata foresta pluviale, che dal Brasile si estende in Venezuela, Colombia, Ecuador e Perù, è ritenuta l'ecosistema più complesso e fragile del mondo. 

Alta sugli antichi tronchi della formidabile foresta primaria, la magnifica, densa calotta di foglie protegge e mantiene il suolo della foresta caldo e umido, insieme ai molti livelli inframmezzati: sotto la cupola sono stati identificati almeno quattro diversi strati, o zone, fra i quali interagiscono animali, insetti e uccelli di livelli differenti, e sono proprio la varietà incredibile dei colori, gli aromi, i richiami degli animali, la magnifica flora che ammanta la regione a fare della foresta pluviale un luogo straordinario. La salvezza dell'Amazzonia è divenuta una questione di tendenza, di cui si fanno carico rockstar e altre celebrità, e a ben vedere esistono motivazioni fondate per la causa: non per nulla la foresta, che fornisce il 50 per cento dell'ossigeno presente nell'atmosfera, ha ricevuto l’appellativo di "polmone della Terra". 

L'incremento dell'anidride carbonica determinato dalia perdita di vaste aree forestali potrebbe condurre al riscaldamento globale, quindi alla fusione delle calotte polari e dei ghiacciai: poiché si ritiene che la foresta controlli e regoli il clima della Terra, la sua riduzione farà aumentare la temperatura in modo definitivo. L'irradiazione solare e l'acqua creano un ciclo infinito, in cui l'evaporazione degli oceani ricade sulla foresta sotto forma di pioggia, per salire ancora mediante la traspirazione dei vegetali e tornare finalmente all'atmosfera; così come agisce nella foresta pluviale amazzonica, questa catena biochimica è ritenuta indispensabile per la del pianeta. Il bacino amazzonico contiene una foresta più grande di quanto generalmente si pensi, e forse perciò riesce difficile comprendere che la sua perdita possa sortire effetti tanto drastici sulla Terra, ma gli esperti delle scienze forestali forniscono dati assai eloquenti: la sola regione della foresta pluviale amazzonica, se fosse una nazione a se stante, sarebbe la nona al mondo per estensione e, di fatto, un quarto delle rimanenti foreste primarie del pianeta vi è localizzato. 

La pratica corrente di tagliare drasticamente e di bruciare il legname abbattuto per fare spazio alle coltivazioni e ai terreni da pascolo, oltre che alla deprecata Amazonas Highway, si estende con una rapidità allarmante; inoltre, le società interessate allo sfruttamento dei giacimenti auriferi e quelle che gestiscono le raffinerie di petrolio brasiliane hanno raggiunto il cuore della regione. L'immensa foresta è assediata dall'uomo, e per quanta parte di essa scompare per mano dei responsabili del suo sviluppo, altrettanta deve aspettarsi di perdere l'intero pianeta: la distruzione della foresta pluviale significa più della scomparsa di una regione di bellezza estrema, perché procede di pari passo con la perdita di milioni di creature, di sostanze potenzialmente utilissime per la vita e di un ambiente naturale insostituibile. Non è difficile concludere che la scomparsa di questa meraviglia della natura potrà comportare una mutazione del pianeta talmente estesa da coinvolgere ogni essere vivente.