Rocca dei Rossi
San Secondo (Parma)
VideoParte 1  -  Parte 2  - Parte 3  -  Parte 4

San Secondo è legato al nome di un grandissimo Casato – quello dei Rossi - che nel corso del Medioevo e del Rinascimento ha saputo esprimersi ai massimi vertici politici e militari. Basta infatti leggere antichi testi per trovare importantissimi e significativi riferimenti.

Fra’ Salimbene de Adam, storico parmense del XIII secolo, ci narra le grandi imprese di Bernardo di Rolando e dei suoi figlioli Ugolino e Giacomo che sconfiggono, il 14 febbraio 1248, lo stesso imperatore Federico II di Svevia.

I Rossi "acquistano" San Secondo nel 1365 con Giacomo e Bertrando e ne vengono investiti con bolle imperiali dei diritti feudali.

Nella prima metà del XV secolo, un grande personaggio rossiano, Pier Maria II detto il Magnifico, getta le basi – nel Parmense - di quello che avrebbe dovuto essere un moderno Stato rinascimentale, avendo egli disseminato di castelli e rocccheforti le vallate dei fiumi Taro e Parma, dagli Appennini sino al Po. Le fortezze ancora oggi esistenti – da Torrechiara a Corniglio, da San Secondo a Roccabianca – e la fama accresciutagli sui campi di battaglia lo portano a scontrarsi con le truppe milanesi di Ludovico il Moro. La nascente potenza rossiana probabilmente sopravaluta le proprie forze, tali da non poter resistere agli sforzeschi, e dal confronto ne esce gravemente malconcia, annientata da distruzioni e confische.

Il 4 di settembre dell’anno 1499 Giovanni de’ Rossi e il di lui figlio Troilo I vengono reinsediati nelle terre di San Secondo dal Re di Francia Luigi XII, che il 15 di agosto del 1502 conferma l’investitura del "castellum et oppidum Sancti Secundi" ed eleva la Comtea a dignità di Marchesato.

Il 28 luglio 1503, accolta con molti onori, giunge a San Secondo, sposa a Troilo I, Bianca Riario, primogenita della virago Caterina Sforza e sorellastra del grandissimo condottiero Giovanni de’ Medici detto delle Bande Nere. 

Dall’unione nascono, tra il 1504 e il 1519, numerosi figlioli: Pier Maria III (detto anche "il Giovane"), feudatario dal 1521 al 1547, uno dei sette testimoni della caduta dell'ultima repubblica fiorentina e del reinsediamento dei Medici nel 1530; Giovangirolamo, vescovo di Pavia dal 1530 al 1560 e governatore di Roma dal 1551 al 1555: Giulio Cesare, capostipite del ramo dei Rossi di Napoli conti di Cajazzo, duchi delle Serre; Bertrando, morto eroicamente a Valmontone nel 1527, sepolto in Steccata a Parma,; Ettore, ecclesiastico; Camilla, prima moglie di Girolamo Pallavicino di Cortemaggiore; Angela Paola, sposati Vitello ed Alessandro Vitelli, signora e tiranna di Città di Castello; Costanza, sposa del patrizio fiorentino Girolamo degli Albizi.

Rocca4.jpg (143894 byte)   Rocca5.jpg (151196 byte)   Rocca6.jpg (168797 byte)

Rocca7.jpg (193372 byte)   Rocca8.jpg (125766 byte)   Rocca9.jpg (177605 byte)

Nel 1521 muore Troilo I e gli succede nel governo della contea il primogenito Pier Maria III, che fino alla maggiore età lascia la reggenza alla madre Bianca Riario.

Nel 1522 i Rossi devono difendere le loro terre dai famelici parenti Bernardo, vescovo di Treviso, e Filippo Maria di Corniglio: li soccorre il "gran zio" Giovanni delle Bande Nere che piglia "tutte le castella in suo possesso" e le rende ai legittimi proprietari.

Il 13 di febbraio del 1523 viene stipulato il contratto matrimoniale tra il conte Pier Maria III e Camilla di Giovanni Gonzaga, fratello del Marchese di Mantova Francesco. La dote di Camilla ammonta a seimila ducati, corrisposta parte in denaro, parte in gioielli, parte in abiti ed arredi.

Nel 1542 Pier Maria III de’ Rossi viene fatto dal Re Francesco "generale d’Italiani" e "cavaliere de l’ordine di San Michele".

Nel 1545 viene costituito il ducato di Parma e Piacenza, appannaggio alla famiglia laziale dei Farnese, che nello specifico periodo esprime, con Paolo III, il Papa più duraturo del XVI secolo, dal 1534 al 1539, baluardo purtroppo insormontabile, nonostante le fiere opposizioni locali.

Il 15 agosto 1547, in seguito a ferite riportate combattendo in Francia, muore il conte Pier Maria III e gli subentra il primogenito Troilo II che ha, assieme allo zio, il vescovo di Pavia e governatore di Roma Giovangirolamo, l’ingrato compito di gestire il nuovo periodo storico. Ai gravi scontri degli anni quaranta seguono, nel successivo decennio, aggiustamenti politici, caldeggiati dalle poche famiglie amiche dei Rossi, i Gonzaga e i Medici, sotto la regia degli Imperatori Carlo V e Filippo II e dei Re di Francia Francesco I ed Enrico II.

Conseguiti i nuovi equilibri, il primo periodo post-farnesiano si rivela essere, in termini squisitamente artistici, quello più produttivo per il "Palazzo" di San Secondo e le committenze legate al nome di Troilo II, che governa fino al 1591, lo testimoniano.

La Corte dei Rossi di San Secondo, per tutto il XVI secolo, resta aperta alla collaborazione ed al mecenatismo di artisti e letterati insigni, da Pietro Bembo a Francesco Mazzola detto il Parmigianino, da Benvenuto Cellini a Pietro Aretino, il "flagello dei Prìncipi.

