Il Mausoleo di Alicarnasso



 

Nel IV secolo a.C. i Persiani controllavano un ampio territorio comprendente Mesopotamia, Egitto, Asia Minore e parte dell'India. Il re, non potendo governare da solo questo vasto Impero, affidava quindi le varie provincie a dei governatori locali (i Satrapi), che godevano di molta autonomia.

Fra il 377 ed il 353 a.C. la Caria fu governata da Mausolo, il quale spostò la capitale ad Alicarnasso. Egli concepì anche un grande monumento: il Mausoleo di Alicarnasso. Il monumento fu realizzato da architetti e scultori di grande fama, con lo scopo di accogliere i resti mortali di Mausolo e consorte, e innalzarlo così dopo la morte a un livello divino. Nell'opera, riconducibile alla millenaria tradizione orientale dei sepolcri colossali, le credenze orientali e il gusto barbaro si accostano alla più recente arte greca, preannunciando l'arte ellenistica.

Il termine mausoleo con il quale si intende la tomba a carattere monumentale, discende dalla tomba di Mausolo, satrapo della Caria, ad Alicarnasso. Secondo gli antichi autori è ad Artemisia che si deve la costruzione del Mausoleo dedicato al fratello-sposo Mausolo, ed è per questo che sovente se ne è fatta risalire la datazione al biennio intercorso tra la morte di lui e quella di lei, cioè al 353-351 a.C. 

Mausolo sposò la sorella, Artemisia. Divenuto potente, progettò una tomba per sé e per la sua sposa. Essa però non doveva essere del tipo tradizionale. Mausolo voleva realizzare un monumento spettacolare, che avrebbe ricordato al mondo intero la sua ricchezza ed il suo potere per molto tempo dopo la sua morte. Mausolo morì prima che la tomba fosse ultimata, ma la vedova diresse i lavori di costruzione fino alla conclusione dell'opera avvenuta intorno al 350 a.C. Il monumento fu chiamato mausoleo, dal nome del re, e questo termine é in uso ancora oggi per indicare un sepolcro monumentale destinato ad una persona illustre.

Le ceneri della coppia reale furono raccolte in urne d'oro e poste in una camera sepolcrale alla base della costruzione, a guardia della quale, stava una fila di leoni di pietra. Sopra il massiccio basamento in pietra, poggiava una struttura che ricordava un tempio greco, con colonne e statue attorno. Alla sommità dell'edificio si trovava una piramide a gradini coronata a 43 metri dal suolo, da una scultura raffigurante un carro trainato da cavalli, a bordo del quale dovevano stare le statue del re e della regina.

La bellezza dell'architettura della tomba, unitamente alla decorazione scultorea, la fecero qualificare fra Le sette meraviglie del mondo antico. Donde si passò a denominare col nome di mausoleo qualsiasi tomba monumentale (mausoleo di Augusto, mausoleo di Adriano).  Ma il mausoleo fu un tipo architettonico essenzialmente classico: non sarebbe esatto denominare mausoleo edifici sorti dopo la fine del paganesimo. 

Il Mausoleo era di pianta rettangolare, con lati a livello del suolo probabilmente di 120 e 100 piedi , che sommati danno il perimetro di 440 piedi indicato da Plinio. L’altezza era di 140 piedi e risultava da tre elementi principali: un basamento elevato, che Plinio definisce semplicemente «la parte inferiore», di forse 60 piedi d’altezza; sopra questo basamento un colonnato, probabilmente di trentasei colonne disposte a 11 x 9 (cioè undici colonne su ciascuno dei lati lunghi e nove sui lati corti, contando per due le colonne d’angolo). Sopra queste colonne, che dagli scavi risultano essere state di ordine ionico, si stendeva un tetto a forma di piramide con ventiquattro gradini che salivano, riducendosi in larghezza, a una piattaforma sormontata da una quadriga. I 25 cubiti, cioè 37 piedi e mezzo (11,50 metri circa) di cui parla Plinio valgono, a quanto pare, per una parte dell’edificio, e con ogni verosimiglianza si riferiscono all’altezza del colonnato, dalla base della colonna al cornicione. Se così è, allora il resto dell’altezza complessiva apparteneva, forse per 22 piedi e mezzo (circa 7 metri) alla piramide, e 20 (circa 6,50 metri] alla quadriga e al piedestallo su cui questa poggiava.

