Castello di Issogne
(Aosta)

Il castello di Issogne si mostra in prima battuta come un anonimo palazzo cittadino di tipo rinascimentale, ed in effetti l'esterno appare sobrio spoglio, con le torri e le mura nude e segnate solo da qualche finestra a croce e dal finto bugnato dipinto sugli angoli. La vera sorpresa è invece l'interno, caratterizzato dalla corte e dal giardino, abbracciati dai tre corpi di fabbrica disposti a ferro di cavallo e circondati dai porticati e dalle logge che vivacizzano la disposizione degli ambienti nella struttura del palazzo. 

Esternamente il castello appare come una dimora fortificata dall'aspetto poco appariscente, senza particolari decorazioni o affreschi e con le torrette angolari poco più alte del resto dell'edificio, situato al centro dell'abitato di Issogne.

La pianta del castello è di forma quadrangolare, di cui tre lati sono occupati dall'edificio stesso e il quarto - quello orientato verso sud - è costituito da un giardino all'italiana separato dall'esterno da un semplice muro di cinta.

IL CORTILE E IL PORTICATO - Il cortile interno racchiuso tra i tre lati dell'edificio e il giardino è uno degli ambienti più suggestivi del castello. Un tempo vi si accedeva attraverso il portone che si apre sulla piazza del paese e che conduce sotto il porticato, mentre attualmente per motivi pratici si utilizza l'ingresso secondario sul lato ovest, che si affaccia esternamente su un ampio prato.

Sulle facciate che si affacciano sul cortile si trova il cosiddetto "miroir pour les enfants de Challant", una sequenza di stemmi affrescati che raffigurano i diversi rami della famiglia Challant e le principali alleanze matrimoniali della casata, per conservarne il ricordo e trasmetterlo alle future generazioni. Il muro di cinta del giardino era invece decorato con disegni monocromatici di saggi ed eroi dell'antichità, ormai purtroppo quasi cancellati.

Al centro del cortile si trova la celebre fontana del melograno, una vasca di pietra di forma ottagonale dalla quale si erge un albero di melograno interamente in ferro battuto donde sgorgano zampilli di acqua. Curiosamente l'albero presenta i frutti del melograno mentre il fogliame, forse per ragioni simboliche volute dall'artista, è quello di un'altra pianta: la quercia. La fontana fu probabilmente fatta realizzare da Giorgio di Challant come dono per le nozze del suo pupillo Filiberto di Challant con Louise d'Aarberg nel 1502 ed ha come detto una forte valenza simbolica, volendo unire la fertilità e l'unità della famiglia rappresentate dal melograno, con i suoi frutti composti da molti grani, con la forza e l'antichità simboleggiati dalla quercia. Fra le fronde del melograno-quercia sono pure inseriti dei minuscoli draghi, sempre in ferro battuto e molto difficili da scorgere.

Il lato est del cortile è occupato da un porticato con le arcate a tutto sesto e soffitto con volta a crociera, sul quale si apriva il principale accesso al castello e dal quale si accede ora all'interno dell'edificio. La decorazione di tipo geometrico delle nervature delle volte a crociera è tipica dell'arte del Quattrocento.

Le lunette del porticato sono decorate con affreschi raffiguranti con realismo e umorismo botteghe artigiane e scene di vita quotidiana del tempo e rappresentano una importante testimonianza iconografica dell’epoca a cavallo tra il XV e il XVI secolo. La lunetta del corpo di guardia mostra alcuni soldati seduti ad un tavolo intenti a giocare a carte o a tric trac in compagnia di alcune prostitute, mentre le loro armi o armature (corazze, balestre e alabarde) sono appese ad una rastrelliera addossata alla parete. Il fornaio inforna il pane appena impastato ed il beccaio gira lo spiedo mentre un gatto cerca di rubargli la carne. Nella bottega del sarto si misurano e si tagliano pezze di tessuto, mentre negli scaffali alle spalle dello speziale sono raffigurati numerosi vasi di medicinali e altri medicamenti. 

