Castello di Vignola
Vignola (Modena)

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La storia di Vignola e quella della Rocca procedono di pari passo, dando luogo ad una perfetta osmosi tra l’edificio castellano e il tessuto urbano circostante. Ciò è avvenuto nel corso di un lunghissimo arco di tempo che va dalle lotte dei feudatari nei secoli medievali alla seconda guerra mondiale, quando le possenti ed antiche mura sembravano il più sicuro rifugio dagli orrori del conflitto.

Il toponimo Vignola deriva dal latino “vineola”, che significa “piccola vigna” e, ancora oggi la pianta della vite compare nel gonfalone della città. La prima menzione di questa località si ritrova in un documento dell’Abbazia di Nonantola datato 826.
Non si conosce, invece, con certezza l’anno di fondazione della Rocca, ma si può ragionevolmente supporre che sia stata edificata negli anni successivi alla fine della dinastia Carolingia per fronteggiare le invasioni degli Ungari, quando a difesa dei nuclei abitati vennero innalzate torri e recinti fortificati.

La tradizione attribuisce alla stessa Abbazia nonantolana l’erezione di questo primo fortilizio. Un documento risalente al 936 attesta che in quell’anno Vignola era sottoposta al dominio del Vescovo di Modena. Un’altra testimonianza documentale prova l’esistenza della Rocca almeno a partire dal 1178.

Sino ai primi anni del Quattrocento l’edificio ebbe funzioni militari. Nel 1401 il nobile ferrarese Uguccione Contrari ricevette in dono dal signore di Ferrara Nicolò III d’Este il feudo vignolese. Nei due decenni successivi la Rocca mutò profondamente la sua funzione, trasformandosi nella sontuosa dimora riccamente affrescata della famiglia Contrari, abituata agli agi e alla magnificenza della corte ferrarese.

Nel 1575 i Contrari si estinsero per cui i beni feudali tornarono agli Estensi. Gli Estensi governarono Vignola solo per un biennio, in quanto nel 1577 il feudo fu ceduto a Jacopo Boncompagni, figlio naturale del futuro Papa Gregorio XIII, in cambio di 75.000 scudi d'oro ferraresi. La famiglia Boncompagni affidò l'amministrazione della Rocca e di Vignola ad un amministratore, e vistando sporadicamente la cittadina. Antonio Boncompagni, fu l'ultimo feudatario di Vignola, in quanto nel 1796, con l'arrivo di Napoleone Bonaparte decadevano i Boncompagni e subentrava un comitato repubblicano. 

Nel 1815 Vignola, non tornata marchesato, ma incorporata nei domini del duca di Modena, Francesco IV d'Austria-Este. Nel XIX secolo all'interno dell'edificio trovarono sede diverse istituzioni sociali e politiche. Il Municipio, la biblioteca e la Cassa di Risparmio di Vignola che ha acquistato l'immobile nel 1965, che successivamente, nel 1998 è stato ceduto alla Fondazione della Cassa di Risparmio di Vignola.

La Rocca di Vignola domina la Valle del fiume Panaro e la sua imponente struttura è visibile anche in lontananza. Si presenta al visitatore come un possente quadrilatero, prodotto finale di tante fasi costruttive ed in particolare di quelle apportate dai Grassoni prima e dai Contrari poi, che l'hanno trasformata da roccaforte ad imponente residenza nobiliare.

La Rocca è, forse per tutti i Vignolesi, il simbolo più importante ed amato di identità geografica e culturale. Ad essa vengono associati i più significativi momenti storici della Valle del Panaro: dai tempi in cui, roccaforte, fungeva da bastione e da punto di aggregazione per gli abitanti, alla sua successiva trasformazione in elegante residenza quattrocentesca, polo d’attrazione per artisti, musici, letterati, politici.

Un costante ed attento lavoro di restauro ha consentito in questi ultimi decenni di recuperare, sia a livello architettonico che pittorico, l’intera struttura. Grazie alle ricerche storiche condotte è stato inoltre possibile risalire al significato complessivo degli affreschi, in gran parte databili al XV secolo, che decorano le sale del piano terra (sala dei Leoni e dei Leopardi, sala delle Colombe e sala degli Anelli) e alcuni locali del primo piano (sala delle Dame, sala degli Stemmi e sala dei Tronchi d’Albero). Le imprese e gli stemmi che campeggiano sulle pareti tramandano la storia della famiglia Contrari, evidenziando la sua stretta alleanza con gli Estensi.