Il Casato dei Rossi di San Secondo si estingue nel 1825.

La Rocca dei Rossi di San Secondo, nel suo pieno splendore rinascimentale, ed anche nei secoli XVII e XVIII, era una imponente struttura a forma trapezoidale di dimensioni ragguadevoli: poco meno di centoquaranta metri la base maggiore, poco più di cento la minore, sugli ottantacinque i cateti.

Sulla base maggiore insistevano, da nord a sud, la zona di rappresentanza, il mastio, l'ingresso ed il teatro di corte. La maggiore emergenza, era costituita da un signorile loggiato chiuso, finemente decorato, su cui affacciavano, come ancora oggi  affacciano sulla triste balconata, le sale dei Giganti, di Adone e di Latona  Sul cateto a nord affacciavano ed ancora affacciano la grande sala delle Gesta Rossiane, lo scalone d'onore, il frontte minore della galleria e, più all'interno, con vista anche sulla corte grande, l'ala con le cosiddette sale residenziali. Irrimediabilmente distrutti i locali di servizio del cateto sud e della base minore (stalle, fienili, appartamenti rustici, legnaia, ghiacciaia).

Oggi la Rocca dei Rossi consta di 19 ambienti, tra sale e gallerie, saloni e corridoi.  Altrettanti, o di più, ne vennero demoliti nel XIX secolo. E nel novero si conteggia la sola zona signorile del piano nobile prospiciente il borgo e la corte grande, l'Oratorio di Santa Caterina ed il teatro, escludendo tutta l'area dei servizi che costituivano il cateto sud e la base minore dell' trapezio architettonico.

Danneggiata dal terremoto del 1983, la rocca è stata ristrutturata e consolidata e attualmente è, dopo il trasferimento del consiglio comunale, meta d'interesse per i numerosi visitatori, teatro per le visite guidate diurne e notturne, queste ultime realizzate con l'ausilio di numerosi figuranti in abiti storici.

PIANO TERRA

1 Ponte "in cotto sopra le fosse con portone d'ingresso". 2 Prigioni "murate per essere malsane". 3 Alloggio del portiere. 4 Oratorio di Santa Caterina. 5 Sagrestia, 6 Corte dell'oratorio. 7 Pilastrate in cotto con capitelli di marmo. 8 Cantina sotterranea "a volto" con sopra "due mezzanelli ad uso di granaio". 9 Scala alla torre. 10 Corte rustica. 11 Scala in cotto "ai rnezzanelli" e pozzo. 12 Camere abitabili. 13 Camere "a volto". 14 Atrio di comunicazione. 15 "Sei colonne di marmo con zoccolo in cotto, le altre in cotto con capitelli di marmo". 16 Beccheria. 17 Macello. 18 Cascina. 19 Zona non rilevata, in "parte murata perché malsana", con sotterranei comunicanti con le cantine attigue. 20 Cantina chiamata la Scena. 21 Scalone d'onore. 22 Cucina scantinato. 23 Camera "a volto". 24 Granai. 25 Camera "a volto". 26 Camera "a volto". 27 Camera "a volto". 28 Camera "a volto". 29 Magazzino da legname. 30 Ghiacciaia "coperta con volto". 31 Ampia "legnata". 32 Scala alla cantina sotterranea. 33 Locale rustico cori forno e lavelli. 34 Scala alla loggia. 35 Porticato "a volto con otto colonne rotonde di marmo e catene grosse". 36 Sale "a volto" con camini. 37 Sale "a volto" con camini. 38 Scala alla cantina sotterranea. 39 Rimesse. 40 Cantine e magazzini. 41 Portico "a sera" con pozzo. 42 Stalla dei cavalli "a volto". 43 "Staletta con fenile". 44 "Legnara". 45 "Bugandaie" con pozzo e vasi di cotto. 46 Corticella cori cantina. 47 Scala al teatro. 48 "Porteria d'ingresso". 49 Galleria. 50 Scala alle prigioni. 51 Zona non rilevata con sotterranei ad uso di prigione.

  

PRIMO PIANO (PIANO NOBILE)

1 Camera "a volto dipinto". 2 Camera "con tassello" e camino in cotto. 3 Camera "con tassello" e camino di macigno. 4 Palco, orchestra. 5 Teatro. 6 Anticamera del teatro. 7 Cavalcavia collegato ai fienili sopra la stalla. 8 Camere "con tassello" e camini in cotto e in macigno. 9 Camera dell'Archivio "a volto" 10 Camera "con volto in bianco e stucchi". 11 Camera "con volto senza piano". 12 Camera "con volto senza piano" (la torre). 13 Camera "con volto senza piano". 14 Camera "con volto bianco e stucchi e pavimento" e camino di marmo. 15 Camera "con volto senza piano" (Sala degli Stucchi). 16 Scaletta all'oratorio. 17 Camera "a plafone dipinto". 18 Scala alla torre. 19 Camera "con tassello" e camino di macigno. 20 Camera "con tassello dipinto" e camino in cotto. 21 Camera a tassello dipinto'', tappezzata e con camino in marmo. 22 Camera "a tassello dipinto" e camino in marmo. 23 Camera "a volto dipinto" cori camino in marmo (Sala di Mercurio o delle Arti). 24 Camera " a volto dipinto" con camino in marmo (Sala di Circe e Didone). 25 Camera "a volto dipinto' con camino in marmo (Sala di Venere o di Vulcano non più esistente). 26 Camerino '"a volto dipinto". 27 Camera "a volto dipinto con damasco" e camino in marmo (Sala di Latona). 28 Camera "a volto dipinto e camino in marmo (Sala di Adone). 29 Camera "a volto dipinto" e camino di marmo (Sala dei Giganti). 30 "Galleria nuova, plafone e pitture". 31 Camerini "a volto dipinto". 32 Camera "a tassello '. 33 Salone "a volto dipinto" (Sala Grande o delle "Gesta Rossiane"). 34 Galleria vecchia "a volto dipinto" (Galleria di Esopo). 35 Camera "a volto bianco". 36 Camera "a volto con pitture" e camino di macigno (Sala delle Favole). 37 Camera "a volto con pitture" e camino di macigno" (Sala di Momo o della Maldicenza). 38 Scaletta al secondo piano. 39 Sala "a volto dipinto" con camino in cotto (Sala di Bellerofonte). 40 Camera "a volto dipinto" (Sala degli Atleti). 41 Camera degli asini (Sala dell'asino d'oro). 42 Saletta con camino nero (Sala dei Cesari o degli Imperatori). 43 Sala cori camino riero (Sala della Giustizia). 44 Saletta con camino in marmo nero (Sala del Lupo). 45 Camera con camino "pinto", cucina (Sala della Cena). 46 Fornelli. 47 Scala alla loggia. 48 Loggia.

