Aosta

    

Posta in una vasta conca verdeggiante dominata da una chiostra di imponenti montagne, alla confluenza del torrente Buthier con la Dora Baltea, Aosta è città interessante per il suggestivo scenario naturale, le grandiose vestigia del passato e l'attuale aspetto vivace e operoso; le costruzioni moderne si stendono notevolmente intorno al nucleo delle mura, che conserva monumenti austeri e solenni, tesori d'arte soprattutto romani e medievali.

È capoluogo della Regione autonoma Valle d'Aosta, secondo lo statuto speciale promulgato nel 1948, ultimo atto di quelle libertà che i Savoia riconobbero già nel 1191 agli Aostani, da sempre fieri sostenitori del diritto di amministrarsi secondo i propri costumi e tradizioni.

Le caratteristiche morfologiche del terreno, quali la presenza di due fiumi confluenti e di una zona aperta e pianeggiante furono gli elementi che determinarono la scelta dello spazio per l'edificazione ex novo della città romana, nel luogo di biforcazione delle antiche vie per i valichi dell'"Alpis Graia" (Piccolo San Bernardo) e dell'"Alpis Poenina" (Gran San Bernardo).

Nel ritmo distributivo della rete stradale, individuabile dagli assi delle cloache sottostanti, si riconosce una triplice gerarchia di percorsi. Alle due arterie più importanti, il decumanus maximus e il cardo maximus si affiancavano le strade secondarie, attestate alle torri che delimitavano gruppi di quattro isolati. Un ulteriore frazionamento della rete secondaria scandiva il modulo dell'isolato base - la cosiddetta insula - costante e regolare, corrispondente a m 75x57.5. La larghezza delle sedi stradali minori, spesso porticate su un lato, oscillava tra i m. 3.5 e i 5, mentre il decumanus maximus, escluse le "crepidines" (marciapiedi), raggiungeva i m. 9.46; anche il cardo maximus sembra presentare analoghe caratteristiche. L'asportazione del basolato stradale, almeno nei tratti esplorati, risale al V-VI secolo; innalzamenti del suolo naturali o artificiali e le prime occupazioni altomedievali hanno determinato l'andamento sinuoso delle vie del centro storico.

La funzione politico-strategica che determinò il sorgere della città è sottolineata dalla cinta muraria fortificata, delimitazione monumentale dello spazio urbano, che costituiva un rettangolo di m. 727.6 x 574 in opera quadrata di travertino quasi interamente conservato. Lungo il perimetro e ai quattro angoli erano distribuite a intervalli regolari 20 torri quadrangolari a due piani, delle quali risultano ancora pressoché integre quelle del Pailleron e del Lebbroso.  

La comunicazione con il territorio circostante avveniva, come di consueto nelle città romane, attraverso quattro porte disposte alle estremità dei due assi stradali principali. A oriente sì apriva la grandiosa e monumentale "Porta Praetoria", a occidente la "Porta decumana" di più modeste dimensioni, a settentrione la "Porta principalis sinistra" e a mezzogiorno la "Porta principalis dextera".

Le vie principali avevano anche la funzione di suddividere e delimitare aree urbane di diversa destinazione. Nel settore nord-est, la zona più elevata della città, erano dislocati i principali edifici pubblici. Nell'ambito del Foro si collocavano anche le terme, mentre gli edifici per pubblici spettacoli (teatro e anfiteatro), in stretta connessione planimetrica e geometricamente definiti, erano collocati al margine della zona urbanizzata, in prossimità della "Porta Praetoria". Le costruzioni private, che rispecchiavano le tipologie classiche della domus signorile, erano concentrate prevalentemente a sud del decumanus maximus; con la crescita della popolazione, verificatasi attorno alla metà del il secolo, sorsero case anche in periferia, con pian­terreno di solito riservato alle botteghe o ai laboratori di artigiani.  

