Perast e le Perle nel Golfo
(Montenegro) 

E' il 23 agosto 1797: i monti a strapiombo sul mare delle Bocche di Cattaro rimandano gli echi di ventun colpi di cannone tirati dalla fortezza di Perast, cui rispondono con undici salve i due vascelli di guardia al porto e tutte le navi mercantili che stazionano nel golfo. 

Con l'onore delle armi, qui, a centinaia di chilometri da Venezia, Perast ammaina per sempre il vessillo di San Marco, celebrando così i funerali della Serenissima, sconfitta definitivamente da Napoleone qualche mese prima. Funerali particolarmente dolorosi per questa città, che ininterrottamente, per quasi quattrocento anni, era stata fedele alleata di Venezia, tanto da meritare dalla Repubblica l'onore di custodire il gonfalone di guerra della nave ammiraglia, che proprio a Perast, e non a Venezia, veniva depositato fra una campagna militare e l'altra.

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Oltre due secoli dopo, chi si addentra via mare in questo lembo di Adriatico avverte ancora viva la presenza di Venezia, e particolarmente qui a Perast, anche se oggi il borgo è appena l'ombra della piccola e tuttavia temibile città marinara che per secoli fornì alla Serenissima un corpo militare limitato ma molto agguerrito: i "Gonfalonieri di Perasto". 

Erano i dodici figli delle casadas, le famiglie più importanti, e avevano il compito d'impedire, anche a prezzo della vita, che il gonfalone della Repubblica cadesse in mano nemica. Da parte sua, Venezia aveva dimostrato la sua riconoscenza alla fedele alleata dotandola nel corso del tempo di ben dieci torri di difesa (dette cardaci) e consentendole così di fiorire fino ad annoverare, nel XVIII secolo, ben 207 edifici nobiliari, un'enormità per l'epoca.

Oggi l'atmosfera autentica di Perast si coglie soprattutto nel primo autunno o in primavera, quando il borgo antico è silenzioso e immobile. L'ideale è giungervi dal mare, che riflette le dimore barocche dei grandi capitani di vascello del passato, mentre fanno da sfondo, fra i glicini e gli ulivi, le case in pietra dei pescatori inerpicate sul pendio del monte Sant'Elia. Qui la vita sembra essersi fermata due secoli fa. Neanche la cattedrale di Sveti Nikola, che avrebbe dovuto svilupparsi per 46 metri, fu mai completata dopo l'elevazione dell'imponente campanile (alto 55 metri) e dell'abside.

Nelle vie silenziose di Perast aleggia spesso un tempo sospeso. Basta affacciarsi sul porticciolo dal terrazzo del barocco Palata Bujovic, ove ha sede il museo della città, o risalire per qualche passo una qualsiasi di queste stradine di ciottoli e poi fermarsi, girare le spalle al monte e guardare in giù, verso il mare: il genius loci riemerge intatto con una forza quasi ipnotica, capace di stordire nel silenzio incrinato solo dal tossire di una barca a motore che taglia come una lama il blu profondo del golfo.

Anche le grandi navi da crociera che si spingono fin qui sembrano acquistare un'imponenza nuova contro lo sfondo delle montagne; e al loro cospetto le due isole di fronte a Perast, minuscole di per sé, paiono ridursi a miniature. Sono l'isola di Sveti Dorde (San Giorgio), che ospita un monastero benedettino del XII secolo circondato da cipressi; e l'isola di Gospa od Skrpjela, dove si trova il santuario della Madonna dello Scoglio, del XVII secolo, che custodisce duemila ex voto offerti dai marinai. 

In quest'ultima, natura e artificio sembrano trovare un singolare punto di sintesi: l'isola è l'unica artificiale dell'Adriatico e l'altare del santuario è stato edificato inglobando lo scoglio ove miracolosamente, nel XV secolo, due pescatori trovarono un'icona della Vergine. Da allora ogni anno, il 22 luglio, ha luogo la Fasinada, una processione di barche incatenate tra loro che trasportano nuove pietre per allargare la base su cui è stato innalzato il complesso sacro, al quale si affianca oggi un piccolo, delizioso museo.

Di fronte alle sue isole Perast sta cosi, come in perenne attesa. Pochi metri più su, nascosto dagli alberi a mezza costa, scorre il traffico della statale. Ma tra i massicci muri di pietra della città vecchia il rumore non riesce a penetrare. 

Tratto da Bell'Europa - Roberto Barcellona