El Hierro, alla fine del mondo
(Isole Canarie)

Costoni frastagliati di rocce rosse che precipitano verso le onde veementi dell'oceano; piccole case dalle bianche mura, strette fra scogliere nerastre e rupi scoscese, ricoperte di umida verzura; bassi coni vulcanici contornati da cespugli di piante grasse arancioni o verdoline... Siamo a El Hierro: la pi¨ piccola, la pi¨ lontana, la meno abitata fra le sette isole delle Canarie.

Posta all'estremo limite sudoccidentale sia della Spagna sia di tutta l'Unione Europea, questa terra persa nell'Atlantico rappresentava, fino alla scoperta dell'America, il punto pi¨ remoto del mondo conosciuto. E proprio per questo, nel Seicento, i geografi avevano convenuto di far passare per di qui il "meridiano zero": quello che poi nel 1884 sarebbe stato spostato a Greenwich. Ma El Hierro continua a essere conosciuta come La isla del meridiano: una denominazione che rimanda non solo alle vecchie carte nautiche, ma prima ancora alla condizione estrema di una contrada arida e rocciosa, un antico vulcano spento che si erge sull'ultimo confine davanti al vuoto oceanico.

Cosa significhi trovarsi a vivere in un luogo da "meridiano zero", lo si pu˛ intuire quando si raggiunge il crinale boscoso del Hierro, a 1.300 metri d'altezza, e ci si guarda intorno: sospinti fin quass¨ dal soffio costante degli alisei, nuvoloni immacolati ammantano di nebbia i grandi boschi silenti di pini e lauri che ricoprono la sommitÓ dell'isola. Poi, di tanto in tanto, la nebbia si dirada, ed ecco allora apparire, gi¨ gi¨ in basso, dopo un precipizio di 1.000 metri, la costa solitaria, con le onde di un azzurro intenso e la spuma bianchissima della risacca che batte lungo spiagge deserte, fatte di tondi sassi neri e fantasiosi scogli aguzzi. Se ci si volge verso est, si possono solo intravedere, giÓ parecchio lontane, le sagome di appena altre due o tre isole delle Canarie. Ma se si scruta, invece, l'orizzonte in direzione ovest non si fa avanti altro che la pura immensitÓ di un oceano senza pi¨ terre. Ed Ŕ proprio il senso di fascinazione e solitudine che si finisce per provare di fronte alla muta grandiositÓ di un simile scenario a rendere in qualche modo plausibile l'incredibile diceria che, fra il Seicento e il Settecento, si sparse fra gli abitanti del Hieroo.

Oppressi per la povertÓ estrema e l'isolamento altrettanto inesorabile di una terra segnata dalla scarsitÓ d'acqua e dalla miseria delle risorse agricole, alcuni di loro, guardando con ansia verso Occidente, finirono per convincersi di aver visto, con assoluta certezza, un'altra isola ancora, un'ottava sconosciuta isola delle Canarie, seminascosta fra le nubi all'orizzonte. Fu un fenomeno di allucinazione collettiva o forse di illusione ottica, determinata da giochi di luci e nembi. Ma la credenza prese piede a tal punto che qualche marinaio giur˛ di essere riuscito addirittura a sbarcare sull'isola del mistero: e la dipinse come una contrada felice, una terra vergine ricca d'acqua, armenti e prati rigogliosi. Generata dall'angustia di una vita troppo dura, la leggenda dell'isola fantasma si radic˛ a tal punto che le venne dato un nome, San Borond˛n (vale a dire San Brandano), e anche una posizione sulle mappe: ovviamente poco oltre il fatidico "meridiano zero".

Avvistata ancora due o tre volte nei primi dell'Ottocento, e un'ultimissima nel 1865, l'apparizione di San Borond˛n sprofond˛ poi per sempre nel vuoto oceanico, lasciando gli abitanti del Hierro di fronte all'incontrovertibile realtÓ: era la loro dura isola, e non la dolce San Borond˛n, a essere "L'ultima del mondo".

A parte queste utopiche illusioni, l'unica alternativa concreta per sfuggire alla povertÓ del Hierro era costituita dall'emigrazione. Tant'Ŕ che, fra l'Ottocento e il Novecento, molti isolani partirono per l'America Latina, dando vita a un'ondata migratoria che solo in questi ultimi anni si Ŕ invertita. Da Cuba, dal Messico, dal Venezuela, i discendenti di molti emigranti continuano oggi a far ritorno.

Spagna ElHierro Canarie2.jpg (111455 byte)Spagna ElHierro Canarie3.jpg (137603 byte)Non pi¨ isola misera e avara, infatti, El Hierro si Ŕ ultimamente trasformata in una terra splendida, come se finalmente fosse riuriuscita ad assumere in sÚ i floridi tratti della mitica San Borondˇn. Risolto finalmente il problema endemico della scarsitÓ d'acqua grazie a impianti di desalinizzazione e allo sfruttamento di alcuni pozzi profondi, i pianori dove prima crescevano a stento pochi ortaggi e  magri cespugli per le capre si sono trasformati in un paradiso dell'orticoltura, grazie al clima mite che qui regna tutto l'anno. Non solo: preservata dai guasti del turismo di massa e da quelle operazioni di cementificazione selvaggia che hanno rovinato altre isole delle Canarie, El Hierro ha potuto aprirsi invece a un turismo di qualitÓ, fatto di pochi viaggiatori in cerca di un mondo canario che qui ha saputo mantenere le sue tradizioni e le sue bellezze naturali.

A tutela degli straordinari paesaggi isolani Ŕ giunta l'Unesco che, nel 2000, ha dichiarato El Hierro una Riserva della biosfera, cioŔ un territorio protetto di alto valore ambientale. In seguito a questa proclamazione, le autoritÓ locali hanno approntato un piano di tutela che ammette solo progetti di sviluppo sostenibile. Cosi, su una superficie di 280 kmq, pi¨ della metÓ risulta intoccabile, in quanto Riserva integrale o Parco naturale; mentre per i pochi turisti stranieri e i 10.000 abitanti che vivono nelle parti restanti del territorio sono previsti solo interventi urbanistici molto limitati. 

Il risultato Ŕ che El Hierro dispiega oggi ai viaggiatori una varietÓ incontaminata di paesaggi senza uguali per potenza e per splendore.

Tratto da Bell'Europa - Giampiero Comolli