Nelle aree extramuranee immediatamente fuori delle porte urbiche e adiacenti alle vie afferenti alla città si stendevano vaste zone adibite a necropoli. Una maggior densità e una diffusione estensiva degli impianti sepolcrali si rileva a oriente e a occidente della città, mentre la dilatazione insediativa extraurbana non accentrata interessò le pendici collinari a settentrione e a sud-ovest, con ville suburbane a carattere residenziale-produttivo e costruzioni più semplici a carattere prettamente rurale. Nelle zone pianeggianti a sud della Dora Baltea (piana di Gressan) dovevano esistere agglomerati minori e impianti produttivi che provvedevano ai bisogni primari e alla sopravvivenza stessa della città.  

Poco documentati sono i cinque secoli che portarono "Augusta Praetoria", dopo la caduta dell'impero romano, a diventare parte integrante dei domini sabaudi. Non più baluardo contro le invasioni barbariche (Goti, Longobardi, Franchi, e anche Saraceni e Ungheri), la città si spopolò e si ridusse a borgo rurale soggetto alle frequenti piene e agli straripamenti del torrente Buthier: il materiale alluvionale seppellì gradualmente i resti di importanti edifici ormai abbandonati. Dopo il Mille, la città cominciò a ripopolarsi e, poiché il terreno non mancava, ovunque sorsero giardini, orti e frutteti.

Nel 1025 Aosta venne ceduta dal re di Borgogna a Umberto Biancamano, fondatore della casata dei Savoia, alle cui sorti la città rimase legata stabilmente. Nel 1191 Tommaso I di Savoia concesse la "Carta delle Franchigie", e la "cité d'Aoste", pur facendo parte, prima come contea e poi come ducato, dello Stato sabaudo, seppe sempre difendere i privilegi e le libertà conquistate.

Nel Medioevo, dunque, la città, chiamata semplicemente "Augusta", rifiorì e divenne centro di un microcosmo politico, culturale e commerciale posto a cavallo delle Alpi, che vide l'affermarsi dell'autorità religiosa, emblematicamente espressa in due importanti poli monumentali: la Cattedrale e la collegiata dei Ss. Pietro e Orso, intorno alle quali si aggregarono due nuclei urbani, l'uno all'interno e l'altro all'esterno delle mura; sulla cinta fortificata vennero erette le case-torri dei signori feudali. Alle quattro tradizionali porte romane se ne aggiunsero tre nuove. Altre tre porte furono costruite all'interno stesso della città, che fu divisa in altrettanti quartieri, con organi giuridici separati e spesso in lotta tra loro. Ogni quartiere aveva un proprio mercato e un proprio ospedale. Esistevano inoltre tre sobborghi strettamente legati alla città: a ovest "Saint-Genis", a nord "Saint-Étienne"; a est quello del Ponte di Pietra. Mentre la divisione in quartieri fu eliminata nella seconda metà del Trecento dai Savoia, a causa dei conflitti che essi creavano tra i cittadini, si consolidò invece la divisione tra città e borgo, ognuno con organi amministrativi diversi, che in sostanza durò fino al 1839.  

Con lo spostamento della capitale del ducato da Chambéry a Torino da parte dei Savoia (1563), la Valle d'Aosta da centro di transiti internazionali divenne una provincia periferica. Ne conseguì una crisi economica tale che, per oltre due secoli, pochi furono gli interventi che modificarono in qualche modo l'aspetto di Aosta. La fiorente città, centro di vita culturale e artistica, si trasformò progressivamente in borgo rurale. Le attività principali degli Aostani divennero l'agricoltura e la pastorizia, e gran parte del suolo interno alle mura venne riservata al pascolo e alla coltivazione. Nel 1720 gli abitanti erano 2800 e quasi una metà del territorio urbano era occupato dal clero e dagli ordini religiosi.  

L'età moderna vide soprattutto l'impor­tante operazione ottocentesca della creazione del centro civico, con la definizione della grande piazza su cui prospetta il Municipio neoclassico e della fascia direzionale fra questo edificio pubblico e la stazione ferroviaria: operazione urba­nistica esemplare di collegamento e unificazione tra la "città" e il "borgo".  