La ricostruzione di Krischen fu, fra le molte, la più semplice ed attendibile. Essa si accorda con le misure delle fondamenta e con quelle di parti architettoniche rinvenute dall'archeologo inglese Newton negli scavi del 1856. 

Vanno altresì ricordati numerosi frammenti di fregio, rappresentante la Amazzonomachia; sembra che questi rilievi ornassero l'esterno della cella e che, secondo la tradizione tramandataci da Plinio, fossero stati affidati ai maestri maggiori del tempo. A Scopas il lato orientale, a Leocore il lato opposto, e gli altri due a Briosside e Timoteo. La facciata e l'intero complesso dell'edificio erano opera di due architetti: Potino e Pitide. 

Pare che il Mausoleo sia rimasto in piedi discretamente intatto fino al XIII secolo d.C., quando la parte superiore, compresi il tetto e il colonnato, crollarono probabilmente a causa di un terremoto. Tuttavia la distruzione totale non si verificò fino agli ultimi anni del XV secolo. Nel 1494 i Cavalieri di San Giovanni decisero di fortificare il loro castello di Bodrum, costruito nel 1402, e si servirono dei resti del Mausoleo come comoda fonte di pietra già squadrata. 

Lunghi tratti delle mura del castello sono costruiti con i blocchi di pietra verde vulcanica che avevano costituito il nucleo centrale del Mausoleo, blocchi di circa 90 centimetri di lato e uno spessore di 30 centimetri, con chiare tracce delle grappe che li avevano tenuti uniti. 

I blocchi di marmo di cui il Mausoleo era rivestito e i bassorilievi o le statue marmoree furono per lo più frantumati e arsi per ricavarne calcina. La recente indagine svolta da Anthony Luttrell dimostra che l’opera di distruzione continuò per ben ventotto anni, fino al 1522, quando ormai quasi ogni blocco era stato tolto dal Mausoleo, fino al livello più basso delle fondamenta, e la cripta sotterranea contenente il sepolcro era stata scoperchiata e saccheggiata.

Per quanto strana possa apparire questa storia, essa è stata confermata almeno in parte dai reperti dei recenti scavi di Jeppesen. 

Nelle vicinanze della cripta furono trovati frammenti del coperchio a doppio spiovente; sembra che si sia trattato effettivamente di un sarcofago di alabastro bianco, mentre i numerosi lustrini d’oro di cui parla Guichard appartenevano con ogni verosimiglianza al sudario funebre. Dal che appare che il sepolcro di Mausolo era molto simile a quello recentemente trovato intatto a Vergina in Macedonia e assegnato a Filippo II il Macedone, morto nel 336 a.C. Le ossa e le ceneri del corpo cremato di Mausolo sarebbero state avvolte in un drappo ricamato d’oro e collocate forse in una teca pure d’oro, a sua volta collocata dentro il sarcofago di alabastro.

Che ci sia stata veramente una stanza così ricca sopra la cripta, quale si trova nella descrizione di Guichard, è molto meno sicuro. Non sono state identificate tracce di quella ricca decorazione; può darsi che i particolari architettonici e la decorazione scolpita, originariamente all’esterno della tomba, siano stati per errore trasferiti all’interno della stanza nel resoconto dei fatti.

Benché i Cavalieri Ospitalieri abbiano arrecato enormi danni al Mausoleo, essi non distrussero tutte le pietre scolpite che vi trovarono. Tra il 1505 e il 1507, circa una dozzina delle lastre che formano il fregio della battaglia tra i Greci e le Amazzoni colpirono l’occhio di uno dei loro comandanti e furono inserite per ornamento nelle mura del castello; così si conservarono. Tra queste lastre si trovava un blocco unitario appartenente al secondo fregio, con la battaglia dei Lapiti e dei Centauri. Pure a quel tempo furono inserite nel castello le parti anteriori di quattro statue di leoni eretti e di un leopardo che fugge da un gruppo di cacciatori. Queste sculture vennero portate più tardi al British Museum, i fregi nel 1846, i leoni e il leopardo nel 1857.

