Il Deserto del Sinai 

Apparentemente estese all'infinito in ogni direzione, le alte cime delle montagne appaiono simili a duri nodi di roccia arrotondata che si siano levati fino a grandi altezze solo per precipitare lungo i declivi, ovunque simili a se stessi, come se tutti fossero in vetta al mondo; poi, mentre il sole batte implacabile, inevitabilmente il pensiero si volge ai grandi personaggi delle tre religioni monoteistiche che hanno camminato in queste terre e che sono stati intensamente influenzati dall'esperienza vissuta. Mosè, Gesù e Maometto, tutti raggiunsero le lande desolate per digiunare, pregare e per udire la voce di Dio, e fu proprio il deserto, con la sua vastità, l'asprezza spietata e la completa assenza di distrazioni, a condurre gli uomini più eminenti del pensiero religioso occidentale alla contemplazione, alla resistenza nei confronti delle tentazioni e, infine, alla rivelazione. 

Le plaghe della penisola del Sinai, separate dal solco tettonico della Rift Valley lungo il confine orientale della Giordania, sono aride e in qualche modo repulsive, quantunque in ogni meandro degli alvei asciutti e intorno a ogni formazione rocciosa si trovi una sorpresa gradita: il paesaggio è composto da rocce accidentate, rosseggianti e brune, di granito e arenaria, quasi del tutto spoglio di piante, ma è colmo di ciò che rende tanto attraenti e formidabili questi deserti, la cui apparente vacuità è punteggiata all'improvviso da esplosioni di colore che tingono la pietra o dalla lussureggiante bellezza delle palme raggruppate intorno a una sorgente. Il deserto è senza dubbio un mondo estremamente aspro e duro, ma quanti riescono a dimenticare i luoghi comuni e a sopportare l'estrema scarsità d'acqua sono ricompensati da scorci di una bellezza assoluta e pura. 

La vegetazione - come del resto le forme di vita animale - stenta a sopravvivere in un ambiente dominato da piatte estensioni di fango e di sale, separate da aride formazioni rocciose bizzarramente scolpite oppure scavate da gole serrate fra scoscese pareti di roccia rossa e gialla; piuttosto che di dune, infatti, il deserto del Sinai è cosparso di macigni smisurati, grandi come case, di singolarità geologiche prodotte dall'erosione e di splendide chiazze di verde disseminate nelle sporadiche oasi nutrite dall'acqua sorgiva, ricche di capelvenere e di fichi capaci di vivere in questo mondo spietato, in evidente contrasto con le sterili rocce che le sovrastano.

L'eco prodotta dalle pietre in caduta, il movimento degli animali e talvolta le voci umane che sembrano provenire da nessun luogo e nello stesso tempo da ovunque, suonano come rumori spettrali che, insieme all'inospitalità del suolo, incorniciano il retaggio delle visioni, delle rivelazioni e della fede profonda incarnato dai profeti che un tempo percorsero questi luoghi solitari. Del resto, la scarsità di abitanti è una condizione perfetta per la contemplazione, e la solitudine dei luoghi non fa che enfatizzare la quieta bellezza della natura e il tenue intreccio dei colori.

A oriente il deserto del Sinai è delimitato dalla Rift Valley, o depressione del Ghor, una faglia alquanto attiva nella crosta terrestre poiché i versanti della frattura si muovono in direzioni opposte; da questo fenomeno ebbe origine la depressione più profonda del mondo, il Mar Morto, che all'inarca 25 milioni di anni or sono iniziò ad aprirsi tra le placche tettoniche dell'Asia e dell'Africa ampliando la faglia stessa e creando i deserti della Giordania e del Sinai.

All'interno della frattura chiusa dai poderosi continenti iniziò allora a formarsi il Mar Rosso, nelle cui profondità esistono prove che confermano la fase di deriva tuttora in corso fra l'Asia e l'Africa, evidenziata dalle fessure sommerse lungo la frattura che separa i due continenti, dove sgorgano acque alla temperatura di 55° gradi centigradi. A nord del Mar Rosso la faglia misura 24 chilometri di ampiezza ed è contornata da dirupi scoscesi e sovrastata dalla catena delle alture giordane, che si innalza a più di 1500 metri di altitudine. Oltre il versante occidentale della valle tettonica si estende la penisola del Sinai: un'immensa superficie triangolare che occupa 98.000 chilometri quadrati di terre desertiche di vario tipo, le cui sabbie si connettono a ovest con quelle del Sahara e si estendono a coprire la piattaforma rocciosa che costituisce la penisola araba, a est. 