Nella Cappella della Rocca si può ammirare il prezioso ciclo di affreschi tardogotici commissionato da Uguccione Contrari, anch’esso recentemente restaurato. I dipinti, raffiguranti le Storie di Cristo, sono attribuiti al “Maestro di Vignola”, personalità di spicco dell’arte emiliana dei primi decenni del Quattrocento, di cui per ora non si conosce il nome. È molto probabile che il committente, amico e consigliere di Nicolò III d’Este, si sia rivolto a un membro della cerchia di artisti che gravitava attorno alla corte estense nei primi tre decenni del XV secolo. Il “Maestro di Vignola” riesce in questa sua opera a sintetizzare in modo originale i caratteri della cultura figurativa estense, che risentiva di influssi emiliani, veneti, lombardi, e del portato dell’arte di Giovanni da Modena e di Gentile da Fabriano, nonché degli stilemi della miniatura di ambito ferrarese.

Altro splendido ambiente affrescato è la sala del Padiglione, che deve il nome alla rappresentazione di una grande tenda, con i lembi aperti e finemente decorata, davanti alla quale stanno due personaggi che la critica ha voluto identificare in Battistina Campofregoso e Ambrogio Contrari, sposi nel 1461. Proprio la scena del loro matrimonio è rappresentata all’interno di mura merlate che lasciano immaginare la struttura di un giardino pensile, abbellite da melograni, tralci di fiori e foglie, oltre le quali appaiono molteplici varietà di piante da ornamento.

Completano l’edificio le sale degli Armigeri, i panoramici camminamenti e le tre torri denominate: di Nonantola, delle Donne e del Pennello. Nei sotterranei, dalle antiche cantine sono state ricavate due sale convegni in cui si svolgono annualmente molteplici eventi: la sala dei Contrari, idonea ad ospitare incontri, concerti e spettacoli teatrali, e la sala Grassoni, più indicata ad accogliere corsi e riunioni di carattere tecnico.

L’accostamento tra valori storico-artistici riproposti nella loro forma più elevata e il restauro funzionale ha contribuito a conservare, valorizzandolo, l’antico monumento, rendendolo fruibile in tutti quei momenti in cui la città vuole presentare all’esterno la propria immagine più qualificata.
Questo prestigioso contenitore di eventi culturali di rilievo, rappresenta per Vignola e per le province di Modena, Bologna e Reggio Emilia, una meta ambita per migliaia di visitatori, che ogni anno scelgono di ammirare una delle strutture castellane quattro-cinquecentesche della regione meglio conservate e più interessanti dal punto di vista artistico.

D’altra parte l’obiettivo perseguito dalla Fondazione di Vignola, proprietaria della Rocca dal 1998, è quello di valorizzarne le potenzialità rendendola sempre più fruibile per le attività culturali, sociali e del mondo della scuola di Vignola e dei centri e territori limitrofi. Nel contempo lo sforzo della Fondazione va nella direzione di fare conoscere in modo approfondito il grande valore storico-artistico dell’edificio, rendendolo il più possibile funzionale e adeguato ad ospitare un turismo consapevole, ed eventi culturali di ampio respiro organizzati in collaborazione con i più importanti enti istituzionali.

GRASSONI, CONTRARI E BONCOMPAGNI, LA STORIA DELLA ROCCA IN TRE DINASTIE

Il disegno propone lo spaccato della Rocca di Vignola, situata tra piazza dei Contrari e le rive del Panaro La tradizione fa risalire la fondazione della fortezza a Sant'Anselmo (VIII secolo), abate della vicina Nonantola, ma è probabile che fin dall'epoca romana esistesse un edificio quadrilatero in sassi. Dopo la sua distruzione (1247) a seguito delle guerre tra Modena e Bologna, la Rocca è riedificata dai Grassoni, che vi risiedono stabilmente. 

Nel 1336 subentrano gli Estensi, fino alla cessione del feudo da parte di Nicolo III d'Este a Uguccione di Mainardo dei Contrari (1401). 

