Himalaya e Karacorum 

La neve scricchiola sotto i piedi, mentre la luce radiosa del sole inonda l'altopiano ai piedi delle alte vette dal profilo affilato che dominano ogni cosa, ancor più alte delle stesse nubi sospese nell'aria sottile e tonificante, dove il respiro si espande in nuvole di vapore. Molto più in basso si distingue ancora il verde delle foreste e delle praterie, in alto le piramidi scintillanti riflettono la luce come diamanti e, guardando avanti, le montagne e le valli in successione formano fenditure a "V" attraverso il nostro cammino, accentuando le distanze e le altezze. Ogni passo ci porta a una veduta più spettacolare della precedente mentre procediamo a fatica verso l'alto, sempre più in alto, diretti al "Tetto del Mondo", alle montagne dell'Himalaya. 

La più elevata catena montuosa del mondo è descritta da dati statistici ampiamente sbalorditivi; come suggerisce il nome, che deriva dal sanscrito e significa la "dimora delle nevi", queste aspre, immense montagne sono perpetuamente ammantate di neve e di ghiacciai in movimento. Per molti secoli l'incredibile bellezza e le dimensioni straordinarie dell'Himalaya hanno attratto individui mossi dall'amore per la natura e sant'uomini alla ricerca di ispirazione divina: come i deserti selvaggi, queste montagne quasi annullano le preoccupazioni umane, suggerendo nel contempo la potenza e la maestà di Dio, o del sacro, sicché i pellegrini e i fedeli di oggi seguitano a convergere verso luoghi mistici e adatti alla contemplazione come il Monte Kailas e il vicino lago Manasarowar, in Tibet, o Thyang Boche, in Nepal, oppure Bandrinath, Kedarnath, Yamunotri e Gangotri nel l'Urtar Pradesh, Amarnath nel Kashmir ed Hemis nel Ladakh. 

Al pari delle Alpi, i monti dell'Himalaya sono relativamente recenti e vengono definiti "ripiegati" poiché si estendono in una serie di spartiacque paralleli, o "pieghe"; in effetti sono disposti in tre poderose catene distinte, ovvero l'Hindukush in Afghanistan, Tajikistan e Pakistan, il Karakorum in Pakistan e in Cina e infine l'Himalaya propriamente detta, in Pakistan, India, Nepal, Buthan e Tibet. Inoltre, ancora in modo simile alle Alpi, il rilievo himalaiano è il prodotto dell'urto di due piattaforme continentali, in questo caso della platea eurasiatica e di quella indiana, che da lungo tempo si trovano in fase di subduzione con forza poderosa: iniziata circa 70 milioni di anni or sono, la collisione ha provocato il corrugamento di un fondale marino poco profondo, la cosiddetta "Thetys", in dorsali montane e valli longitudinali che nell'arco di cinque milioni di anni si sono sollevate causando il ritiro delle acque e trasformando il fondale stesso in un'alta catena montuosa emersa. 

Trascorsi altri 40 milioni di anni, un nuovo periodo orogenetico ha prodotto la bassa catena di Shivalik (altitudine massima 1981 metri) e da allora le masse continentali eurasiatica e indiana non hanno cessato di convergere e di comprimere ulteriormente l'Himalaya. Benché il periodo di maggiore intensità del fenomeno di accrescimento si sia concluso da circa 600.000 anni, l'Hindukush, il Karakorum e lo stesso Himalaya continuano a crescere in misura di un centimetro l'anno, coinvolti in un'attività geologica che produce terremoti tanto frequenti da manifestarsi, in alcune zone, ogni tre minuti. Nel complesso, i tre sistemi montuosi si estendono lungo 2.500 chilometri dal pakistano Nanga Parbat, a ovest, al tibetano Namcha Barwa, a est, sono larghi tra i 200 e i 400 chilometri e coprono una superficie di 596.470 chilometri quadrati, suddivisi fra i territori di Myanmar (Birmania), India, Nepal, Buthan, Tibet, Pakistan, Tajikistan e Afghanistan. La loro altitudine media è di 6100 metri