La porzione sud-occidentale della penisola è elevata, mentre quella sud-orientale digrada nel Golfo di Aqaba e verso la Rift Valley: in complesso non si tratta di un piatto e sconfinato deserto, ma piuttosto di un sistema orografico di rilievi e altipiani, come dimostrano le splendide formazioni rocciose dai vivaci colori. In effetti dal punto di vista geologico questa regione è uno horst, ovvero un blocco orizzontale innalzato fra due faglie, come accade in Germania, nella Foresta Nera. Procedendo verso sud, la distesa di pianure sabbiose del Sinai settentrionale si eleva gradualmente nell'altipiano calcareo del deserto di Tih, che occupa il cuore della regione. Nella sezione più meridionale si ergono le grandi montagne caratteristiche della porzione maggiormente spettacolare e famosa della penisola, dove gli alvei asciutti dei torrenti che si snodano all'interno della zona collinare pedemontana sono costeggiati da palmeti lussureggianti e sovrastati da montagne di arenaria di un colore rosso intenso, screziate di grigio e di giallo e dominate dal maggiore rilievo locale, il Jebel Kathrina, che raggiunge i 2667 metri di altitudine. 

Quindi, al margine orientale della penisola, i monti purpurei del Sinai scendono bruscamente verso le acque turchesi del Golfo di Aqaba, popolate dalle 800 varietà di pesci tropicali che prosperano fra le oltre 100 specie coralline locali, tanto brillanti da sembrare illuminate dall'interno: una tale abbondanza di fauna ittica e le meraviglie del paesaggio celato sotto la superficie dell'acqua fanno di queste località mete apprezzate da chi pratica l'immersione subacquea e lo snorkeling. 

Le iscrizioni rupestri scalfite sulle pareti dei canyon datano a più di mezzo milione di anni or sono la presenza umana nei deserti di una penisola che nell'arco di migliaia di anni è stata contesa, non a causa di una qualsiasi ricchezza intrinseca, ma perché era - ed è tuttora - l'unica via di terra che colleghi l'Asia all'Africa. 

Il deserto del Sinai è anche il luogo in cui Mosè, prostrato di fronte al cespuglio ardente, ricevette i dieci comandamenti; un evento ancora commemorato dalle genti locali, in particolar modo presso il monastero di Santa Caterina, situato sulle pendici settentrionali del Jebel Musa (2285 metri) e affiancato a sud-est da due importanti rilievi della catena montuosa del Sinai, il Jebel Kathrina e il Jebel Abu Mas'ud (2135 metri), ciascuno dei quali è stato, in un momento o nell'altro, identificato con il Monte Sinai, ossia il biblico Monte Horeb. 

La fauna locale comprende l'orice africano, elegante antilope dal manto bianco scintillante, la capra nubiana, il topo del deserto, il gerbillo, il ghiro dalla coda nera, il gatto delle sabbie, la volpe del deserto e il lupo d'Arabia, e in primavera accoglie la migrazione dell'otarda hubara dalle penne bianche e nere. Quest'ultima giunge per compiere i suoi riti di accoppiamento in una regione recentemente sottoposta alle cure delle autorità egiziane, israeliane e giordane, che si sono impegnate nel restituirle un'abbondante fauna selvatica. Inoltre, il deserto accoglie alcuni vegetali tanto resistenti da essersi adattati alle condizioni di salinità del suolo e alla scarsità delle precipitazioni: le palme e i fichi, sostentati dalle sorgenti che alimentano le sporadiche oasi disseminate fra l'ocra e il rosso delle rocce spoglie, oltre alle acacie e ad alcune varietà di ginepro che vivono alle quote maggiori. 

In contrasto con la prima impressione di aridità e di assenza di vita offerta, il deserto del Sinai è invece colmo di meraviglie nascoste: acque correnti e aree verdeggianti incastonate fra impressionanti formazioni rocciose, monti di varietà geologica e cromatica tale da comporre panorami dal fascino indescrivibile. Una volta sperimentatane la selvaggia, meravigliosa solitudine, diviene facile comprendere i motivi che hanno spinto le più venerate personalità religiose a ricercare in questa regione la purificazione dello spirito e il dialogo con Dio.