A Uguccione si devono i cicli di affreschi più significativi; gli succede il figlio Ambrogio, che costruisce nella seconda metà del '400 una nuova cerchia di mura perimetrali. L'aspetto dell'edificio diventa così quello odierno, con l'elegante paramento in mattoni e lo sviluppo su cinque livelli: sotterranei, piano terra, piano nobile, secondo piano e camminamenti di ronda. 

La dinastia dei Contrari dura 174 anni e si estingue nel 1575. Due anni dopo la Rocca passa ai Boncompagni: ultimo feudatario di Vignola è Antonio Boncompagni, espropriato dai francesi nel 1796.

TORRE NONANTOLANA - È la più antica della Rocca. Alla base si trova una porta murata con emblemi del vescovo e del comune di Modena, che ebbero la potestà su Vìgnola tra IX e XIII secolo.

PIANO NOBILE - Riservato agli appartamenti privati dei Contrari, è ricco di ambienti affrescati nel XV secolo, tra cui la cappella e la sala del Padiglione.

TORRE DELLE DONNE - Affacciata sul fiume Panaro, ospitava un carcere femminile. La attraversa una stretta scala in pietra che scende ai sotterranei.

PIANO TERRA - Qui si svolgevano le cerimonie di corte e si amministrava la giustìzia. Gli emblemi affrescati nelle stanze esaltano l'amicizia tra gli Estensi e i Contrari.

PUSTERLA - È una piccola torre di guardia, collegata alla Rocca; alla base ospita un oratorio settecentesco.

TORRE DEL PENNELLO - A pianta pentagonale, racchiudeva un'altra torre più piccola, poi abbattuta, che sbucava dal tetto come il pennacchio di un pennello.

RIVELLINO E INGRESSO - Opera fortificata che difendeva l'antico ponte levatoio. Il portone del '700 è sormontato dallo stemma dei Boncompagni.

PORTICO DELLA MERCANZIA - Accesso coperto alla rocca, affacciato su piazza dei Contrari. Sul pavimento è dipinto un orologio solare.

TORRE DELL'OROLOGIO - Ricostruita nel '900, era l'ingresso alla parte più antica di Vignola, detta ancora oggi Borgovecchio.

La Rocca di Vignola si presenta al visitatore come un imponente quadrilatero, prodotto finale di tante fasi costruttive ed in particolare di quelle apportate dai Grassoni prima e dai Contrari poi, che l'hanno trasformata da roccaforte ad imponente residenza nobiliare. Sulla sinistra della facciata si apre l'androne d'ingresso anticamente difeso da ponti levatoi, fossato, portoni e saracinesche di cui restano oggi due portoni e le vestigia del resto. 

Sulla destra si innalza la torre del Pennello, dietro ad essa, nell'angolo del quadrilatero che guarda il fiume Panaro, la torre delle Donne ed ultima la torre denominata di Nonantola: la più antica ed imponente. Sul muro esterno che corre tra questa torre e l'androne d'ingresso si apre un bastione arrotondato chiamato Rocchetta, che per la forma singolare, si distacca dalla rimanente struttura architettonica.

La Rocca, edificata su roccia calcarea, comunemente chiamata "tufo", a strapiombo sul fiume, si configura oggi disposta su cinque piani, dai sotterranei, dove si trovano le Sale dei Grassoni e dei Contrari, ai camminamenti di ronda.

Per quanto concerne le sale e la loro funzione d'uso, al piano terreno si aprono quelle riservate alla rappresentanza, cioè adibite ai momenti pubblici ed ufficiali della vita di corte: banchetti, feste, musica, teatro. Il primo piano era, invece, dedicato al privato, agli appartamenti dei signori e dei loro ospiti. Al livello superiore vi sono le stanze probabilmente utilizzate per gli alloggi della servitù e delle truppe di stanza alla Rocca, ma anche i locali di servizio, indispensabili in un edificio di tali dimensioni.

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Sotterranei

Si giunge ai sotterranei scendendo la scalinata che si trova nella Corte ed entrando in un ampio corridoio con volta a botte, certamente preesistente agli ampliamenti voluti dai Contrari, come dimostra la presenza di una finestra, ora cieca, che sicuramente prendeva luce dal cortile. Sulla destra del corridoio si apre la Sala dei Grassoni e sul fondo quella dei Contrari.