Frontiera naturale del subcontinente indiano, le tre catene parallele contengono più di 30 vette superiori ai 7300 metri e alimentano 19 grandi fiumi, compresi l'Indo, il Gange e il Brahmaputra. La catena della Grande Himalaya forma la spina dorsale dell'intero sistema orografico centroasiatico e include 14 fra le maggiori vette del mondo: persino i valichi che attraversano queste montagne sono più elevati dei 4810 metri di altitudine della cima che detiene il primato alpino, il Monte Bianco, laddove la montagna più alta del mondo, il Monte Everest, si innalza alla quota di 8848 metri , seguita dagli 8617 metri del K2 e dagli 8587 del Kachenjunga.

A quanti sono convinti che l'Himalaya sia soltanto un mondo tenebroso di vette proibitive eternamente congelate dalle nevi, la regione himalayana si rivela come una sorpresa grandiosa, perché in realtà ai piedi di queste montagne scrosciano cascate spumeggianti e si estendono verdi foreste temperate e praterie ricoperte da un tappeto di fiori; tuttavia, se un'escursione nelle località meno elevate della catena rammenta da vicino una passeggiata nelle Alpi o nelle Montagne Rocciose, le differenze si riscontrano nella gente e nell'architettura della regione, in cui predominano le piccole comunità pastorali dedite all'allevamento di pecore, capre e yak. 

Assai sviluppati, i sentieri antichi di secoli che consentono i collegamenti commerciali e religiosi fra i villaggi sono frequentati da escursionisti provenienti da tutto il mondo. Costoro, solitari o in gruppo, seguono itinerari lungo i quali si possono ammirare alcune delle vedute più spettacolari del mondo senza dover scalare montagne imponenti. Poiché il dislivello è tanto ampio da abbracciare diverse zone climatiche, l'Himalaya e il Karakorum accolgono un'incredibile varietà biologica; in queste regioni esistono due tipi principali di foresta tropicale, la pluviale e la decidua. La prima prospera sotto i 1200 metri di altitudine, oltre i quali prevale la seconda, composta di alberi di tek, quercia e magnolia ed estesa fino a 2200 metri; sopra queste fasce climatiche dimorano le foreste temperate di cedri, betulle, noccioli, aceri e abeti che raggiungono i 2700 metri di quota. 

Quindi la foresta alpina di ginepri, rododendri, muschi e licheni succede alla fascia temperata e raggiunge l'altitudine di 3600 metri , dove è soppiantata da praterie aperte di tipo alpino. Oltre i 5000 metri la vegetazione boschiva non può sussistere e cede finalmente alla prateria e agli arbusti e, a 5500 metri di altitudine, al limite dell'innevamento perenne. La vegetazione varia comunque non soltanto in rapporto alla quota, ma anche in relazione al versante su cui ci si trova: nell'Himalaya orientale prosperano le foreste tropicali, mentre nelle sezioni occidentale e centrale. della catena predominano le dense foreste subtropicali e i boschi alpini. 

La regione transhimalayana si presenta totalmente desertica poiché le precipitazioni sono assorbite dalle immense montagne che separano le lussureggianti e piovose colline pedemontane del Nepal, a sud, dallo sterile altopiano del Tibet, a nord. Benché si possano ammirare in molti luoghi e da molti punti di vista, le meraviglie dell'Himalaya sono esemplificate dalla regione dell'Annapurna, in Nepal, che offre un panorama impressionante, capace di levare il respiro.

