Minorca, tre volte meravigliosa 

Segreta e trŔs chic. Minorca, l'isola pi¨ orientale delle Baleari - il primo territorio, nell'intera Spagna, a veder nascere la luce del nuovo giorno -, ha il fascino della vera eleganza, intrinseca e soltanto accennata, e alterna echi coloniali ad atmosfere britanniche. Tutto, natura e costruzioni, Ŕ equilibrato, pacato ma, nello stesso tempo, improvviso e ardito.

S'inizia dalla scintillante Maˇ/Mahˇn, incuneata nel fiordo naturale pi¨ lungo del Mediterraneo, tanto sicuro che l'ammiraglio Nelson ne fece una sua base (e vi port˛ l'adorabile amante). Per entrare nel cuore di Minorca, per˛, dal capoluogo bisogna imboccare l'unica, retta strada principale che la collega, in una cinquantina di chilometri da un capo all'altro, a Ciutadella, il secondo centro isolano. Seguire questo percorso significa assistere a un documentario sui vari aspetti naturalistici del Mediterraneo. Davanti agli occhi scorrono immagini profondamente diverse ogni poche centinaia di metri. Si passa dal verde fitto ai campi di frumento biondi di spighe e rossi di papaveri, dalle macchie di lecci inarcati dalla brezza agli ulivi solitari. Giusto a settentrione di Maˇ, poi, i 70 ettari lagunari e collinosi che compongono il parco naturale di S'Albufera d'Es Grau sono il preludio di una sinfonia complessa. Il terreno si alza improvvisamente in rilievi ricoperti da una vegetazione cosý fitta da non credere possibile neanche un sentiero. Chiazze di arbusti rosso vivo interrompono le diverse tonalitÓ di verde, fiori gialli e violetti vanno a creare una composizione che sarebbe piaciuta a Monet. 

A Cap FavÓritx, un po' pi¨ a nord-est, la costa si fa scoglio, nero e aggressivo, con il faro che conferisce all'ambiente, assolutamente unico e quasi "fuori posto" rispetto ai dintorni, un'aria da romanzo ottocentesco. Ancora pi¨ a settentrione c'Ŕ Fornells, autentico borgo di pescatori. Situato sul bordo di un piccolo fiordo, il suo mare pullula di surfisti in superficie e sul fondo di aragoste, con le quali si prepara la caldereta de langosta, un intingolo fatto con il prelibato crostaceo. Evidentemente delizioso, se il re Juan Carlos viene qui ogni anno per gustarlo.

La costa sud, invece, che in prossimitÓ di Alaior offre il suo lato migliore, Ŕ uno spettacolo di mare turchese tra falesie abbaglianti e verticali, di sabbia fine e chiara ombreggiata da pini marittimi.

Macarella, Macarelleta, Cala en Turqueta sono nomi che evocano l'essenza stessa del mare. Un lembo isolano nel quale i cavalli neri come la pece, razza autoctona vecchia di oltre 500 anni, galoppano indisturbati nel profumo di piante e di flutti, e le costruzioni funerarie (le navetas) sono le testimonianze dell'antichissima civiltÓ indigena. 

 I megaliti di Minorca, infatti, multiformi di scopi e di aspetto, dai nomi strani, bizzarri di consonanti e di accenti, si ergono contro il cielo o si nascondono nella macchia. Trepucˇ, per esempio, Ŕ uno dei pi¨ vicini a Ma˛. E' un poblÓt con tÓula e talay˛t centrale, eretto tra l'800 e il 450 a.C. Detto cosý suona un po' ermetico. E ancora pi¨ oscura Ŕ la storia del popolo aggressivo e fiero che si stabilý nelle Baleari dal 1400 al I secolo a.C, i Talaioti, di cui non si conosce nemmeno il vero nome, perchÚ questo deriva dalla parola araba atalaya, torre di vedetta, il monumento da loro pi¨ costruito.

Minorca custodisce, sparse nel paesaggio agreste, oltre 2.000 tracce archeologiche (preistoriche, romane, paleocristiane o arabe): le pi¨ antiche si dividono appunto in piccoli villaggi, chiamati poblÓts, e in talay˛ts, grandi coni di pietra del diametro fino a 20-30 metri, simili ai nuraghe, che servivano sia come abitazioni sia per avvistare i nemici. Soltanto in quest'isola, inoltre, il villaggio tipico preistorico aveva spesso uno spazio sacro, la tÓula: un cerchio di pietre erette intorno a un monumento bizzarro a forma di T, ossia un lastrone squadrato orizzontale in equilibrio sulla sommitÓ di un menhir, una gigantesca pietra verticale. Forse altari per celebrare sacrifici - alcuni sussurrano umani - oppure rappresentazioni stilizzate del toro, adorato in tutto il Mediterraneo come emblema di sovranitÓ e fertilitÓ, sono luoghi di notevole suggestione, dove parlare di aura di potere non Ŕ solo fantasia. 

Pare che l'uso d'impilare pietre, poi, sia contagioso. Tutta Minorca Ŕ, infatti, disegnata da muretti di ciottoli, le tanques, che allineati formano un nastro lungo 15mila chilometri. Una lunghezza ragguardevole. E prudono le mani per la tentazione di sovrapporre i sassi, solo per vedere se qualche turista li prende per un reperto antico.

Ma non bastano le foto, non basta un articolo. Per credere alla bellezza di Minorca bisogna andarci. In qualunque stagione.

Tratto da Bell'Europa - Raffaella Piovan