I Caraibi, le isole variopinte

Correva l'anno 1493. Piccoli vascelli in legno si spostavano in un arcipelago sconosciuto, fra nuove terre da includere nelle carte nautiche tracciate da Cristoforo Colombo che, fatto ritorno nel Nuovo Mondo per ampliare e le prime scoperte, si era imbattuto in una miriade di piccole isole abitate da popolazioni che aveva chiamato collettivamente “indiane”. Il navigatore non comprese mai appieno di non trovarsi nella parte più orientale dell'Asia, né che gli indigeni non fossero Cinesi o genti dell'India orientale: ciò che ebbe sempre sotto gli occhi erano infatti le isole smeraldine del Mar dei Caraibi. 

Il clima e la vegetazione dell'area caraibica variano dal clima caldo-umido delle terre alte tropicali alle brezze rinfrescanti del litorale e dalla rigogliosa flora selvatica che delinea le coste alla canna da zucchero, che nell'entroterra viene ancora coltivata come prodotto da esportazione in vasti campi livellati. Su altre isole, più vicine alle coste del continente sudamericano, cactus incredibilmente alti crescono con la densità di pinete, rendendo il territorio più simile al deserto dell'Arizona che a un arcipelago tropicale, abitato da una molteplicità di variopinte specie di uccelli e di rettili. 

Il Mar dei Caraibi, un braccio dell'Oceano Pacifico armoniosamente sistemato all'interno del "vuoto" che esiste tra le Isole Antille e l'America centrale e meridionale, misura 2700 chilometri da est a ovest, 1200 da nord a sud, copre una superficie di 1.942.500 chilometri quadrati e scende fino a 6950 metri di profondità, con una media batimetrica di 1829 metri; per secoli queste acque hanno rappresentato una via di commercio assai importante, addirittura vitale, per lo zucchero di canna, il petrolio, il caffè e le banane in movimento dai porti e diretti ai mercati delle isole. 

Ognuna delle isole caraibiche possiede un fascino proprio, e la maggior parte di esse costituisce un'attrazione turistica con richiami sempre crescenti; le isole esterne, ripartite fra Antille Maggiori e Minori e affiancate al ridotto gruppo delle Antille Olandesi, al largo della costa venezuelana, sono il prodotto dell'attività di vulcani in parte tuttora attivi, come l'isola di Guadalupa. Il clima tropicale e il suolo ricco di molte isole dell'arcipelago favoriscono una vita vegetale e animale spettacolare e diversificata: la fauna include centinaia di specie di uccelli così come di lucertole, iguana e farfalle, mentre la flora comprende le paludi di mangrovie e i palmeti da cocco presenti lungo le coste, che si trasformano nelle foreste pluviali dell'interno, ricche di kapok, di alberi della gomma, di mogani, di felci, di rampicanti, di filodendri e di oltre 100 specie di orchidee, mentre fra gli splendidi fiori che fioriscono tutto l'anno si trovano bougainvillee, ibischi, zenzero e gigli. 

Il mondo sommerso al largo delle isole caraibiche, uno dei più impressionanti al mondo dopo la Polinesia e il Mar Rosso, ospita scogliere coralline note come "barriere frangiate", che, diversamente dai due tipi comuni alle isole dell'Oceano Pacifico, ovvero le barriere e gli atolli, sono strette e localizzate poco al largo e sono separate dalla terraferma soltanto da una laguna. Le scogliere pullulano di pesci tropicali di ogni taglia e colore, come il pesce farfalla, il pesce pappagallo e il pesce palla, mentre un po'più distante si possono osservare banchi di tonni e cetorini, pesci lancia, perche gialle, squali martello e pesci volanti. Nelle acque del Mar dei Caraibi la visibilità giunge abitualmente ai 30 metri, condizione che rende più facile ammirare le meraviglie sottomarine. 