Una sontuosa dimora

Durante il XVI secolo il Castello di San Secondo, ormai solo dimora residenziale, viene abbellito con notevole sfarzo, necessità di mantenersi all'altezza del parentado, bisogno di non sentirsi inferiori a nessuno, compresi i nuovi detentori del potere nelle terre parmensi.

Tutte le Sale del piano nobile vengono fatte affrescare dai migliori artisti del tempo. Oggi non è possibile stabilire con certezza le attribuzioni a causa della dispersione dell'intero archivio privato rossiano nel corso dei secoli XVII e XVIII. Si pensi che due quadri, con i ritratti di Pier Maria III e di Camilla Gonzaga con figli, dalla quasi unanime critica attribuiti al Parmigianino, sono finiti in Spagna, e si trovano ora conservati al Museo del Prado di Madrid.

I locali affrescati del piano nobile costituiscono quel che oggi resta della zona residenziale, un tempo certamente più vasta, e l'ancora imponente e maestosa, quasi integra, zona di rappresentanza.

Un impianto decorativo unico, un autentico archivio illustrato per narrare le vicende storico familiari, connesse anche all’insediamento farnesiano:

1. 1525-1535. La committenza più antica, tra la fine degli anni venti e i primi anni tenta, resta nelle sale dell’Asino d’Oro e dei Cesari, che riflette il periodo della speranza verso nuovi trionfi, pur consapevoli i Rossi, come Lucio-asino, che ci sarà molto da soffrire.

2. 1538-1549. Tra la fine degli anni trenta e sino alla morte di Paolo III, l’impianto fabulistico, didascalizzato da aforismi pertinenti e sagaci, segna il profondo contrasto di una famiglia, i Rossi, contro chi esprime uno dei massimi poteri terreni e l’unico potere divino, i Farnese, una lotta improba e senza scampo.

3. 1550-1555. Nei primi anni cinquanta, contemporaneamente alla cosiddetta “guerra di Parma”, gli ultimi sussulti di Giulio Cesare de’ Rossi, le ultime speranze naufragano come quelle di Circe, periscono come quelle di Didone: non resta che il rimpianto e la rassegnazione, pur con la consapevolezza di averle tentate tutte.

4. 1556-1563. Logica conseguenza di una sconfitta è una onorevole sottomissione; per salvare il salvabile, occorre riverire i più potenti, per non incorrere nei loro strali. Le giuste punizioni degli dei verso chi troppo ha osato, non avendone avute le forze o la fortuna, sono rappresentate nelle sale di Latona, di Adone, dei Giganti.

5. Sfortunati, ma non codardi, anzi eroi: è questo il messaggio della grande sala delle Gesta Rossiane, dove campeggiano le imprese degli avi, dal tredicesimo al sedicesimo secolo, imprese che culminano con l’investitura di Pier Maria a generale degli italiani ed il conferimento del collare di San Michele, la massima onorificenza militare francese, nel 1542, ultimo vero sussulto di gloria.

SALA DI BELLEROFONTE - Oltrepassato il suggestivo cortile d'onore (1), salito il maestoso scalone (2), dopo un grazioso ingresso (3), la Sala di Bellerofonte (4) accoglie il visitatore. Al centro del soffitto Bellerofonte uccide la chimera, mostro con corpo di drago e teste di leone, allegoria dell'eterna lotta tra il bene e il male. 

Gli affreschi della sala si stagliano sulla volta, nella prospettiva a trompe-l'oeuil, con un imponente drappo che scende leggero dal cielo. Alla base si ammirano delicate grottesche e ancora raffigurazioni allegoriche, la primavera con i fiori e l'estate con i frutti, a significare il trascorrere delle stagioni.

Autore degli affreschi: ignoto, forse Cesare Baglione

Epoca di esecuzione: 1550 ca.
Soggetto: Bellerofonte nell'atto di uccidere la Chimera
Descrizione apparato pittorico: la vicenda mitologica appare nell'ovato centrale e l'eroe viene rappresentato mentre mozza le teste alla Chimera

GALLERIA DI ESOPO - Ci si immette, a destra, in un ampio corridoio ad "elle", la Galleria di Esopo (5), con classiche favole e i paesaggi fantastici ispirati allo stesso complesso castellano. Si leggono le favole della volpe e il cinghiale, della volpe e il leone, del lupo e l'agnello, della volpe e la maschera, degli asini e Giove. 

