Castello di Felino
Felino (Parma)

Il Castello di Felino sorge tra le valli del Parma e del Baganza, a guardia del territorio che dagli Appennini dolcemente scende verso la pianura. Il maniero reca traccia visibile delle diverse signorie che vi abitarono. Della costruzione originaria resta infatti il solo torrione ad ovest, mentre il resto fu ampliato e modificato successivamente, fino al 1483, anno in cui finì la potente dinastia dei Rossi, fautori del massimo splendore del Castello di Felino.

Dopo questa data il castello subì modifiche soprattutto all’arredamento interno, contestualmente al passaggio da fortezza difensiva a dimora nobiliare e di rappresentanza.

La struttura architettonica esterna invece mantenne le caratteristiche tipiche delle fortezze trecentesche del territorio parmense: pianta quadrangolare con quattro torrioni angolari che sovrastano le mura. Il torrione di guardia è caratterizzato da un doppio ordine di feritoie e da profondi solchi nella parte centrale, ai quali un tempo si agganciava il ponte levatoio. La torre più massiccia è il mastio, a nord ovest, che era anche il rifugio dei signori in caso di attacchi.

Il cortile d’onore è quadrangolare con un pozzo centrale, mentre sulla facciata a nord si notano tracce di una doppia serie di archi, forse resti di un’antica loggia. Inoltre nella seconda metà del XV secolo vengono aggiunti una cappella ed un oratorio dedicato a san Pietro. 

Tra le opere d’arte che ancora arredano gli interni, è da ammirare un affresco votivo risalente al ‘400 che ritrae la Madonna col Bambino, nota come la “Vergine del pettirosso” e una preziosa campana del 1652 forgiata per Ranuccio II Farnese, Duca di Parma e Piacenza.

Sono inoltre visitabili le antiche cucine e dispense che conservano l’originale camino ed il forno, oggi sede del Museo del Salame di Felino, nato per far conoscere ed apprezzare la storia e l’essenza di quello che è stato definito il “principe dei salami”. Inaugurato e aperto al pubblico il 28 ottobre 2004, Il Museo è organizzato in cinque sezioni, ed il percorso di visita inizia proprio con le testimonianze storiche del rapporto tra Felino ed il suo prodotto-simbolo, senza tralasciare la storia del famoso maiale nero parmigiano.

Le prime notizie certe dell'esistenza di un castrum a Felino risalgono al 1140, ma non si conoscono né la sua struttura né le dimensioni. Probabilmente vi sorgeva già in precedenza una fortificazione nell'area dell'antica curtis Felini, di cui si parla sia in un documento di Ludovico II del 870 sia in una lettera del 948 di Lotario II al conte Maginfredo.

Nel 1186, al termine della lotta tra Federico Barbarossa e i Comuni italiani, l'imperatore investì del feudo e del castrum di Felino la famiglia Ruggeri. Cronache locali dell'epoca suggeriscono l'edificazione di alcune parti del castello ad opera di questa famiglia. Il matrimonio di Agnese, ultima discendente dei Ruggeri, con Jacopo Rossi, segnò il passaggio del feudo e del castello di Felino alla famiglia Rossi. Alla morte di Jacopo nel 1396 il feudo passò al nipote Bertrando e nel 1404 a suo figlio Pietro.

I Rossi tennero il feudo di Felino per più di cento anni e ad essi è dovuta la struttura attuale del castello, di forma quadrangolare con quattro torri angolari, di cui una, il mastio, fortemente speronata e con una torretta di guardia sul ponte levatoio, dove si apre l'unica porta. Il castello, ritenuto inespugnabile, servì ai Rossi, in particolare a Pier Maria, come base e come difesa nelle lotte per la supremazia su Parma contro le famiglie dei Terzi, dei Pallavicino, dei Fieschi e dei Torelli.

Nel 1483 il duca di Milano Ludovico il Moro, in precedenza loro alleato, tolse l'appoggio ai Rossi e si impadronì con la forza del castello, distruggendone le fortificazioni per ridurne le potenzialità militari. Gli Sforza tennero il feudo di Felino fino al 1499, quando con l'arrivo dei francesi lasciarono il territorio parmigiano. Il re di Francia Luigi XII donò il feudo al nobile Pietro di Rohan, che lo vendette nel 1502 ai Pallavicino. Essi riattarono il castello e lo tennero per quasi cinquant'anni. Grazie a un matrimonio il feudo passò agli Sforza di Santa Fiora, che nel 1598 lo cedettero assieme a Torrechiara a Cosimo Masi, nobile fiorentino al servizio del duca Alessandro Farnese.

Nel 1612 un membro della famiglia Masi, Gianbattista, fu accusato di far parte di una congiura contro Ranuccio Farnese, la cosiddetta Congiura dei Feudatari, alla quale partecipò anche Barbara Sanseverino. Processato e giustiziato, gli vennero confiscati tutti i beni, tra cui il castello di Felino. Con il passaggio al Ducato di Parma il castello perse la sua funzione di fortezza difensiva, per diventare semplice residenza della piccola nobiltà che ruotava attorno alla corte ducale. Il feudo appartenne dal 1612 al 1645 a Girolamo Rho, dal 1645 al 1650 a Giacomo Gaufridi, marchese di Castelguelfo, poi fu tenuto per più di un secolo dalla famiglia Lampugnani.

Nel 1762, con la morte di Camillo Lampugnani, la proprietà passò a Guillaume du Tillot, che si fregiò del titolo di "marchese di Felino" e lo usò come residenza di campagna fino al 1771, anno in cui lo cedette alla diocesi di Parma. Il vescovo Pettorelli Lalatta (1775-1788) lo scelse come luogo preferito di villeggiatura, riadattando vari locali per renderlo più abitabile. Seguì poi un lungo periodo di declino e di abbandono, tanto che il vescovo Francesco Magani nei primi anni del Novecento lo definì "un mucchio di rovine, albergo di pipistrelli, di gufi e di topi".

Nel 1935 la Mensa vescovile vendette il castello alla famiglia Brian, già proprietaria di una villa nei pressi del castello. Negli anni Sessanta fu acquistato dalla famiglia Pianzola e dai conti Del Bono, che riadattarono diverse parti per ospitare un ristorante. Nel 1974 è stato acquistato da Sergio Alessandrini, attuale proprietario, che inizia un lavoro di restauro che si sarebbe concluso solo trent'anni più tardi.

Il risultato è a dir poco stupefacente, con la dimora restituita agli antichi fasti, atmosfere ancora suggestive e numerose testimonianze delle epoche addietro, come ponte levatoio, bastioni, torrette e feritoie. Un progetto che ha valorizzato questa bellissima fortezza a pianta quadrangolare rendendola una realtà ricettiva perfetta per ospitare matrimoni, cerimonie, feste e meeting.