Particolarmente suggestiva la Sala dei Contrari, un tempo dispensa, ma anche sicuro rifugio antiaereo durante l'ultimo conflitto mondiale, si presenta maestosa nella sua armoniosa e severa struttura esaltata dall'alternarsi del sasso di fiume e del mattone rosso. La sala, a forma di elle, è inoltre particolarmente originale per la soffittatura a botte, che in corrispondenza dell'intersecarsi dei due bracci forma un'ampia e poderosa crociera.

La ristrutturazione dei sotterranei della Rocca ha permesso il recupero di una vasta area ora adibita a spazio culturale. É stato infatti possibile, superate le molteplici difficoltà di carattere tecnico, dovute alla particolare conformazione del terreno, caratterizzato dalla presenza di "sfarsein" (piccole sorgenti naturali), trasformare gli antichi scantinati, dove venivano conservate le derrate alimentari utili a provvedere al fabbisogno dell'intera corte, in due splendide sale. Il loro nome, dei Contrari e dei Grassoni, è stato scelto per ricordare le due famiglie che hanno maggiormente contribuito alla trasformazione della Rocca da fortezza ad abitazione gentilizia.

Le Sale dei Contrari e dei Grassoni sono aperte al pubblico solo in occasione di eventi culturali, concerti e convegni.
Su richiesta, possono essere concesse sia in uso gratuito che a titolo oneroso.

Piano terra

ROCCHETTA E CORTE - Il percorso di visita inizia dalla Rocchetta, fatta costruire dai Contrari a ridosso di un antico muro esterno della Rocca. Utilizzata come fortino, in passato era dotata di due ponti levatoi, uno dei quali portava ai giardini pensili ricavati dal rivellino medievale. I locali, in origine, non erano coperti e non erano illuminati dalle finestre, realizzate solo nel Seicento. Sulle pareti sono visibili le feritoie utilizzate per archi, balestre o pezzi d'artiglieria. Tra i cimeli oggi conservati nella Rocchetta si può osservare un cannone ad avancarica del 1819 e due coppie di campane. Il recente restauro della Rocchetta ha reso possibili nuovi percorsi di visita al suo interno.

All'esterno della Rocchetta vale la pena di soffermarsi a considerare la Corte. Osservando le mura si notano subito i diversi materiali costruttivi utilizzati nel corso dei secoli: il sasso di fiume delle strutture più antiche e i mattoni in cotto delle ristrutturazioni successive, soprattutto di epoca Contrari.

Da notare i due archivolti che ornano l'accesso alla Rocchetta e ai locali della Rocca: il primo con rose e rocchi sormontato dallo stemma dei Contrari, il secondo con gigli e aquile estensi.

SALA DEI LEONI E DEI LEOPARDI - Con la Sala detta dei Leoni e dei Leopardi (o ghepardi) inizia la visita ai grandi locali affrescati della Rocca, realizzati nel Quattrocento e restaurati all'inizio del secolo scorso. Tra queste mura si svolgeva la vita pubblica della corte feudale.

La sala deve il suo nome alle pitture che alternano leoni e ghepardi, questi ultimi impiegati nelle battute di caccia medievali. I due animali raffigurano i corpi di imprese araldiche, rappresentazioni simboliche di virtù, alleanze e intenti politici, e sono contornati da corone cosiddette graminee o ossidionali, emblema di imprese militari.

Il tema predominante del ciclo è la stretta alleanza tra i Contrari e gli Estensi. Sulla volta affrescata, infatti, sono visibili l'aquila bianca ad ali semispiegate su fondo azzurro, stemma estense nella sua versione più tradizionale, e l'arma dei Contrari, composta da un inquartato con aquile estensi e fusati oro e azzurro. Tra i due emblemi si scorge l'Agnello pasquale, emblema della Ressurrezione di Cristo e simbolo di purezza. Le armi della famiglia Boncompagni collocate sulle porte della sala furono dipinte dopo il 1577.