La lunetta del mercato mostra una affollata vendita di frutta e verdura con numerosi clienti e venditori abbigliati nei costumi dell’epoca. Nella lunetta della bottega del salumiere sono infine raffigurate alcune forme di formaggio della tipica forma della fontina, considerate la più antica raffigurazione del tradizionale formaggio valdostano. Questi affreschi, oltre ad una funzione estetica, avevano probabilmente anche un significato celebrativo, volendo mostrare l'abbondanza e la pace ottenute grazie alle capacità del signore del castello. L’intero ciclo è attribuito ad un artista conosciuto come maestro Colin, in virtù di un graffito nella lunetta del corpo di guardia che identifica il “Magister Collinus” come autore dell’opera, autore anche dei dipinti della cappella al primo piano del castello.

PIANO TERRENO - Il bel portone in pietra [1] con il profilo a chiglia e lo stemma della famiglia Challant costituiva, in origine, l'ingresso principale al castello; tuttavia essendo aperto nella torre orientale del complesso, si affaccia sulla piazza del paese di Issogne e motivi pratici hanno consigliato di disporre l'ingresso ai visitatori sul lato ovest, come è ampiamente indicato in loco.

Dall'ingresso primitivo si aveva accesso diretto al portico [2] che si apre sul cortile [A] e sul giardino [B] e che distribuisce agli ambienti della sala da pranzo, della cucina e ad un disimpegno che conduce alle altre ali del complesso.

A metà circa della lunghezza del porticato si apre la porta che conduce alla cosiddetta sala da pranzo [3], la quale comunica direttamente con la cucina [4] tramite un passapiatti aperto nella parete sotto la cappa del camino. Il grande ambiente della cucina è diviso in due da una doppia arcata ed è caratterizzato dalla presenza di tre grandi camini. Entrambi gli ambienti, sala da pranzo e cucina, sono coperti con volte che poggiano su un fitto intreccio di costoloni in pietra a vista, i quali si dipartono da peducci a forma d'angelo.

Dalla cucina si accede direttamente alla scala di servizio [5] e da qui, tramite un disimpegno, ai locali destinati a dispensa [6] e alla scala principale [7] accessibile anche dalla corte: si tratta di una scala a chiocciola in pietra, tipologia caratteristica dell'architettura francese ma tradizionalmente presente anche in Valle d'Aosta, che costituisce un capolavoro di maestria tecnica ed uno splendido esempio di design.

In sostanza, i gradini in pietra da taglio che formano la scala hanno la sagoma, come i gradini di una qualsiasi scala a chiocciola, di un settore di corona circolare, con lo spessore equivalente all'altezza del gradino, ma nella loro parte più sottile sono conclusi con un elemento cilindrico; la sovrapposizione dei gradini comporta l'allineamento in verticale di questi elementi cilindrici, come se fossero dei piccoli rocchi. In questo modo si forma la colonna centrale di sostegno, mentre i gradini si aprono a ventaglio per dare vita alla scala, sovrapponendosi tra loro ed incastrandosi nella muratura d'ambito per migliorare la stabilità della struttura. 

A completare il suggestivo effetto della scala contribuisce il soffitto della rampa continua, costituito direttamente dall'intradosso dei gradini del giro superiore; e così la scala è formata da un unico nastro, che si dipana attorno alla colonna centrale, formato dal susseguirsi nello spazio di un unico elemento semplice, il gradino.

Adiacenti alla scala principale troviamo la sala d'onore del castello [8] conosciuta anche come sala di giustizia o Salle Basse e due camere: la prima, detta Chambre des cuisiniers, era destinata agli addetti alla cucina [9], e la seconda, il Cabinet de l'Apothicaire, era la camera dello speziale [10].

Si accede alla sala di giustizia tramite una bussola in legno di pregevole fattura; troveremo in altri locali la presenza di bussole in legno, utilizzate per creare una sorta di anticamera in quegli ambienti che si aprono su spazi più freddi e per ridurre così le dispersioni di calore. L'ambiente della salle basse, a pianta rettangolare, è decorato con stalli in legno intagliato -i cui originali si trovano nel Museo di Torino - nella parte inferiore delle pareti, mentre la parte soprastante è dipinta a stoffe e a vignette inquadrate da colonne, con la rappresentazione di vedute di caccia, di scene di vita cortese e di paesaggi nordici. 