Il clima tropicale della regione, temperato da piogge quotidiane e da venti rinfrescanti, crea un habitat adatto alla vita di un'abbondanza di flora e fauna, animando microcosmi circondati da spiagge immacolate che contrastano con la scura tinta verde del fogliame e con il luminoso turchese delle acque al largo, ambienti di bellezza invitante, dove le cale e le colline ammantate dalla lussureggiante vegetazione dei Tropici risuonano dei richiami degli uccelli e degli altri animali esotici. Abbracciate al blu profondo del mare, le ampie baie isolane contrastano con le alture affilate e le verdi colline arrotondate dell'entroterra, mentre il nero intenso degli affioramenti di rocce laviche, butterati dalla furia di un flusso magmatico antico di milioni di anni, punteggia il bianco delle spiagge. Uccelli multicolori con lunghi becchi colorati di rosso, di verde, di giallo e di arancione dimorano fra le alte chiome degli alberi, le piante e i fiori di ogni profumo chiazzano vivacemente il sottobosco, dove i colibrì volteggiano di fiore in fiore, simili essi stessi a rare gemme palpitanti. Alla fine del giorno, dall'alto di un affioramento vulcanico, un magnifico tramonto rosso fiammeggiante trasforma in oro la foresta, le colline, la spiaggia e l'oceano; poi scende l'oscurità, ma le meraviglie delle isole si ripresenteranno al mattino, dopo che le stelle le avranno vegliate per tutta la notte.

Le isole variano dalle grandi masse di Cuba, Puerto Rico, Giamaica e Haiti a minuscoli gioielli come Aruba, le Isole Bahamas, Martinica, Guadalupe, Barbuda e le Grenadine, ognuna delle quali possiede un fascino proprio e caratteristiche specifiche. Le alte Blue Mountains della Giamaica toccano i 2100 metri di quota e forniscono un terreno lussureggiante per le piantagioni di cacao e di caffè, su altipiani che digradano bruscamente in valli rigogliose, solcate da torrenti di montagna e cascate che dai pascoli montani confluiscono per formare il rapido corso dei fiumi diretti verso il mare, mentre Antigua, un'isola fra le più piccole, comprende litorali calcarei e corallini movimentati da baie, scogliere frastagliate e insenature sabbiose che racchiudono un entroterra composto principalmente da terreni agricoli pianeggianti, asciutti e aperti, sui quali si innalza la massima quota dell'isola, i 400 metri del Boggy Peak. 

Un'isola grande come Puerto Rico accoglie una varietà di ecosistemi, dalla lunga e accidentata dorsale montuosa formata dalla catena centrale ai 11.332 ettari di foresta pluviale nei pressi di San Juan, a quasi 500 chilometri di costa sabbiosa e a un immenso sistema di grotte fluviali, dove scorre il terzo fra i fiumi sotterranei del mondo, il Camuy. La vetta più elevata, il Cerro de Punta, si erge a 1338 metri di altezza sulla pianura circostante e separa la parte settentrionale dell'isola, irrigua, dalla fascia meridionale, tendente all'aridità. Questo tipo di bellezza ambientale e una simile varietà rendono le isole del Mar dei Caraibi, grandi o piccole che siano, località attraenti tanto per i turisti quanto per gli isolani: questi ultimi hanno comunque iniziato a comprendere appieno il potenziale del turismo di massa e nello stesso tempo a intuire il tranello che esso nasconde. 

Naturalmente Colombo non avrebbe mai potuto immaginare le caotiche cittadine turistiche di oggi, le spiagge gremite e il traffico frettoloso che anima le strade isolane, ma per fortuna le amministrazioni di alcune isole come Guadalupa, le Cayman e Aruba hanno creato parchi nazionali allo scopo di preservare il patrimonio forestale e corallino, e molte altre hanno costituito riserve per l'avifauna e per la fauna selvatica in genere. Infine, alcune zone delle statunitensi isole Vergini e Puerto Rico sono amministrate dal National Park Service, che protegge sia i beni storici sia le ricchezze naturali: questa dedizione nel proteggere le fragili risorse locali è appropriata, perché le isole caraibiche sono degne di figurare fra le più grandi meraviglie della natura, luoghi che vale la pena di mantenere intatti a beneficio delle generazioni future.