SALA DELLE COLOMBE - In questa sala predomina l'impresa della colomba bianca ad ali spiegate su fondo azzurro o rosso, che trattiene il motto in Dieu, tradotto da alcuni studiosi con l'espressione 'verso il cielo, in alto'. La colomba simboleggia l'amore puro, la dolcezza, la gratitudine e la moderazione e si colloca certamente in un contesto devozionale e religioso assai diffuso nel Medioevo. La stretta relazione delle decorazioni di questa sala con la sfera religiosa è evidenziata dalla presenza, nella strombatura del finestrone da cui entra la luce diurna, di affreschi raffiguranti l'Annunciazione, l'Incoronazione della Vergine e il volto dell'Onnipotente. Questi temi richiamano, integrandole, le storie di Cristo e di Maria dipinte, sempre negli stessi anni (1420), nella Cappella Contrari al piano superiore, capolavoro del tardo gotico emiliano.

Sul soffitto, oltre ai motivi floreali rossi e azzurri che racchiudono le lettere in stile gotico U ed N, iniziali di Uguccione Contrari e Nicolò III d'Este, simboleggianti la profonda amicizia esistente tra i due, sono raffigurati gli scudi da torneo con i loro rispettivi elmi e cimieri. Il recente restauro a cura della Fondazione di Vignola, sotto la direzione del Prof. Bruno Zanardi, ha riportato alla luce lo splendore degli affreschi che nel corso dei restauri voluti dalla famiglia Boncompagni-Ludovisi nel 1920-23 erano stati coperti da una patina anticante. Grazie alle analisi chimiche e alle ricerche storiche, è stato possibile confermare che l'attuale decorazione è assolutamente coerente con quella voluta da Uguccione Contrari nel secondo decennio del Quattrocento; la sola aggiunta, relativamente recente, sembrerebbe essere quella del grande camino sul quale campeggia lo stemma della casa Boncompagni-Ludovisi.

Secondo fonti risalenti al 1452,  l'ambiente ospitava l'aula di giustizia in cui il governatore del feudo celebrava i processi e i notai attuari del Marchesato redigevano e conservavano gli atti.

SALA DEGLI ANELLI - La Sala degli Anelli, anticamente detta dei Diamanti, è affrescata con l'impresa dei tre anelli diamantati, colorati e intrecciati a formare una tripla mandorla (triquetra). Questo antichissimo simbolo, cui si attribuiva il potere di sviluppare l'amicizia e l'amore, nel Medioevo rappresentava la Trinità. Le decorazioni vignolesi rimangono l'unico esemplare giunto ai giorni nostri dell'impresa estense, ispirata all'abbinamento cromatico delle tre virtù teologali o virtù del cristiano: Fede (bianco), Speranza (verde) e Carità (rosso). 

Sulle vele del soffitto di questa sala, in un mare di anelli con diamante intrecciati,  sono raffigurate le imprese del Pardo e del Worbas, dipinte su sfondo azzurro e attorniate da una ghirlanda con margherite di campo. Sulla chiave di volta, dove si incrociano i costoloni abbelliti da motivi geometrici e figure vegetali con pigna, si scorge lo stemma inquartato dei Contrari.

Primo piano

Per accedere alle stanze del primo piano, o piano nobile, in cui si svolgeva la vita familiare dei signori della Rocca, si sale l'ampio scalone che porta al loggiato superiore. Gli appartamenti, del padrone di casa e della consorte, si disponevano tra le torri e il cassero da cui erano protetti, descrivendo un percorso ad U ai cui estremi si trovavano la Cappella, riservata alla devozione della famiglia, e lo studiolo del padrone di casa, collocato nel punto più protetto della residenza.

SALA ADIACENTE ALLA CAPPELLA E ANTICAPPELLA - La prima porta che si incontra sulla destra introduce in un locale in cui non sono visibili tracce di decorazioni. Questa stanza, probabilmente, aveva la funzione di anticamera dell'appartamento riservato alla signora.

Oggi, sulle pareti sono situate due tele, in passato ospitate nella Sala degli Anelli, raffiguranti il ritratto di Francesco Boncompagni, arcivescovo di Napoli, e quello di Ugo Boncompagni, padre di Giacomo marchese di Vignola dal 1577, futuro pontefice Gregorio XIII.

Attraverso una piccola porta si accede al locale denominato Anticappella che nei primissimi anni del Quattrocento formava, assieme alla Cappella Contrari, la camera di manovra al cui interno si trovavano due argani con i loro serventi che muovevano le saracinesche, sbarrando all'occorrenza il passaggio verso il cortile interno.