Nel XX secolo Aosta si è molto ingrandita. Un primo ampliamento fu conseguenza dell'insediamento degli stabilimenti industriali della Società anonima nazionale Cogne in una zona immediatamente a sud dell'abitato, vicino alla ferrovia; nel 1916-20, verso ovest fu costruito il primo insediamento residenziale per ospitarne le maestranze e i dirigenti, cui seguirono numerosi altri quartieri d'abitazione. Nel 1930, con l'istituzione della Provincia, un'ulteriore espansione urbanistica, questa volta legata a uffici e servizi, si loca­lizzò soprattutto lungo la fascia centrale tra Municipio e stazione ferroviaria, dove vennero eretti numerosi edifici pubblici (tribunale, poste, scuole). Il terziario aumentò ulteriormente dal 1948 con la concessione dello statuto speciale relativo alla Regione: solo allora la città cominciò a crescere a macchia d'olio, con una fascia periferica molto estesa che oggi accerchia il centro storico. La popolazione, che nel 1901 era di 7554 abitanti, nel 1978 arrivò a toccare una punta massima di 39.161 unità, corrispondente, come oggi, a poco meno di un terzo della popolazione dell'intera valle, a seguito dell'immigrazione da altre regioni e dello spopolamento montano.  

Ultimo passo, in ordine di tempo, per adattare la città al nuovo millennio è stata l'adozione (1991), da parte dell'amministrazione comunale, di un nuovo piano regolatore, definitivamente approvato nel 2000.  

Itinerari culturali

La fondazione di "Augusta Praetoria" nel 25 a.C. è l'epilogo di una lunga e aspra vicenda militare e politica condotta dai Romani nella valle. La città non fu solo un avamposto stabile a controllo dei valichi alpini, ma l'episodio centrale di una ristrutturazione globale del territorio, che previde insieme il tracciamento della rete viaria, l'impianto della città e l'organizzazione della campagna circostante in "centurie", con la volontà politica precisa di consolidare la conquista con la trasformazione sociale e lo sviluppo economico.

La città nata per volontà di Augusto fu tra le ultime fondate nell'Italia Cisalpina. Raccolse quindi l'esperienza di un'urbanistica pianificata, già sperimentata in tante altre colonie; anzi, molti vedono in essa la città romana ideale, costruita secondo i canoni di una civiltà giunta all'apice della sua potenza e anche della cultura urbanistica dei suoi architetti.

Gli insediamenti nei secoli successivi non hanno stravolto la struttura romana. Piuttosto, il torrente Buthier, con le sue piene, ha sepolto del tutto o in parte i resti di molte costruzioni del periodo. Perciò oggi "Augusta Praetoria" è in generale una città che affiora dal terreno di mano in mano che gli scavi procedono.  

La strada delle Gallie

La città di Aosta, situata tra i Passi del Piccolo e del Gran San Bernardo, divenne subito un fondamentale punto di passaggio lungo la via che da Ivrea giungeva fino a Lione. 

La strada consolare delle Gallie rimase in uso praticamente fino all'800, ed è oggi visibile in alcune tracce stupefacenti per la titanica perfezione dell'opera creata dai romani: pareti rocciose tagliate, tratti di terreno accidentato spianati, muri di sostegno costruiti sugli strapiombi delle montagne, arditissimi ponti innalzati a scavalcare i torrenti.

La strada procedeva per segmenti rettilinei, collegati tra loro ad angolo acuto. Il fondo stradale, di larghezza compresa tra 3,5 e 4,6 metri, era spesso tagliato nella viva roccia, e vi rimangono i solchi tracciati dai carri.

I tratti più spettacolari sono quelli della Pierre Taillée e di Donnas. La Pierre Taillée è un vertiginoso tratto a strapiombo tra Runaz e Derby; nel Medioevo vi fu collocato un ponte levatoio, per impedire il passaggio in caso di guerre o pestilenze.

L'arco che sovrasta il tratto di strada lastricata di Donnas è una dimostrazione imponente della quantità immane di roccia scalpellata dal fianco della montagna per far posto alla sede stradale. L'arco, ricavato nella roccia viva, ha l'archivolto accuratamente lavorato e rifinito a mostrare la splendida abilità ingegneristica romana.