L'Area di Conservazione dell'Annapurna è diretta da una società senza scopo di lucro e finalizzata alla tutela ambientale e alla promozione di una maggiore responsabilità del turismo: l'avvento dell'eco-turismo e un rinnovato interesse generico per la regione himalayana hanno infatti segnato l'inizio dell'incremento delle presenze estranee e dello sfruttamento dell'area, con un afflusso di visitatori che ha sottoposto la fragilità dell'ambiente a un notevole logorio. Inoltre, in anni recenti le masse verdi della foresta pluviale sono state costantemente intaccate dagli abbattimenti ai fini dello sfruttamento commerciale, evento che ha ulteriormente turbato l'equilibrio naturale. L'Annapurna Conservation Area è uno dei molti parchi, per la maggior parte sottoposti all'amministrazione statale, che si sforzano di regolamentare i problemi del turismo, preservando nel contempo il patrimonio naturalistico dell'area. Istituito nel 1976 e divenuto parte del Patrimonio Mondiale nel 1979, il Parco Nazionale di Sagarmatha, in Nepal, copre una superficie di 1247 chilometri quadrati e include il monte Everest, Sagarmatha in lingua nepali, e offre protezione al thar, al panda rosso, all'orso bruno, al lupo, alla marmotta e al leopardo delle nevi, quest'ultimo a rischio di estinzione. 

La gola di Tatopani, la più profonda del mondo, supera i 1800 metri di dislivello ed è chiusa fra due montagne di oltre 8000 metri, l'Annapurna e il Dhaulagiri: benché, quando ci si trova all'interno, non appaia come una stretta fenditura in quanto le pareti opposte sono separate da una distanza di 15 chilometri in linea d'aria, le vedute che offre sono indescrivibili, in special modo guardando verso l'alto. Altrettanto incredibile è il blu del lago Phewa, nel quale le montagne si riflettono capovolte come in uno specchio a ricomporre la propria immagine sulla placida superficie delle acque adagiate nell'ampia valle di Pokhara, con la maestosa figura del Machapuchare (6993 metri) a dominare lo sfondo. 

Sopra ogni cosa torreggiano innumerevoli picchi, a loro volta dominati dalla sommità tronca della piramide del Monte Everest. Sagarmatha per i Nepalesi e Qomolongma per i Tibetani, la montagna è nota in occidente con il nome del topografo britannico sir George Everest, membro della squadra che nel 1856 valutò per la prima volta correttamente le altitudini himalayane. Proibitivo e invitante nello stesso tempo, l’Everest è pur sempre splendido nel suo mistero, costantemente fasciato dalla neve e dalle nubi che incoronano l'area sommitale. A partire dal 1922, i tentativi di scalata diretti all'Everest non ebbero successo fino al 1953, anno in cui il neozelandese Edmund Hillary, futuro baronetto, e la guida sherpa Tenzing Norgay raggiunsero la vetta, che da allora è stata toccata con successo da oltre 550 scalatori provenienti da 20 nazioni; un numero in continuo aumento, come del resto sale il computo di quanti sono morti nel tentativo di compiere l'ascensione, estremamente rischiosa soprattutto a causa dell'atmosfera sottile, carente di ossigeno.

La seconda montagna del mondo per altezza è il K2, situato in Pakistan e inferiore all'Everest di soli 231 metri: nel loro aspetto massiccio, le due massime elevazioni del globo presentano una decisa somiglianza. Ancora in Nepal, l'aspro territorio sferzato dai venti ai piedi del Kanchenjunga, la terza montagna del mondo, offre impressionanti vedute dei picchi del massiccio che torreggiano sotto il limpido blu del cielo: quando la luce del giorno svanisce, i "cinque forzieri della grande neve" - questo il significato del nome della montagna - si tingono di oro e porpora e sembrano fluttuare sulle nubi bluastre che occludono le valli sottostanti. 

In buona parte, tuttavia, le splendide montagne dell'Himalaya sono poco conosciute perché si trovano letteralmente all'ombra dell'Everest, del K2 e del Kanchenjunga (anche se in realtà ognuno di questi picchi "minori" risulterebbe gigantesco se lo si spostasse in qualsiasi altro luogo del mondo) e nonostante il fatto che molti di essi siano assai più belli dei loro vicini maggiori: pensiamo ai tre picchi principali dell'Himalchuli (7893, 7540, 7371 metri), che assumono un aspetto davvero impressionante quando, da ovest, si osservano le serrate pendici dalle magnifiche tonalità blu accentuate dal profondo manto bianco della neve, o al Pumori, un’acuminata piramide bianca perfetta nella forma, o alle tre vette del Bhagirati Parbat, che dominano la valle del Gangotri, il ghiacciaio maggiore dell’Himalaya, da cui nasce il Gange, oppure al Machapuchare, in lingua nepali la "coda di pesce", concluso da una vetta affilata che la rende una delle montagne più famose ed eleganti del mondo, o infine, simile a quest'ultimo, allo Shivling, che ha ricevuto il nome di "Cervino dell'India" a causa della somiglianza con il monte europeo. 