Evidente è il riferimento ai feroci scontri con il Papato negli anni quaranta, sottolineato dalla sagoma ridicolizzata del Pontefice Paolo III e da didascalie pertinenti. Finissime le grottesche, una sorta di bestiario; infine, lo stemma composito Rossi-Gonzaga e, la rosa di Casa Riario, in campo azzurro e giallo.

Autore degli affreschi: ignoto
Epoca di esecuzione: tra il 1545 e il 1549
Soggetto: favole, paesaggi, grottesche
Descrizione apparato pittorico: Favole ancora perfettamente leggibili:

- la volpe e il cinghiale;

- la volpe e il leone;

- il lupo e l'agnello;

- la volpe e le maschere;

- gli asini che ragliano a Giove.

SALA DELLE FAVOLE - Altre Favole nella omonima Sala (6): il lupo e la gru, la volpe il cane e il gallo, i topolini in assemblea, il leone morente insultato dagli animali di rango inferiore. 

Sotto ogni quadro, didascalie in latino, sempre significative.

Autore degli affreschi: ignoto
Epoca di esecuzione: tra il 1545 e il 1549
Soggetto: favole, paesaggi, grottesche
Descrizione apparato pittorico: Delle cinque favole originarie, quattro sono ancora perfettamente leggibili:

- i topi in assemblea;

- il gallo, la volpe e il cane;

- la gru e il lupo;

- il leone morente insultato dagli animali di rango inferiore.

SALA DI MOMO - Nella Sala di Momo (7) il primo vero fumetto con la narrazione della storiella del padre e figlio che si recano al mercato con l'asino. 

Partendo dal quadro sopra il camino con i protagonisti che si recano al mercato a piedi pur possedendo un asino, si prosegue in senso antiorario sino ad arrivare alle due scene ed alla didascalia della volta: a turno il mugnaio e il figlio, seguendo i consigli dei passanti salgono sull'asino, prima il figlio, poi il padre, poi entrambi... finché la povera bestia sfiancata viene portata da loro stessi e poi gettata in un dirupo: "Momus ubique", la maldicenza sta dappertutto...

Autore degli affreschi: ignoto
Epoca di esecuzione: 1545, e comunque non dopo il 1549
Soggetto: la storiella del padre che si reca al mercato con il figlio e l'asino
Descrizione apparato pittorico: la vicenda fabulistica appare nel cinque riquadri con i cinque significativi passaggi:

- partenza per il mercato;

- l'asino che porta il figlio;

- l'asino che porta il padre;

- l'asino che porta entrambi;

- l'asino portato a spalle;

- l'asino gettano nel dirupo.

SALA DELLA CENA - Altre Sale, le ultime tre dell'ala ovest, sono ancora legate alla iconografia fabulistico- moralizzeggiante di Esopo e di Fedro: nella Sala della Cena (8) l'uomo, a cena con un Satiro, sconvolge quest'ultimo con il suo ambiguo comportamento, prima "soffiando" sulle mani per scaldarle, poi "soffiando" sulla minestra per raffreddarla.

Autore degli affreschi: ignoto, forse Cesare Baglione Autore degli affreschi: ignoto
Epoca di esecuzione: 1550 ca. Epoca di esecuzione: 1550 ca.
Soggetto: uomo a cena con una Satiro Soggetto: il lupo, sbranate le pecore, viene ucciso dal pastore
Descrizione apparato pittorico: la vicenda fabulistica appare nel riquadro centrale e l'uomo viene rappresentato mentre "soffiando" raffredda la minestra; sulle volte un ingente apparato di grottesche: tra le figure allegoriche spiccano la "gloria" e la "temperanza" Descrizione apparato pittorico: la vicenda fabulistica appare nel riquadro centrale; sulle volte paesaggi marini "fiamminghi"

SALA DEL LUPO - Nella Sala del Lupo (9), il lupo dopo essersi travestito da pecora fa razzia in mezzo al gregge, finchè, scoperto dal pastore verrà impiccato ad un albero: due scene in un unico quadro,

SALA DELLA GIUSTIZIA - Nella Sala della Giustizia (10) vediamo la "Giustizia" con i classici simboli, nella mano destra la bilancia, nella sinistra le leggi; alla sua destra sta il "Premio" con la corona , a sinistra il "Castigo" con un frustino). Inesorabile viene rappresentato il passare del tempo, le quattro stagioni, i quattro putti negli ottagoni: verso est l'Inverno con sfondo di sola nebbia e nubi, di contro, sul lato ovest, l'Estate, con colori molto vivaci ed un putto decisamente più nudo (gli mancano persino le ali).

In tutte le Sale un imponente apparato di grottesche, o altri interessanti sfondi paesaggistici, completano l'apparato iconografico.

Autore degli affreschi: ignoto

Epoca di esecuzione: 1550 ca.
Soggetto: la giustizia, con le leggi e la bilancia, è attorniata dal Premia (con la corona) e dal Castigo (con la frusta).
Descrizione apparato pittorico: la vicenda appare nell'ovato centrale; sulle volte quattro ottagoni, altrettanti putti, per la rappresentazione delle quattro stagioni.

SALA DEI CESARI - Prima di abbandonare la zona residenziale si resta attoniti e stupefatti da due Sale che si staccano nettamente dal contesto sinora illustrato. Le due Sale costituiscono il nucleo principale dell'appartamento di Pier Maria III e Camilla Gonzaga e appaiono splendide, due autentici gioielli d'arte, lo studiolo - la Sala dei Cesari  (11) - e la camera nuziale - la Sala dell'Asino d'Oro (12) -, opere anch'esse di maestranze sconosciute, forse della scuola stessa di Giulio Romano, nella prima metà del 1500. La Sala dei Cesari con gli Imperatori romani, le matrone, le damigelle e i cavalieri, racchiude, in medaglie e medaglioni, affreschi e stucchi di finissima esecuzione.