Nella nicchia triangolare sovrastante la porta d'ingresso alla Cappella è stato recentemente collocato il tondo in scagliola di foggia quattrocentesca, raffigurante una Madonna con il Bambino nella variante detta Madonna dell'Umiltà.

CAPPELLA CONTRARI - Varcata una piccola porta, si accede alla Cappella Contrari, anticamente detta Chiesuola, in cui si può ammirare il prezioso ciclo di affreschi tardogotici commissionato da Uguccione Contrari. 

I dipinti, raffiguranti le Storie di Cristo, sono attribuiti al 'Maestro di Vignola', personalità di spicco dell'arte emiliana dei primi decenni del Quattrocento, di cui per ora non si conosce il nome.

Nelle lunette delle quattro pareti della Cappella sono raffigurate: la Pentecoste (ovest, parete della porta d'ingresso), la Resurrezione di Cristo e la sua Discesa al Limbo (nord), l'Ascensione (est) e l'Assunzione in cielo della Vergine e il dono della fascia con cui era cinto il suo corpo all'apostolo Tommaso (sud).

Nelle quattro vele della volta a crociera trovano posto le immagini degli Evangelisti (Marco, Luca, Matteo e Giovanni) ed episodi della vita del Salvatore, collegati alle raffigurazioni delle pareti sottostanti a completamento del ciclo narrativo dei Vangeli. Le vele sono divise da costoloni finemente decorati con temi architettonici e motivi vegetali con pigne, sorretti da quattro peducci con telamoni seduti.

I recenti studi storico-artistici, basati su raffronti stilistici, hanno collocato il periodo di esecuzione degli affreschi tra il 1420 e il 1425.

SALA DELLE DAME - Proseguendo la visita, riguadagnato il corridoio del loggiato, immediatamente sulla destra si incontra l'ingresso dalla Sala delle Dame, le cui pareti narrano una parte decisiva della storia familiare dei Contrari, mostrando in affresco gli stemmi di alcune delle consorti (le dame) dei feudatari di Vignola. É quindi probabile che questa stanza fosse riservata alle mogli dei padroni di casa.

L'arma dei Pio, signori di Carpi, appartiene a Camilla, seconda moglie di Uguccione Contrari; lo stemma dei Rangoni ricorda Beatrice e moglie di Nicolò Contrari, primo conte di Vignola; l'arma dei Campofregoso appartiene a Battistina, sposa di Ambrogio Contrari. La presenza nella sala dello stemma dei Pico di Mirandola è tuttora un enigma in quanto nessun esponente di questa famiglia ha mai contratto matrimonio con un discendente della casa Contrari. Sulla volta si possono scorgere le tracce di un quinto stemma, non identificabile con certezza a causa dei danni subiti dall'affresco, che secondo una recente ipotesi potrebbe appartenere ai nobili Campeggi di Bologna.

Nella chiave di volta è affrescato un rosone con le iniziali M e C, molto probabilmente le iniziali di Mainardo Contrari, padre di Uguccione.

SALA DEL PADIGLIONE - Al termine del corridoio della loggia, sulla destra si trova la Sala del Padiglione, detta anche camera del Talamo.

Sulla parete volta a nord è rappresentato l'evento principale, il matrimonio tra Ambrogio Contrari e Battistina Campofregoso celebratosi nel 1461. Sotto un grande padiglione di tessuto a lembi sollevati, si scorgono gli sposi affiancati da due paggi di cui sono rimasti solo profili evanescenti che li trasformano in presenze fantasmatiche. Nella raffinata scenografia appaiono le mura merlate che definiscono lo spazio della rappresentazione anche sulle restanti pareti, oltre le quali svettano piante d'alto fusto. Con tutta probabilità si tratta della riproduzione dei giardino pensile della Rocca, collegato alla Rocchetta da un ponticello coperto a doppia arcata. 

L'hortus conclusus contiene un tempietto rinascimentale (parete ad est) all'interno del quale è raffigurato uno stemma dipinto nel Seicento, appartenente a Marcantonio Stradella, governatore di Vignola e padre di Alessandro, uno dei prinicipali musicisti della seconda metà del XVII secolo.