Arco di Augusto

L'imponente monumento si innalza ai margini orientali di Aosta, presso il corso del Buthier, perfettamente allineato sull'asse fra il ponte romano e la Porta Praetoria che costituiva l'ingresso est alla città murata.

Fu costruito nel 25 a.C. per commemorare la vittoria delle truppe romane del console Aulo Terenzio Varrone sulle fiere tribù locali dei Salassi e quale omaggio ad Augusto.

Imponente per le forme architettoniche e la sobrietà strutturale, è a un solo fornice (altezza m 11.50, larghezza 8.89) ed è interamente costruito in opera quadrata di puddinga, il conglomerato locale. L'arcata e le nicchie che lo fiancheggiano sulle due fronti sono inquadrate da un ordine di semicolonne corinzie (quattro sulle facciate e tre sui fianchi) su un alto zoccolo continuo e da una trabeazione dorica a metope lisce e triglifi. La cornice d'imposta della volta, dall'ampio archivolto a tre fasce modanate con corniciatura esterna, è sorretta da basse lesene di tipo corinzio, poggiami sullo zoccolo dei piloni d'inquadramento dell'arcata; all'interno del fornice la cadenza delle lesene determina regolari partizioni con funzione architettonico-decorativa.

L'attico venne sostituito nel 1716 da un tetto d'ardesia a quattro spioventi, per evitare le infiltrazioni, e rinnovato nel 1912 in occasione dei lavori di consolidamento. 

Le statue ed i trofei, che ornavano le nicchie e l'attico, vennero asportati durante le invasioni barbariche. Sotto la volta era posto il crocifisso ligneo quattrocentesco detto del Saint Voult (del Santo Volto), collocato nel 1449: era un'offerta votiva per scongiurare le allora frequenti inondazioni del torrente Buthier, le cui acque tumultuose hanno ricoperto gran parte delle tracce romane della città. L'arco di Augusto è considerato il simbolo della città di Aosta.

Ponte romano  

In realtà, il primo manufatto di età classica che si incontra oggi provenendo dalla bassa valle è il passaggio sul Torrente Buthier, che ha mutato con le sue piene il profilo morfologico della piana di Aosta e che scorre ora più a monte. Per vederlo bisogna percorrere il moderno ponte sul corso d'acqua e addentrarsi nel sobborgo Ponte di Pietra, agglomeratosi attorno all'antica "via publica" per le Gallie. Di età augustea e coevo alla prima sistemazione urbanistica della città, il manufatto era noto nel Medioevo come "pons lapideus" in contrapposizione al "pons arcus", gettato sul nuovo alveo e già attestato a partire dal sec. XII. Persa l'antica importanza e progressivamente interratosi, venne sistemato negli anni '50-'60 del XX secolo.

A una sola arcata (luce m. 15) impostata su un largo basamento di forma rettangolare, presenta una linea d'intradosso a sesto ribassato segnata da una ghiera di 31 conci rastremati, disposti radialmente e bugnati. È opera di forte risalto plastico per la robustezza delle strutture a grossi blocchi di travertino e di conglomerato: le pile, rinforzate e contraffortate alle testate, sono eccezionalmente massicce, atte a contenere la caparbia irruenza del torrente proveniente dalla valle del Gran San Bernardo.

Sono 17 i ponti romani costruiti sulla strada consolare delle Gallie che ancora costellano la Valle d'Aosta. Di alcuni rimangono imponenti rovine, come i ponti di Châtillon e Saint-Vincent. Altri, come quello di Pont-Saint-Martin, costituiscono rarità assolute sia per l'integrità con cui sono giunti sino a noi, sia per la straordinaria ingegneria con cui furono realizzati.

I ponti servivano non solo alla naturale funzione di punto di attraversamento ma erano un segno di potenza e solidità costruttiva. L'imponenza nella costruzione, destinata sia a durare sia ad incutere rispetto, è particolarmente evidente nel grande ponte di Pont-Saint-Martin sul torrente Lys. Il monumentale e ardito ponte scavalca le acque del Lys a 23 metri di altezza con un'unica arcata della lunghezza eccezionale di 36 metri.