Autore degli affreschi: ignoto, forse allievo di Giulio Romano (Giovanni da Udine?)
Epoca di esecuzione: 1530
Soggetto: otto immagini di Imperatori, medaglie e cammei in rilievo di stucco
Descrizione apparato pittorico: allegoria del potere imperiale che vede l'ultimo anello nel feudatario

SALA DELL'ASINO D'ORO - La Sala dell'Asino d'oro (12), 17 quadri tratti dal romanzo di Apuleio è un "unicum" nel suo genere, perchè in essa viene presentata la sola storia di Lucio, mentre del tutto è tralascia la favola di Amore e Psiche che grandi artisti rinascimentali prendono sovente a modello (Raffaello alla Farnesina di Roma, Giulio Romano a Palazzo Te di Mantova, Perin del Vaga a Castel San'Angelo di Roma, Jacopo del Sellaio in un dipinto conservato al Fitzwilliam Museum di Cambridge). 

La narrazione pittorica inizia con il primo quadro, nella fascia inferiore, sopra la porta verso ovest, prosegue poi in senso antiorario, riprende nella fascia superiore, sempre nel quadrante ovest e si conclude con il quadro nel centro della volta. 

At ego tibi sermone isto milesio varias fabulas conseram...: con queste parole inizia la storia di un giovane di nome Lucio che rappresenta, in chiave autobiografica, l'autore e simboleggia l'animo umano.

Lucio verrà punito per la insaziabile cupidigia di approdare a sempre nuove conoscenze e troverà pace e serenità solo quando riuscirà a capire i misteri di Iside e della sua religione. Originario di Patrasso, recatosi in Tessaglia, paese delle streghe, si ritrova in casa di Milone, la cui moglie Panfile è una maga che ha la facoltà, con l'ausilio di speciali pomate, di trasformarsi in uccello (I quadro). Aiutato dalla servetta Fotide, sua amante, Lucio tenta la sublime trasformazione, ma, sbagliato unguento, diventa asino, emblema del dio del male Tifone, antitesi di Iside (II quadro). 

Caricato delle masserizie rubate (III quadro), bastonato (IV quadro) viene portato, da feroci banditi, nel loro covo, dove incontra Carite, una fanciulla rapita (V quadro). Lucio tenta senza fortuna di fuggire, prima da solo (VI quadro), poi insieme alla ragazza (VII quadro). Finalmente i due vengono liberati dal fidanzato di lei, Tlepomeno (VIII quadro). Affidato ad un garzone perché ne abbia cura, il povero asino-Lucio viene maltrattato (IX quadro) sino al punto di subire un tentativo di sodomizzazione con un tizzone ardente da parte della madre dell'asinaio, infuriata per la morte del proprio figlio (X quadro).

Lucio passa di padrone in padrone: lo troviamo al servizio di falsi sacerdoti della dea di Siria (XI quadro), con i quali rischia maledettamente la vita prima di potersi mettere in salvo (XII quadro). Servi lo sorprendono mentre, chiuso in dispensa, si sazia degli avanzi di carne (XIII quadro) e ne informano il nuovo padrone che, fatta portare la bestia nel triclinio, ne sperimenta i gusti e le attitudini simil umane, in campo alimentare (XIV quadro) e non solo, se una matrona, desiderosa di provare nuove e più profonde emozioni, se ne procaccia i servigi restandone soddisfatta (XV quadro).

Tanta ne è la fama che l'asino dovrebbe persino esibirsi in pubblico, nell'anfiteatro (XVI quadro). Ma Lucio, dopo tante peripezie e avventure, ormai non ne può più, anche perché riprende coscienza di sè, ribellandosi allo stato cui è costretto per un amaro sortilegio. Finalmente troverà il tanto sospirato antidoto, le rose, nello stadio dove è stato portato per esibirsi pubblicamente. Mangiatele (XVII quadro) ritornerà uomo. Il finale diverge notevolmente dai canoni apuleiani, riconducendosi alla moderna volgarizzazione boiardesca.

Dalla Sala dell'Asino d'Oro si accede nella zona di rappresentanza: le sale insistono sul Cortile d'Onore  e le rappresentazioni pittoriche cambiano profondamente soggetto, ispirandosi alla mitologia classica, attente alle suggestioni delle opere di Omero, Virgilio, Ovidio.

Autore degli affreschi Ignoto, forse Vicenzo Tamagni; in ogni caso un allievo di Giulio Romano
Epoca di esecuzione 1525 - 1532 ca.
Soggetto Diciassette immagini del romanzo di Apuleio "Le Metamorfosi o L'Asino d'Oro"

SALA DEGLI ATLETI - In questa Sala (13), che prende il nome da due atleti (Ganimede ed Atteone?) che sorreggo la volta, vediamo al centro la rappresentazione del potere imperiale. 

Grottesche ed altre figure allegoriche completano l'apparato pittorico.

Autore degli affreschi: ignoto (Cesare Baglione?)

Epoca di esecuzione: 1555 ca.
Soggetto: in chiave di volta una astratta rappresentazione del potere imperiale, in un quadro sorretto da due cariatidi.
Grottesche.
Descrizione apparato pittorico: evidenti i riferimenti al potere imperiale.

Sala di Mercurio - Si passa poi nella Sala di Mercurio (14): il messaggero alato degli Dei è raffigurato nella classica foggia, i piedi alati, il caduceo in mano. Mercurio, Dio delle arti e delle scienze, è attorniato da otto ancelle, le arti liberali, la Medicina, la Geometria, la Matematica, l'Astrologia, la Musica, la Pittura, la Scrittura, l'Eloquenza. 

Dalle porte-finestre si può ammirare quel che resta del gran loggiato che si affacciava sulla "Corte Grande" del Castello e la torre isolata dalla struttura rinascimentale, nel XIX secolo, dai Vaini e dai Minghelli-Vaini. 