Con l’aiuto della descrizione di Alicarnasso fatta da Vitruvio, fra tentativi ed errori, la squadra di Newton riuscì a localizzare il sito del Mausoleo. Superando molte difficoltà, l’archeologo acquistò le dimore turche sorte in quella zona, e il giorno di capodanno del 1857 diede inizio agli scavi. Ma il suo entusiasmo doveva ben presto mutarsi in disappunto, quando si rese conto dell’estensione del disastro perpetrato dai Cavalieri e del saccheggio quasi totale che il Mausoleo aveva subito. Non rimaneva che la traccia rettangolare delle fondamenta segnata sulla pietra tenera, con qualche blocco di basalto del nucleo centrale ancora nel luogo d’origine. Inoltre, Newton riportò in Inghilterra quante più pietre poté della struttura architettonica, quelle che oggi sono allineate in un deposito del British Museum. Sono pezzi di vitale testimonianza per una ricostruzione dell’edificio, ancor oggi studiati e in attesa di essere resi noti. Tra questi, vi sono molti gradini del tetto a piramide, ivi compreso un gradino angolare quasi completo. 

La camera mortuaria non occupa un punto centrale nella pianta dell’edificio, ma è spostata piuttosto verso l’angolo nordoccidentale. Può darsi che ciò sia stato fatto con lo scopo di sviare eventuali saccheggiatori di tombe, ma più probabilmente fu collocata in quel punto nel ricordo di una tomba più antica, forse quella di Artemisia I di Alicarnasso, che combatté contro i Greci a Salamina nel 480 a. C. a fianco del re persiano Serse. Mausolo avrebbe così inteso sottolineare un vincolo dinastico che, quanto a sangue, forse non era affatto saldo. Certamente altre tombe importanti esistevano in quel sito prima del Mausoleo, come dimostra la scala vicina all’angolo di sudovest, intagliata nelle fondamenta del Mausoleo.

L’ampia scalinata nella roccia sul lato ovest del Quadrangolo conduce all’ingresso della camera mortuaria, evidentemente destinata alla sepoltura di Mausolo. L’enorme masso di basalto che bloccava l’entrata alla tomba esiste ancora. Davanti a questa pietra, ai piedi della gradinata, c’era un gran mucchio di pietre e si tratta della solida protezione di un deposito di cibo rituale, ammassato presumibilmente subito dopo la discesa nella tomba delle spoglie di Mausolo. Le offerte consistevano in intere carcasse di agnello o in pezzi accuratamente macellati di pecora o di capra, di vitello o di bue, qualche pollo, qualche piccione, un’oca e una notevole quantità di uova. Una tale offerta di cibo per lo spirito del defunto è più affine alle pratiche funerarie del Vicino Oriente anziché a quelle greche.

Importantissime fra le statue che non hanno collocazione tutt’attorno sono le colossali immagini, cosiddette, di Mausolo e Artemisia, le meglio conservate di una cospicua serie che, a quanto pare, avrebbe rappresentato la dinastia regnante di Caria e i suoi antenati. Esse vengono molto ragionevolmente collocate in posizione eminente fra le colonne del peristilio, sebbene, ripetiamo, non esista prova che fossero situate proprio lì, né, qualora lo fossero, che poggiavano su piedistalli o meno.

Le altre statue a tutto tondo appartengono per lo più a gruppi di ornamento laterale, collocate su zoccoli ristretti contro il muro del basamento, come le sculture di un frontone. I soggetti rappresentati comprendono cacce d’animali su scala colossale e scene di offerte e sacrifici di pari dimensione, nonché una battaglia fra Greci e Persiani, con guerrieri a grandezza naturale, alcuni a cavallo. Vi sono inoltre numerose figure semplicemente in piedi, probabilmente ritratti maschili e femminili, di dimensione intermedia (cosiddetta eroica), e collocati qui a livello intermedio tra i due gruppi di figure in movimento. Le sculture del basamento ebbero a soffrire danni gravissimi per mano dei Cavalieri e non ne sono rimasti che frammenti, benché assai numerosi.