Ad avvalorare la rappresentazione del matrimonio del secondogenito di Uguccione Contrari è la presenza nelle vele del soffitto dello stemma della famiglia Campofregoso e la raffigurazione del leone e del leopardo utilizzata dai Contrari in onore dei loro signori d'Este.

SALA DEI CANI - Dalla Sala del Padiglione si accede ad un piccolo vano, ricavato nell'invaso della Torre del Pennello. Sulle pareti, una ricca varietà di alberi sembra definire il paesaggio di un bosco planiziale che fa da sfondo ad una scena di caccia con cani che inseguono una lepre (parete a nord) e si affrontano (parete est), probabile riferimento al cognome Contrari.

Sulle vele del soffitto si scorgono lo stemma della casata ferrarese e quella dei Rangoni e dei Campofregoso, famiglie delle due spose di Nicolò e Ambrogio. 

Le decorazioni araldiche del soffitto sono completate dall'impresa del Pardo e dallo stemma Contrari sovrastato da elmo e cimiero.

SALA DEI TRONCHI D'ALBERO - Dalla Sala degli Stemmi si passa a quella dei Tronchi d'albero, il cui nome deriva dalla presenza di costoloni in cotto lavorati in modo da sembrare nocchiuti tronchi d'albero che si uniscono nella chiave di volta. Sulla vela del soffitto posta a settentrione, si possono scorgere chiaramente alcuni lacerti delle decorazioni quattrocentesche raffiguranti i cimieri di Uguccione Contrari (il grifo azzurro) e di Nicolò III (la testa d'aquila bianca con ala sporgente a forma di cresta) circondata da motivi vegetali.

Il collegamento con la Torre delle Donne, che unisce di fatto tutte le parti della Rocca, avvalora l'ipotesi che in questa sala si trovasse la camera da letto del padrone di casa.

Sempre dalla Sala dei Tronchi d'albero, si accede ad altri spazi ad uso del signore, quali il camminamento coperto e lo studiolo.

SALA DEGLI STEMMI - Il locale adiacente a quello del Padiglione, la Sala degli Stemmi, è completamente dedicato alla famiglia Contrari. Su tutte le pareti è riportata l'arma inquartata dei signori di Vignola, caricata su uno scudo da torneo, posto entro un tondo rosso e con cinghie al capo, ed è circondata da una ghirlanda formata da serto verde di due rami, da cui escono in alternanza pigne rosse con foglie e iris azzurri e gialli.

Nella sala si apre una grande finestra affrescata con decorazioni vegetali che attorniano, nella strombatura superiore, due putti contrapposti ed armati di spada, probabile allusione al nome dei Contrari, mentre negli stipiti altri putti sembrano muoversi nel vuoto volteggiando con graziosa ironia.

CAMMINAMENTO COPERTO E STUDIOLO DI UGUCCIONE - Il camminamento posto a est, inizialmente scoperto e dotato di forte merlatura ancora visibile, venne coperto a metà del Cinquecento, in occasione della copertura di tutti i corridoi di ronda.

Lo studiolo di Uguccione Contrari, ricavato all'interno della Torre di Nonantola, rappresentava il luogo più riservato dell'intero palazzo, prossimo alla sua camera da letto e adibito alla conservazione delle più importanti carte d'archivio.

 

Secondo piano

ALLOGGI DEGLI ARMIGERI - Rientrati nel corridoio loggiato, salendo una ripida scala e altri gradini rotondeggianti,  si raggiungo gli alloggi degli Armigeri. 

Negli spaziosi locali, pavimentati con ciottoli di fiume o cocciopesto, risiedevano le truppe di stanza nella Rocca. In tempi antichi erano dotati di camino per il riscaldamento e di una controsoffittatura atta a difendere gli occupanti dai rigori delle stagioni invernali, creando così ambienti relativamente confortevoli. 

Soltanto in epoca successiva, quando ormai la 'sentinella' del Panaro aveva cessato il suo ruolo e quindi non necessitavano più truppe permanenti in Rocca, molte di queste stanze furono utilizzate come prigioni.