Leggendo  Le nozze di Filologia e Mercurio di Marziano Capella si scoprono come illustrazioni naturali gli affreschi della sala di Mercurio nella Rocca dei Rossi di San Secondo. Marziano Capella, originario di Cartagine, visse tra il IV e V secolo d. C. ed  esercitò a lungo la professione di avvocato nell’Africa romana. La sua opera, quasi dimenticata, De nuptiis Philologiae et Mercurii è stata di recente riscoperta e tradotta in italiano dalla studiosa Ilaria Ramelli.

Il libro narra lo sposalizio di Mercurio, che, deciso a prendere moglie, contattate Mantica e Psiche, è costretto a soprassedere. Consigliato da Apollo, decide infine di sposare la figlia di Fronesi (la saggezza), la dotta Filologia. La ragazza viene invitata alla presenza degli Dei: Mercurio offre doni alla sua sposa mente sette ancelle, presentatesi al servizio di Filologia illustrano le loro doti. Le ancelle sono le arti liberali, le tre del trivio (Grammatica, Retorica, Dialettica) e le quattro del  quadrivio (Geometria, Aritmetica, Astronomia, Armonia, Musica).

Grammatica - Apollo dunque fece avvicinare Grammatica, dal luogo precedente,una delle ancelle di Mercurio, anziana invero di età, ma piacevolissima per affabilità, la quale affermava di essere nata a Menfi  quando ancora regnava Osiride.... ella portava un recipiente tornito, costituito da parti compatte ben connesse tra loro, che riluceva all’esterno di lieve avorio.... traendoli dallo medesimo contenitore, infatti, ella mostrava  dapprima  uno stilo, dalla punta acuminata e scintillante, con cui diceva che si possono  recidere ai fanciulli i difetti della lingua... Estrasse anche una rossa e aspra medicina che doveva pulire le fauci affette da rozzezza e, infine, una lima per correggere i difetti della lingua. Espose la forma e la dizione di ogni lettera, le sillabe, gli accenti, le lunghezze, le parti del discorso, le declinazioni, la coniugazione dei verbi e le parole anomale. Dopo tanta esposizione Minerva la fece accomodare. 

Dialettica - Anche questa, stringendo in nodi contorti espressioni, senza la quale nulla consegue né si oppone, all’accolta degli  dei venendo, con se recò i principi del dire, e apprestò lo scolastico assioma secondo cui il discorso consiste in ambigue espressioni... Quella donna entrò un po’ troppo pallida, ma con uno sguardo particolarmente acuto e con gli occhi vibranti in una continua mobilità; i suo capelli apparivano ondulati e increspati e intrecciati in una sinuosità che le si addiceva: essi tuttavia, lasciati scendere in alcuni gradi consequenziali, circondavano la forma dell’intero capo in modo tale che si sarebbero accorti che nulla mancava, e nulla si sarebbe trovato superfluo. 

Ella aveva, invero, il pallio e la veste tipica di Atene, ma in mano recava qualcosa di inaspettato e di mai sperimentato fino ad allora in tutti i ginnasi. Nella sinistra, infatti, era un serpente ravvolto in spire immense; nella destra  alcune formule, raffigurate con diligenza su tavolette di cera adornate  con bellezza multicolore, erano tenute unite all’interno da un uncino nascosto; ma  poiché la sua sinistra sotto il pallio occultava le insidie della vipera, la destra si offriva  a tutti; inoltre, di quelle formule, se qualcuno ne coglieva una, subito, catturato dall’uncino, veniva trascinato alle spire velenose del serpente, che, spuntando tuttavia fuori immediatamente, con la prima punta velenosa dei denti acuminati, affliggeva l’uomo con frequenti morsi, quindi circondandolo con molteplici giri, lo costringeva alle condizioni poste in precedenza.

Retorica - Ecco che entra una donna ragguardevole, di statura molto elevata e di particolarmente grande fierezza e anche splendida di bellezza in volto, con il capo coperto da un elmo e la testa cinta di maestà regale, e nelle mani scintillavano di un certo baluginio di folgori le armi con le quali ella era solita  o difendere se stessa o ferire gli avversari…… Mentre parlava anche gli Dei  rimasero stupiti dell’eccellenza  del discorso, della sua capacità creativa, del suo eloquio ricco e fecondo. 

Discorreva con ordine, con bella modulazione armonica nella pronuncia, con gradevole gestualità nei movimenti e con grande profondità di concetti. Questa donna, dalla voce dorata, effondeva gemme di diademi con le sue parole, suo  compito era di parlare in modo persuasivo e convincente. Alla fine, dopo lungo discorrere, venne interrotta da Mercurio.

Geometria - Detto ciò, subito vedo una donna nobile, che reca nella destra un bastoncino e nell’altra una sfera solida, e avvolta da sinistra da un peplo, in cui si vedevano le grandezze e i percorsi degli astri e le misure dei circoli e le loro intersezioni e forme... lo stesso peplo, poi, rifulgeva della vivace, limpida aria primaverile, e sovente era anche preparato per l’uso di sua sorella Astronomia. 

Questa camminatrice instancabile indossava calzari adatti adatti a vagare per la terra e per di più logori per aver percorso interamente il mondo. Come le precedenti, Geometria ricevette l’invito dagli dei ad esporre la sua arte.

Aritmetica - Entra un’altra donna di ammirevole decoro, a cui rifulgeva, nello splendore del suo volto, una particolare maestà, di nobiltà antichissima e più eccelsa perfino nei natali e dell’origine del Tonante... Aritmetica cominciò la sua esposizione descrivendo i principi  dei numeri, le loro particolarità e le operazioni. 

