Il Negev e il Mar Morto 

Mentre si attraversa a piedi il deserto l'occhio comincia a indagare alla ricerca di un accenno di colore, di un alito di vita, foss'anche la presenza di un solo volatile o di un vegetale; poi, una volta iniziata la discesa verso il letto asciutto del fiume Tzin, finalmente si scorgono cespugliosi alberi di tamerice frammisti alle chiazze verdi di altre piante sparute e, quando il tramonto si avvicina, il cielo si illumina all’improvviso di rosso infuocato, di cremisi e di magenta, mentre al suolo le rocce trasformano la monotonia del panorama in un caleidoscopico spettacolo di tinte e di luci; in questa terra il crepuscolo sembra indugiare, ed è certo che la sua vista sarà fonte di grande gioia per l'osservatore: è la regione del Negev, in Israele. 

Sebbene venga descritto come un deserto (il suo nome significa infatti "terra arida"), il Negev, l'ampio triangolo di quasi 13.000 chilometri quadrati di superficie che costituisce l'angolo meridionale di Israele, situato a nord del Golfo di Aqaba e a sud-ovest del Mar Morto, presenta una ricca varietà di territorio, parzialmente irriguo e sfruttato come terreno agricolo. A nord-est la regione è adiacente al Mar Morto, la massa idrica di maggiore alcalinità del mondo e il punto più basso delle terre emerse del pianeta; alti sopra le sue sponde, gli altipiani del Negev si innalzano a una quota compresa fra i 400 e i 900 metri sul livello del mare e grazie all'elevazione godono di condizioni meteorologiche più miti e fresche rispetto al deserto che si estende ai loro piedi.

Attualmente la regione accoglie una popolazione ridotta, condizione che ha facilitato la tutela delle risorse naturalistiche e dei tesori culturali: su questi altipiani sono infatti ubicati quattro parchi nazionali di proprietà dello Stato di Israele, aree che fra il resto includono i siti archeologici delle antiche città nabatee; inoltre, all'interno di una grotta nei pressi di Qumran, sulla riva nord-occidentale del lago, nel 1947 un giovane beduino ha rinvenuto i famosi rotoli del Mar Morto. Ein Avdat è una magnifica gola localizzata nel profondo del deserto del Negev, nell'alveo dello Wadi Tzin: estese longitudinalmente per poco più di un chilometro e mezzo, le pareti verticali dell'angusto canyon sono sovrastate da massi incombenti e lo wadi che racchiudono ospita molte forme di vita, dagli stambecchi ai topi della sabbia, dai leopardi del deserto alle tortore delle rocce.

Abitualmente asciutto, il letto dello wadi si può percorrere per tutta la lunghezza procedendo attraverso un denso fogliame e incredibili formazioni rocciose; inoltre la zona è celebre per le profonde pozze che vi si trovano, alimentate dai corsi d'acqua sotterranei e scavate da millenni di erosione e di inondazioni. Ogni anno, alla fioritura delle piante selvatiche tutto il Negev sboccia: tra febbraio, marzo e aprile il deserto si riveste di un manto di colori che non ha rivali, un tappeto di iris, alcuni del colore del cioccolato, altri viola scuro e porpora. Di tinta viola, l'iris del Negev cresce più a meridione di qualsiasi altro fiore della stessa specie sulle sabbie di questo deserto e nel Sinai, mentre l'iris Yeroham (dal nome di una località a sud-ovest di Mamshit) vive in un'area ben precisa, inclusa in una riserva naturalistica creata appositamente per proteggere questa pianta. 

La maggior parte della fauna selvatica del Negev, originariamente composta dall'orice, dall'onagro e dallo struzzo, è stata sterminata, ma altri animali come la gazzella, lo stambecco e il rarissimo leopardo, sono state salvate dall'impegno profuso in questo senso dai conservazionisti e dai biologi della Riserva di Hai-Bar, che hanno avuto successo nel reintrodurre in piccola quantità nel Negev le specie originarie come l’orice e l’onagro. Di norma gli animali del deserto sono attivi nottetempo piuttosto che durante le calde ore diurne; nel Negev si possono incontrare volpi, iene, linci del deserto e lupi, oltre ai milioni di volatili che migrano in Africa dall'Europa e dall'Asia e sfruttano la regione per l'approvvigionamento idrico. 

Nel cuore della regione, a nord-est del Negev si estende il Mar Morto, nove volte più salato degli oceani della Terra e caratterizzato da un nome tanto lugubre poiché nelle sue acque non può sussistere alcuna forma di vita; la temperatura estrema provoca infatti la rapida evaporazione dell'acqua dolce, fenomeno che produce una costante, leggera foschia nell'aria, e riduce gradatamente le dimensioni del mare stesso, delineate dai candidi depositi di sale che si accumulano come neve sulle sponde. 

Ha una salinità media di 365 grammi per Lt di acqua (contro una media di 35 g/Lt di acqua degli oceani). Grazie all'elevata salinità, che raggiunge la saturazione nella parte sud, meno profonda e quindi più esposta all'evaporazione solare, le acque del Mar Morto vengono usate per la produzione di cloruro di potassio sia da società Israeliane che Giordane. Poiché le acque sono anche ricche di bromo e magnesio, anche questi elementi vengono estratti. L'estrazione viene fatta partendo dalle saline che si vedono nella foto all'estremità sud. L'acqua del Mar Morto è talmente salata da permettere a chiunque di galleggiare senza problemi. Le acque del Mar Morto sono conosciute fin dai tempi dei Romani per le loro qualità curative.

Il Mar Morto si estende a sud del deserto della Giudea, che discende bruscamente da una quota di quasi 920 metri sul livello del mare fino a 400 metri al di sotto di essa: un dislivello impressionante, concluso da una falesia alta mediamente 180 metri che circonda quasi interamente lo specchio d'acqua. Ubicato fra Israele e la Giordania , appena 25 chilometri a est di Gerusalemme, il Mar Morto riceve il corso del fiume Giordano in corrispondenza della sponda settentrionale e supera la media batimetrica di 300 metri

Nell'area più a nord della depressione si trovano piantagioni di banane e di altre piante da frutto, mentre lungo la sponda orientale e quella occidentale sgorgano alcune sorgenti, alcune delle quali sono il risultato dell'attività geotermica delle profondità terrestri. A Ein Gedi sulla sponda israeliana e a Wadi Zarqa su quella Giordana, questi brevi corsi d'acqua formano spettacolari cascate e danno vita a lussureggianti oasi, divenute celebri località turistiche. 

Se il Mar Morto è celebre da secoli per l'estrema salinità delle acque, così elevata che è impossibile affondarvi, e per le riconosciute doti curative dei bagni termali e delle sorgenti solforose, il deserto che lo attornia riserva ancora molte sorprese, dalla bellezza delle rocce aride al candore niveo delle concrezioni saline che ornano bizzarramente le sponde del suo “mare isolato”.