In Pakistan, le bianche pareti rocciose del sereno Nanga Parbat ( 8125 metri ), decima fra le montagne più alte del mondo, sono dj aspetto opposto alle guglie affilate dell'Himalaya e ricordano una vela smisurata che si gonfi lungo l'orizzonte; a nord della montagna, ancora in territorio pakistano si raggiunge la catena del Karakorum, che fa parte della medesima dorsale dell'Himalaya ma presenta caratteristiche, bellezza e grandiosità particolari. I serrati corrugamenti montuosi sono visibili lungo la Karakorum Highway , che si snoda per quasi 1300 chilometri attraverso valichi elevati e gelidi e alla base di alcune delle montagne più alte della Terra; fra i centri abitati si possono osservare le rocce grigie cadute dalle pendici, accatastate al piede dei monti come le ceneri spazzate da un caminetto, mentre in alto la luce brillante del sole balugina sui fianchi immacolati delle montagne, accecando chi ammira il riflesso splendente. 

Quando si è di fronte a montagne di simile bellezza non è difficile comprendere perché le antiche popolazioni della regione ne abbiano fatto oggetto di venerazione e perché siano tuttora tenute in alta considerazione mistica; per le genti locali le montagne sono la dimora degli dèi e dei santi, sono luoghi destinati al pelleqrinaqqio, ammantati da nevi che alimentano i fiumi portatori di vita ed erti in una massa poderosa che costituisce la chiave del sistema climatico dell’area. La catena del Karakorum comprende un totale di 16 vette di altitudine media di 6700 metri ed è dominata dagli 8617 metri di quota del K2. I magnifici picchi dirupati e incappucciati di neve incoronano l'orizzonte, ma non si deve essere indotti a pensare che la regione sia perpetuamente fredda: in realtà, il Grande Himalaya si trova alla stessa latitudine della Florida centrale e del Cairo, in Egitto, cosicché l'estate si presenta moderatamente calda e la temperatura scende drasticamente soltanto con l'aumento dell'altitudine. 

Le genti della regione himalayana percorrono i fianchi delle splendide montagne senza fatica, ma non se ne ritengono padroni: sono piuttosto gli occidentali ad apparire come ossessionati nell'attribuire un nome a ogni vetta, a ogni passo, a ogni corso d'acqua da includere nelle mappe. In questo senso appare davvero bizzarro che una semplice lettera e una cifra siano rimaste a indicare la seconda fra le montagne più alte del globo: tale singolare assenza di un nome vero e proprio è dovuta a T. G. Montgomerie, l'inglese che nel 1865 giunse nella regione con il suo equipaggiamento per i rilievi, la carta e le matite. Fu infatti lui a conferire l'anonima sigla al colosso, che riportò semplicemente come una delle 35 montagne del Karakorum che era impegnato a iscrivere nelle carte geografiche. Per la gente locale i tutti monti erano e sono uno, tutti parte della stessa terra e dello stesso cielo, tutti ugualmente sacri. All'estremità occidentale del sistema himalayano è situata la catena dell'Hindukush, che vanta 24 cime di altitudine media pari a 7000 metri , sovrastate dai 7700 metri del Tirich Min II sistema montuoso isolato, con le sue valli, i fiumi e i ghiacciai costituisce un'intera regione del mondo, dominata dalla bellezza dei panorami e nota per l'adattabilità e la resistenza fisica delle genti che la abitano.Non è dunque una sorpresa che la guida nepalese Tenzing Norgay abbia condiviso con sir Edmund Hillary l'onore'di essere il primo uomo a raggiungere la vetta dell'Everest. E' altrettanto comprensibile il fatto che Norgay abbia rifiutato la notorietà, poiché aveva vissuto a stretto contatto delle le montagne ogni giorno della sua vita come appassionato scalatore, innamorato dei picchi della sua terra natale, considerandoli con sentimenti che un estraneo può trovare arduo comprendere.