Dopo tanto parlare ella pose fine spontaneamente al suo discorso dicendo: Sarà abbastanza aver ricordato rapidamente tali numeri e misure, il rimanente sarà invece giusto affidare alle cattedre cecròpie. 

Se tuttavia alcun alito rimane ancora sopra i nostri altari, o sono piegati i mantelli secondo l’antico rito del culto, il tempo trascorso mi ha ammonito di chiudere la bocca ormai ai detti. Perché all’accolta degli dei superni non abbia incogliere di noi fastidio, e dal cielo stellato io, anziana Calcolatrice, non sia discacciata. 

Astronomia - Aveva il capo stellato e i capelli scintillanti; aveva poi ali che si increspavano in penne di vetro e le fungevano da remi per volare qui e là per l’universo, fitte d’oro. 

Recava in una mano la misura di un cubito, splendente; nell’altra un libro, in cui erano raffigurati gli itinerari già misurati delle divinità e i percorsi, innanzi e indietro, degli astri, preventivamente segnati, con gli stessi cardini dei poli, a mezzo di metalli dai diversi colori. 

Astronomia cominciò a parlare della costituzione dell’universo, dei circoli celesti, delle costellazioni, del susseguirsi del giorno e della notte, del moto dei pianeti e di tutto ciò che appare in cielo.

Armonia -  Ed ecco risuonò una soavità mai provata di inaudita dolcezza di canto e melodie echeggianti di là di tutti i diletti del mondo riempirono l’udito degli dei estasiati. Non era infatti una modulazione semplice e prodotta dai suoni di un solo strumento, ma un’unione associata di tutte le voci strumentali diede una certa quale pienezza di piacevole concetto. 

Armonia incede nobile: il suo capo sonoro era adornato da scintillanti laminette d’oro; anche la veste era rigida d’oro battuto e assottigliato e tintinnava lievemente, con tutti quei dolci sonagli, ai movimenti e all’incedere regolato con misurata compostezza. E nella destra reggeva come una sorta di scudo formato da cerchi in molteplici giri ed intarsiato con mirabili tracciati.

Ed esso invero, modulato nelle sue componenti reciproche, da quelle lire circolari faceva risuonare un concerto di tutti i modi  musicali. Dalla sinistra della vergine pendevano, legate a pari altezza, numerosissime riproduzioni in oro dei dilettevoli strumenti musicali...

Pittura - L'ottava ancella affrescata nella sala di Mercurio non trova riscontro in Marziano Capella. Molto probabilmente il pittore che lavora a San Secondo rende omaggio alla sua arte  inserendo la Pittura tra le arti liberali.

Autore degli affreschi Ignoto,
Epoca di esecuzione 1555 ca.
Soggetto In chiave di volta il dio, protettore delle arti e delle scienze.
Nelle volte le arti liberali.
Descrizione apparato pittorico Evidenti i riferimenti letterari alle arti e alle scienze

SALA DI CIRCE E DIDONE - Le storie, il mito omerico di Circe che trasforma in mostri gli uomini di Ulisse ("mostri", secondo le interpretazioni filosofiche del tempo, non i classici "porci" omerici) per costringere a restare sull'isola l'amato eroe (al centro del soffitto), il mito virgiliano di Didone che si suicida (sulla cappa), nella Sala di Circe e Didone (15) appunto, rispecchiano probabilmente l'animo del giovane Troilo II, fresco di studi romani e geloso custode del castello avito, il padre, fiero condottiero, sempre fuori, impegnato in armi. 

Circe e Didone vogliono l'impossibile, la pace, la serenità, l'amore, come Troilo e la sua famiglia, minacciati da nemici vicini e lontani. Uno stupendo camino, firmato CO TROILUS RUBEUS II, completa l'apparato architettonico.

Autore degli affreschi: ignoto, (Orazio Sammacchini?)

Epoca di esecuzione: 1555 ca.
Soggetto: sulla cappa del camino il suicidio di Didone. In chiave di volta il mito di Circe
Descrizione apparato pittorico: evidenti i riferimenti letterari alla ODISSEA ed alla ENEIDE

Percorrendo la loggetta, guardando il Cortile d'Onore, si passa alle Sale dell'ala est, la Sala di Latona, la Sala di Adone, la Sala dei Giganti: gli episodi affrescati sono legati da un unico filo conduttore, le punizioni inflitte a coloro che osano sfidare gli Dei, il potere costituito, episodi quasi tutti tratti dalle di Ovidio. L'architettura e le decorazioni sono imponenti, con maestosi camini firmati , preludio allo sfarzo della gran Sala delle Gesta con la quale, attraverso una serie di porte, sono in diretta comunicazione.

SALA DI LATONA - Entriamo nella Sala di Latona (16), dove la Dea, spossata dal lungo peregrinare con i figlioletti Apollo e Diana, per sfuggire all'ira della gelosa Giunone, trasforma in rane gli arroganti contadini che hanno osato negarle un momento di riposo. La Sala, detta anche Camera d'oro per l'uso di oro zecchino nelle decorazioni degli archi e delle lunette, riserva altre sorprese. 

Leggenda vuole che ogni notte, a mezzanotte, da lì si diparta il fantasma della giovin fanciulla colà trucidata non ancora ventenne. Questo vuole la leggenda e il visitatore, al pensiero, è colto da misteriose suggestioni: ammirazione, paure, rimpianti...

Autore degli affreschi Ignoto, (Orazio Sammacchini?)
Epoca di esecuzione 1570 ca.
Soggetto In chiave di volta la trasformazione in rane dei contadini di Licia.
Descrizione apparato pittorico Evidenti i riferimenti alle punizioni alle quali va incontro chi, senza averne i mezzi, sfida i più potenti.

