La costa di smeraldo 

Vista da bordo di un'imbarcazione, al largo, la costa irlandese appare come un muro massiccio di rocce stratificate, mentre dal cielo rammenta una serie di verdi dita scheletrite protese nell'oceano. A terra, gli appezzamenti contornati da muretti di pietra dividono il territorio in settori irregolari che seguono le ondulazioni di colline e valli: terra, cielo e oceano si incontrano in stupefacente armonia lungo le splendide coste occidentali d'Irlanda, la terra delle penisole di smeraldo. Il litorale è movimentato da una miriade di baie e insenature; a causa di questa caratteristica geografica nessuna località della regione si trova a oltre 120 chilometri dall'oceano. 

La baia di Galway e la foce del fiume Shannon formano due grandi rade che proteggono i porti di Galway e di Limerik. All'interno, le penisole meridionali sono dominate dai monti Kerry, mentre le centinaia di isolette al largo sono state strappate alla terra ferma dalla furia dell'Atlantico nel corso degli anni: sotto la superficie dell'oceano, in profondità, valli sommerse testimoniano la potenza della natura. La costa occidentale dell'Irlanda è caratterizzata da penisole e dalle baie chiamate rias, valli fluviali inondate dal mare che formano lunghe e diramate insenature a forma di imbuto, collegate all'oceano ad angolo retto. A differenza dei fiordi, i rias presentano un profilo a "V" invece della tipica sezione a "U", cosicché, visto dall'alto, un litorale di questo tipo differisce completamente da una costa di fiordi. Oltre che in Irlanda, si trovano rias nell'Inghilterra sud-occidentale e nel nord-ovest di Francia e Spagna.  

Lungo la costa occidentale permane l'eco lontana del passato dell'Irlanda. A partire dal 3700 a.C, i primi esseri umani che si insediarono nella regione eressero monumenti e complessi difensivi che si sono conservati fino ai giorni nostri. Gli antichi forti e le rocche, le Pietre di Ogham (stele risalenti al V secolo a.C. che riportano le più antiche testimonianze della scrittura irlandese) e i vetusti monasteri forniscono una lezione di storia, aggiungendo un fascino pittoresco al paesaggio. Un tempo si credeva che la costa oceanica dell'Irlanda segnasse la fine del mondo: prima di Colombo nessuno sapeva cosa si trovasse al di là del mare, sebbene una tradizione locale affermi che San Brendano si fosse avventurato nell'oceano a bordo di un guscio di noce proprio da qui, finendo con l'approdare nel Nord America secoli prima del 1492.

Lungo la costa, praterie di un verde luminoso si spingono fino alle scogliere a picco sull'oceano, fra cascate spettacolari, grotte, archi naturali e formazioni rocciose, alcune vecchie di 410 milioni di anni. Il terreno è coperto da un mantello di erbe di brughiera, di ginestre e di erica frammiste a giunchi e a torbiere. L'81 per cento del territorio irlandese è adibito al pascolo e alle coltivazioni, e le penisole della costa occidentale non fanno eccezione. Chi visita questi luoghi tra la tarda primavera e l'autunno inoltrato resta impressionato dalla magnifica fioritura delle piante selvatiche che crescono tra siepi confinarie e praterie fino al mare, come le primule, i gigli selvatici, la digitale e la fucsia. 

E' probabile che questi panorami siano noti ai più attraverso i film che sono stati girati qui, fra campi del colore dello smeraldo, bordati da bassi muri di pietra che trasformano il paesaggio in una coltre trapuntata, una quadrettatura di pascoli delineata dal grigio scuro dei confini campestri. Le recinzioni corrono dritte verso la costa per interrompersi bruscamente sulle impressionanti scogliere che sovrastano l'oceano. Da numerosi punti di osservazione si può ammirare la successione delle penisole, che a prima vista appaiono ammassate l'una sull'altra. Le brune gole erosive che conducono alle spiagge si aprono su chilometri di soffici sabbie delimitate da ammassi di neri macigni, ai piedi delle torreggianti pareti rocciose.

In questa parte del mondo, onda dopo onda, tra burrasche, bonacce e luminose giornate estive, un ritmo infinito scandisce come un metronomo lo scorrere della vita. I villaggi e il modo di vivere sono cambiati poco in cent'anni, tanto che l'architettura tradizionale irlandese, compresi i tetti ricoperti di torba, è ancora presente ovunque; inoltre la maggior parte della gente del posto parla sia l'antico dialetto gaelico, sia l'inglese. Una terra incantata, dunque, ancora pervasa di antiche tradizioni e straordinariamente ricca di suggestioni paesaggistiche. Non stupisce, allora, che il corrusco fascino della costa occidentale dell'Irlanda, con le sue mille penisole e i rias permanga a lungo nella memoria di chi ha visitato l'Isola di Smeraldo.