Considerate nel complesso, le incredibili peculiarità fisiche dell'Himalaya si presentano come un compendio di una buona parte delle caratteristiche geografiche e ambientali del pianeta - dalla montagna alla foresta pluviale, dal deserto all'altopiano -, ricche di superbe opere della natura che ci rammentano la nostra relativa insignificanza nel corso dei tempi geologici. Apprezzata in tal modo, la bellezza di queste montagne offre una chiave di lettura ineguagliabile per la contemplazione di tutte le altre meraviglie del nostro mondo.

L'Everest é la vetta più alta del mondo e fa parte della serie di altissime cime della catena dell'Himalaya, che si estende fra l'India settentrionale e la cima meridionale, descrivendo un'ampia curva. Con le sue oltre 100 vette superiori ai 7300 metri, l'Himalaya rappresenta la catena montuosa più alta in assoluto.  

Il monte Everest si erge al confine fra il più piccolo regno del Nepal e il Tibet. In lingua tibetana questa cima é detta Qomolongma che significa "divinità madre del mondo". In lingua indiana invece si dice Sagarmatha ovvero il più alto del cielo. Entrambi gli appellativi dimostrano quale importanza abbia questo monte per le popolazioni locali.

L'Himalaya si formò milioni di anni or sono, quando due parti della crosta terrestre, lo strato più esterno del nostro pianeta, entrarono in collisione. La crosta terrestre è costituita da placche, dette zolle, che combaciano come i pezzi di un enorme puzzle. Sotto il solido strato della crosta terrestre correnti di roccia fusa provocano lo slitta mento delle zolle. Circa 45 milioni di anni fa la zolla indiana si scontrò con la ben più ampia zolla eurasiatica. I margini delle zolle continuarono a spingere l'uno contro l'altro esercitando una forza immane e le due placche rocciose subirono dapprima una deformazione e furono quindi proiettate verso l'alto, dando così origine a montagne. Da quella prima collisione l'Himalaya ha continuato a ricevere una spinta verticale: basti pensare che il monte Everest si alza di 5 centimetri all' anno.

La popolazione nepalese degli sherpa vive in vallate d'alta quota nell'Himalaya. Originariamente gli sherpa erano dediti all'agricoltura e all'allevamento, soprattutto di yak. Quando, negli anni venti, i primi europei tentarono di scalare l'Everest, ingaggiarono degli sherpa perché portassero il loro equipaggiamento. Tuttavia non riuscirono a raggiungere la vetta e nei trent'anni successivi numerosi rocciatori morirono. Nel 1953 Edmund Hillary, un apicoltore neo zelandese, e Tenzing Norgay, uno scalatore sherpa, furono i primi uomini a mettere piede sulla cima del monte Everest. Da quella data storica in poi molti altri hanno compiuto la stessa impresa. Nel 1992, ad esempio, 32 roccia tori appartenenti a cinque diverse spedizioni hanno raggiunto la sommità del monte nello stesso giorno.

Fino al 1856 non si sapeva che l'Everest fosse la montagna più alta del mondo. In quell'anno una spedizione guidata da George Everest, direttore del Servizio Geodetico britannico, tracciò una mappa dell'Himalaya e stabilì con sicurezza il primato. Secondo rilievi recenti il monte misurerebbe 8863 metri di altezza.

Gli sherpa narrano di un'impressionante creatura ricoperta di pelo che vivrebbe sulle montagne dell'Himalaya e che essi chiamano yeti, o abominevole uomo delle nevi. Si tratta di un essere misterioso dalle sembianze umane, alto oltre 2 metri. Effettivamente sono state rinvenute delle impronte enormi, ma non è mai stato provato che lo yeti esista realmente.