Fino a metà Ottocento costituiva ancora il passaggio obbligato verso Aosta ed è oggi non solo uno dei più belli e meglio conservati del mondo romano ma anche il maggior ponte esistente ad una sola campata: era superato solo da quello costruito da Traiano sul Danubio, poi distrutto durante le invasioni barbariche.

Il ponte-acquedotto di Pontel fu realizzato nel 3 a.C. a spese ed a uso, come risulta da una recente lettura, di Avilio Caimo, potente colono romano il cui nome avrebbe battezzato la vicina località di Aymavilles. 

Il poderoso ponte romano attraversa il torrente Grand Eyvia. È alto 52 metri e lungo 50, ha una sola arcata ed è caratterizzato da un passaggio pedonale coperto sovrastato da una condotta, utilizzata in origine per lo scorrimento dell' acqua. Era un ponte privato, forse costruito per accedere alle zone minerarie di Cogne.

Porta Praetoria

La funzione strategica e militare di Aosta è evidente dall'imponente opera di fortificazione della città. La cinta muraria è una delle fortificazioni meglio conservate giunte fino ai nostri giorni, direttamente dall'epoca romana. Le mura sono ancora oggi percorribili attraverso una passeggiata lunga circa 3 km. 

Ai quattro angoli del quadrato murario e ad ogni 200 m. circa si conservano ancora le torri. Delle quattro porti costituenti l'entrata alla città, una per ogni lati, si conserva oggi solo la Porta Pretoria. Questa porta costituiva l'ingresso orientale ad Aosta. Di dimensioni monumentali quest'opera costituisce uno dei più interessanti ed originali esempi che il mondo romano abbia proposto quale porta costituende direttamente una fortificazione.

E' formata da una doppia cortina muraria parallela di blocchi di puddinga, aperta in basso da tre arcate (quella centrale, più larga e alta, per il passaggio dei carri; le due laterali, più piccole, per i pedoni). La cortina esterna è spessa 4,50 metri, quella interna 3,45 metri. La porta è oggi interrata di quasi tre metri a causa del progressivo innalzamento della sede stradale, dovuto alle inondazioni della Dora; il basamento delle arcate meridionali, riportato alla luce, indica il piano stradale originario romano. Lo spazio racchiuso fra le due cortine rappresentava il cortile d'armi, sopra le arcate correva il cammino di ronda, delimitato da finestre ad arco e difeso da due torri angolari.

Sulla fronte esterna si alternano, in una semplice ed elegante composizione bicroma, avanzi del rivestimento in marmo bianco e bardiglio di Aymavilles, forse della prima metà del I secolo; dell'apparato decorativo si conservano l'ampio archivolto con tracce della decorazione a foglie, l'elegante cornice corinzia in marmo bianco e le nicchie ai lati del fornice maggiore, presumibilmente per statue. 

Sul lato settentrionale della cortina interna, la torre romanica di pianta quadrata, dimora nel XII secolo dei signori di Quart, massicciata e ben conservata, è nota anche con altri nomi: torre della Vieille Insinuation o torre dei Signori della Porta di Sant'Orso. Vi si riscuoteva il pedaggio a favore del vescovo di Aosta per le merci introdotte in città; privilegio conservato dai conti di Savoia nel 1191 e nel 1239. Il piano terreno è adibito ad esposizioni fotografiche e pittoriche.

La facciata esterna era decorata con lastre di bardiglio verdi e da ornamenti classici quali foglie d'acanto e ovuli. Di tale rivestimenti e decorazioni restano però pochissime tracce. 

In epoca medioevale la porta venne denominata Porta Santi Sursi, prendendo il nome dalla nobile famiglia che si insediò in una delle torri laterali.

Fin dal XII secolo è documentata la presenza di una cappella absidata dedicata alla Santissima Trinità. Da qui il nome di Porta della Trinité con il quale venne talvolta indicata in documenti medioevali.

  Pag. 2