Camminamenti e torri

CAMMINAMENTI DI RONDA - Continuando a salire si raggiungono gli spalti, o camminamenti di ronda, che circondano tutt'attorno la Rocca, collegando tra loro le torri di Nonantola, delle Donne e del Pennello. 

Se ora li vediamo coperti e corredati da piccole finestre ad arco, avevano in origine ben altra fisionomia in quanto non esisteva soffittatura, ma solamente una solida merlatura ghibellina a 'coda di rondine'. 

Sino al Cinquecento, dietro i merli si potevano preventivamente concentrare e schierare le truppe che difendevano il maniero per impedire qualsiasi tentativo di scalata ostile, tenendo a debita distanza gli assalitori con linee multiple di tiro. 

Il pavimento dei corridoi mostra le ondulazioni regolari che in assenza del tetto convogliavano le acque piovane verso i fori di gronda aperti nei beccatelli

TORRE DI NONANTOLA - Dei camminamenti la parte sicuramente più suggestiva è indubbiamente il piccolo ballatoio (pugiuolo) che conduce alla torre di Nonantola, una delle più antiche della Rocca. 

Nel corso del XIV secolo la torre fu elevata ed ampliata una prima volta, per poi essere innalzata e interamente consolidata con murature in mattoni nel periodo compreso tra il 1402 e il 1406.

TORRE DEL PENNELLO - La torre del Pennello, come quella delle Donne, fu innalzata ex novo nei primi due decenni del Quattrocento. 

Il suo nome deriva alla presenza di una garitta di avvistamento posta sulla sua sommità, che da lontano appariva come un 'pennello'. Questa torre si diversifica dalle altre per la sua pianta pentagonale.

TORRE DELLE DONNE - La torre trae la sua denominazione dalla presenza al suo interno delle celle in cui, secondo alcune testimonianze (Belloj), venivano recluse le donne.

Durante i restauri effettuati negli scorsi decenni, sono emerse le decorazioni ad affresco realizzate sia nelle spallature delle finestre, con tralci di foglie e melograni eseguiti a composizione libera, sia come riquadrature e contorni dei merli.

Delle tre torri, questa è l'unica ad avere al suo interno una scala che collega tutti i piani dell'edificio, dai camminamenti ai sotterranei, integrando il sistema di collegamenti verticali ed orizzontali che contraddistinguono l'edificio.

CAPPELLA DI UGUCCIONE - "Per chi entra nel Castello di Vignola la cappella con gli affreschi con Storie di Cristo resta una delle esperienze più intense e vive fra opere emiliane del periodo"  (A.C. Quintavalle, I freschi di Vignola e la pittura emiliana del primo Quattrocento, in "Arte Antica e Moderna", 1962)

Al primo piano della Rocca, il piano nobile in cui si svolgeva la vita familiare dei signori e dei loro ospiti, si trova la Cappella Contrari, citata come chiesuola da un inventario del 1642 e ricordata come cappellina due secoli dopo.

La Cappella Contrari rappresenta un autentico gioiello dell'arte tardogotica dell'Italia settentrionale. Commissionata da Uguccione Contrari, nobile ferrarese, signore del castello e delle terre del contado di Vignola dal 1401, fu affrescata attorno al 1425 secondo quanto emerge dalle analisi più recenti. 

Le testimonianze documentali sinora rinvenute, tuttavia, non fanno cenno esplicito né ai frescanti, né alla loro opera. L'esemplare ciclo di affreschi "neogiotteschi" della Cappella Contrari rappresentano un episodio fondamentale ed originale nella cultura figurativa di ambito estense della prima metà del XV secolo.

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Nonostante le ridotte dimensioni dell'ambiente (si trattava di una cappella riservata alla devozione della famiglia Contrari), il visitatore è colto da una sensazione di ammirato stupore nell'osservare gli affreschi che decorano le lunette delle pareti e le vele del soffitto.

Sulle lunette delle quattro pareti sono raffigurate: la Pentecoste (a ovest, parete della porta d'ingresso); la Resurrezione di Cristo e la sua Discesa al Limbo (parete nord); l'Ascensione (est) e l'Assunzione in cielo della Vergine e il dono della fascia con cui era cinto il suo corpo all'apostolo Tommaso (parete sud). Tali episodi, successivi alla morte di Cristo, sono da porre in relazione con le immagini della vela stellata sovrastane.