SALA DI ADONE - Ad Adone morente che contro il volere di Giove ha osato amare, riamato, Venere, è dedicata l'omonima Sala (17). Nei medaglioni, sorretti da nudi pseudo-michelangioleschi, i parenti importanti, tanta storia di famiglia: Giovan Girolamo de' Rossi, il parente più stretto, in posizione preminente sopra il camino, lui illustre letterato, adorno dell'alloro poetico, lui uomo di potere con il vestimento militare di "Governatore di Roma", alla quale carica viene chiamato da Giulio III nel 1551; Federico II Gonzaga di Mantova, il cugino di Camilla, la moglie di Pier Maria III, sempre amico nei momenti pericolosi; il Cardinale Raffaele Riario, cugino di Bianca, con forti ascendenze sulla corte pontificia, necessario per la carriera dei cadetti Gian Girolamo ed Ippolito; Giovanni de' Medici, Giovanni dalle Bande Nere, il più importante, il più illustre, il più caro, morto giovanissimo, a soli 28 anni, nel 1526, sempre vicino alla sorella Bianca e al giovane nipote Pier Maria III.

Autore degli affreschi: ignoto, (Orazio Sammacchini?)
Epoca di esecuzione: 1570 ca.
Soggetto: in chiave di volta la morte di Adone

Nel "loggiato" sottostante sono rappresentati i cippi funerari di:

- Giovan Girolamo de' Rossi (fratello del Conte Pier Maria III, Vescovo di Pavia dal 1530 al 1564, Governatore di Roma dal 1551 al 1555);

- Federico II Gonzaga (duca di Mantova);

- Raffaele Riario (Cardinale di San Giorgio);

- Giovanni de' Medici detto delle Bande Nere (fratellastro di Bianca madre del Conte Pier Maria III, padre del duca di Firenze e granduca di Toscana Cosimo I de' Medici)

Descrizione apparato pittorico: evidenti i riferimenti ai grandi imparentamenti che però non valgono il "potere"

SALA DEI GIGANTI - Stupenda la Sala dei Giganti (18): costoro hanno osato sfidare Giove e vengono precipitati dall'Olimpo. Interessante l'iconografia della scimmietta, a sottolineare il ridicolo in cui si pongono coloro che osano affrontare con arroganza i più forti, pur non avendo coscientemente possibilità alcuna di riuscita. 

Prometeo, rubato il fuoco al Sole con l'aiuto di Minerva, viene legato ad una rupe, dove un avvoltoio gli dilanierà in eterno il fegato. Fetonte viene fulminato da Giove e precipitato nell'Eridano, perché volle, ad ogni costo, guidare il cocchio paterno. Icaro precipita nel mare Egeo, avendo osato volare troppo vicino al Sole. I figli e le figlie della sventurata Niobe, che pretese sacrifici al posto di Latona, vengono uccisi da Apollo e Diana che in questo modo vendicano la madre offesa e puniscono la regina di Tebe.

Autore degli affreschi: Ignoto, (Orazio Sammacchini?)

Epoca di esecuzione: 1570 ca.
Soggetto: In chiave di volta la caduta dei Giganti

Nei quadranti laterali:

- la strage dei figli di Niobe;

- il mito di Prometeo;

- il mito di Fetonte;

- la caduta di Icaro.

Descrizione apparato pittorico: evidenti i riferimenti alle punizioni alle quali va incontro chi, senza averne i mezzi, sfida i più potenti.

SALA DELLE GESTA ROSSIANE - Si entra, infine, nella maestosa, imponente Sala delle Gesta Rossiane (19). Fatta edificare e decorare da Troilo II nell'ultimo quarto del secolo XVI, rappresenta la potenza e il blasone di un casato che, a ragione, non si riteneva secondo a nessuno. E' costituita da un apparato iconografico ed architettonico imponente: 20 metri di lunghezza, 11,65 di larghezza e 14 ca. di altezza, oltre 1.200 metri quadrati di affreschi. 

Tra grottesche ed allegorie spiccano tredici grandissimi quadri-arazzo raffiguranti altrettanti episodi eminenti a partire dal 1199 per giungere sino al tempo di Pier Maria III, padre del committente. La serie degli episodi inizia con il quadro alla destra del camino, prosegue sulle pareti in senso orario e si conclude con la tredicesima scena affrescata sulla volta. Una descrizione dell'epoca, anonima, è conservata nella Biblioteca Palatina di Parma. 

Quattro cariatidi, le quattro stagioni, il trascorrere del tempo, sorreggono la grande volta, dove si ammirano le allegorie della fama e della gloria, a magnificare la potenza e l'onore del grande Pier Maria III; alle pareti monocromi dei mestieri, sulle colonne che dividono i grandi quadri, a significare che solo con il lavoro si potrà elevare la condizione sociale dell'uomo; una grande fascia con armi silenti, alla base della volta, a ricordare che solo in tempo di pace si potrà dare libero sfogo alle opere artistiche; il leone di San Marco, ideale unione di affetti, cultura, interessi. 

Il superbo camino, in marmo rosso e bianco, la cimasa in gesso con lo stemma del casato, completa l'impianto architettonico e artistico commissionato da TROILVS RUBEUS COMES II.

Nella Sala delle Gesta, in tutte le Sale della Rocca di San Secondo, non servono le parole, basta solo l'ammirazione per chi ha voluto, per tutti coloro che, purtroppo ancora sconosciuti, hanno realizzato queste opere grandiose.

Prima di concludere la visita, fa luogo ricordare che esistono, al piano nobile, alcuni ambienti adibiti a servizi vari (mostre e/o conferenze), mentre a piano terra, di recente, è stata recuperata la zona delle ex scuderie e cannoniere, ora trasformata in suggestivo percorso archeologico medievale.