I camini delle fate
Video - Video 2  

Scendendo lungo un sentiero polveroso, sopra di noi si innalzano formazioni rocciose di una rugginosa tinta rosata, e procedendo ancora pi¨ in profonditÓ nella valle vediamo prendere forma una foresta di surreali sagome coniche, tutte variazioni di un "tema" di fondo: sulla sommitÓ di alcuni pinnacoli notiamo grandi massi in equilibrio tanto precario da sembrare destinati a cadere se fossero scossi anche dal minimo refolo di vento, mentre nei fianchi di altre guglie si aprono porte che introducono agli ambienti ricavati all'interno della roccia, svuotata per accogliere le abitazioni. Un chilometro dopo l'altro, questi singolari monumenti naturali caratterizzano il paesaggio della Cappadocia, una regione della Turchia centrale di forma pressappoco triangolare e con i vertici posti a una distanza reciproca di circa 100 chilometri, il nordşorientale situato a Kayseri e i rimanenti in corrispondenza dei centri di Aksaray, a ovest, e di Nigde a sud. 

L'aspetto lunare della Cappadocia ebbe origine nel vasto tavolato vulcanico creato tra 150 e 50 milioni di anni or sono dalla lava e dalle ceneri tufacee prodotte dai vulcani Herciyes e Hasan che, depositandosi, formarono uno spesso strato su un antico lago; quindi il vento e l'acqua erosero il reticolo di suggestive valli interconnesse e le ripide gole di andesite e basalto circondate da altipiani calcarei, e il tufo stesso, una fra le rocce pi¨ tenere, venne plasmato dalla forza del vento, della pioggia e della neve nelle incredibili forme dei Peribagalar, i "Comignoli delle Fate". 

La regione accolse i primi insediamenti pi¨ di 10.000 anni fa, poi gli Ittiti vi abitarono dal 2000 al 1200 a.C. e la chiamarono Kizzuwatna, ovvero il "paese di sotto", mentre gli allevatori di cavalli persiani, stanziati nell'area dal 546 al 333 a.C, le diedero il nome di Kapatuka, cioŔ la "terra dei magnifici cavalli", espressione della quale il nome odierno della Cappadocia Ŕ la versione in lingua greca.

Tre secoli pi¨ tardi vi giunsero i cristiani condotti dall'apostolo Paolo, che videro nella selvaggia bellezza di questa terra e nel suo isolamento una condizione perfetta per praticare il digiuno, la preghiera e le penitenze al sicuro dalle persecuzioni. 

I primi fedeli scavarono oltre 1000 chiese nella roccia delle gole di G˛reme, di Soganly e di llhara, ricavarono cittÓ sotterranee a Kaymakly, Derinkuyu, Okznoak e Maziroy e castelli nelle rocche naturali di Ortahisar e Ucjsar: la realizzazione di queste opere Ŕ stata resa possibile dalla natura del tufo, una pomice tanto facile da lavorare da aver consentito in alcuni luoghi di modellare elementi architettonici come colonne, pilastri e portici che conferiscono alle abitazioni l'aspetto di ambienti scavati in una roccia assai pi¨ dura. 

Passeggiando fra le formazioni e visitandone l'interno ci si accorge di quanto possano variare i colori a seconda della mutevole luce stagionale, dalla primavera, quando gli avvallamenti e i tavolati sono sommersi da fiori e piante selvatiche, all'autunno, quando il contrasto di luci e di ombre sulle rocce sottolinea la magnificenza della regione, fino all'inverno, il periodo in cui la bellezza locale si manifesta appieno, allorchÚ la neve ricopre i "Comignoli delle Fate" e si accumula fra loro, contrastando con il grigio tenue e il rosso della roccia. 

La zona pi¨ rinomata per ammirare le meraviglie della regione Ŕ la valle di G˛reme, nella Cappadocia nord-orientale, un territorio composto di fini granuli di cenere vulcanica compressa, dove spesso la roccia assume la tonalitÓ rosata dello strato sabbioso sottostante; qui, tra i vigneti si ergono bizzarri comignoli con pi¨ sommitÓ, da solidi pilastri rocciosi si pu˛ vedere uscire qualcuno e in certi casi uno strato di minerale non vulcanico si trova in precario equilibrio sopra un cono di tufo. 

Anche la meno esplorata Cappadocia occidentale ospita formazioni affascinanti: la stretta valle di Ihlara, dal suolo composto da cenere vulcanica indurita, Ŕ lussureggiante se la si paragona ad altre parti della regione. I monasteri, le chiese e i villaggi sotterranei costruiti in quest'area a partire dall'epoca bizantina rendono gli affioramenti vulcanici nei quali sono ricavati simili ad alveari. Terra di bellezza favolosa, quasi soprannaturale, deliziosa per i sensi e per lo spirito, aspra e per molto tempo dimenticata, la Cappadocia Ŕ un luogo di quiete perfettamente adatta alla contemplazione delle meraviglie naturali all'ombra dei misteriosi "Comignoli delle Fate".

Iscritto al Patrimonio mondiale dell'Unesco, il " museo all'aperto di G÷reme" Ŕ costituito da cappelle e monasteri scavati nella roccia, dispersi su un vasto altopiano accessibile a piedi dall'uscita Sud del villaggio. SarÓ indispensabile una giornata per raggiungere i diversi edifici; Ŕ necessario essere in buone condizioni fisiche per salire le scale tagliate in modo sommario nella roccia o per rannicchiarsi per accedere alle gallerie di un monastero dagli affreschi di una freschezza inimmaginabile.  

Al di lÓ del perimetro di questo museo all'aperto, ogni valle cela i suoi tesori a volte semplicemente segnalati da un cartello di legno, o da frecce sulle rocce con la parola "Kilise" (chiesa). A piedi, concediti il tempo di scoprire le valli, tutte diverse le une dalle altre. Gli appassionati di storia e di pittura religiosa cercheranno con fervore le minuscole cappelle isolate, decorate in maniera diversa. Ogni valle intorno a G÷reme Ŕ identificata da un nome di colore (valle Bianca, valle delle Rose) o da un simbolo (valle dei Piccioni, valle dell'Amore). E' in quest'ultima valle che si concentrano i camini delle fate pi¨ spettacolari.