Sulla parete opposta a quella da cui si accede alla sala si trova un grande camino in pietra la cui cappa è decorata con lo stemma della famiglia Challant affiancato da due grifi, mentre sulla parete a sinistra, quella che dà sulla corte, tra le due finestre troviamo affrescato il Giudizio di Paride. Il soffitto è realizzato in legno con travi e travetti lasciati a vista e dipinti; le imposte e gli scuri delle finestre hanno i pannelli intagliati a pergamene e intrecci, come si ritrova nella gran parte delle finestre del castello.

Alla sinistra del grande camino si apre una porta che conduce in una camera che l'inventario del 1565, redatto dopo la morte di René di Challant, indicava come Petit Poële [11] e da questa si passa nella camera dei Pellegrini - Cabinet des coquilles [12] e nel Petit Cabinet près de celui des coquilles [13].

Tornando nel cortile [A], è possibile accedere ad un ala del complesso che contiene la prigione [14] che nell'inventario del 1565 era identificata come Cuisine de la Buanderie, e ad altri locali di servizio: buraterie prés du four [15], membre au-dessus du cellier [16], charnier [17] e cabinet de l'argenterie [18], tutti coperti con volte a botte.

Adiacente all'ingresso a questo corpo si apre la scala, coperta con volta rampante a botte, che conduce ai sotterranei del castello [19], in cui si trovano le cantine. Per curiosità ricordiamo che l'inventario del 1565 riportava i locali del sotterraneo denominandoli nell'ordine: première cave; petit cave à la suite de la précedente; troisième cave et membre ou l'on tient le fromage; cave du coté du four, prè du verger du soleil couchant; cellier à gauche.

Sul giardino [B] invece si affaccia la foresteria, in origine destinata agli uomini d'arme, divisa in due ambienti di cui il maggiore coperto con volte a crociera: si tratta della salle du jardin [20] e della chambre du jardin [21]. Entrambi gli ambienti sono dotati di camino e hanno accesso anche dall'esterno del castello.

PRIMO PIANO - Salendo al primo piano con la scala principale [7] ci si imbatte nella camera che è stata di Marguerite de La Chambre prima e di Manzia di Braganza dopo [22] e da questa si accede alla camera delle figlie di Manzia [23], che l'inventario del 1565 riporta come garde-robe de la chambre de La Chambre, e all'adiacente cabinet près le garde-robe de la chambre de La Chambre [24]. Dalla parte opposta alla camera delle figlie la camera di Manzia comunica con un piccolo ambiente quadrato voltato a crociera, l'oratorio di Marguerite de La Chambre [25].

Dalla camera di Manzia di Braganza, così come dalla scala principale, si accede alla sala d'armi [26] soprastante alla salle basse. La sala d'armi, che nell'inventario del 1565 è denominata chambre de Savoie, presenta un grande camino in pietra decorato con lo stemma della famiglia Savoia e con quello Challant - De La Palud del matrimonio di Amedeo di Challant e Anne De La Palud, genitori di Giorgio di Challant; tutto intorno al soffitto corre invece un fregio in cui lo stemma Challant è accoppiato a quello de La Chambre. Il soffitto ligneo è realizzato lasciando a vista travi e travetti a formare una struttura a cassettoni.

Dalla sala d'armi è possibile accedere al garde-robe de la chambre de Savoie [27] ed alla loggia [28] voltata a crociera, che conduce, tramite una serie di disimpegni, alla camera della torre [29]. Dalla loggia si accede anche ad un lungo corridoio voltato a crociera che termina con la bussola lignea di accesso alla camera della contessina Jolanda [31] presente nell'inventario del 1565 come chambre des épouses.

È da rilevare come curiosità la presenza di due piccoli vani, compresi tra la camera della torre [29] e il corridoio [30], antesignani dei moderni servizi igienici.

Dalla scala principale si passa anche ad un locale di disimpegno [32] voltato a crociera collegato alla scala di servizio [5]; da qui si accede, passando un altro disimpegno, alla chambre de la lingerie [33].

Sulla scala di servizio si aprono anche altri ambienti. Innanzi tutto, la camera di René di Challant [34], arricchita da un grande camino. Questa stanza contiene un polittico di cui la tavola centrale, andata perduta, rappresentava presumibilmente la Madonna in Trono, mentre gli sportelli intermedi raffigurano René di Challant e la moglie Manzia di Braganza con le figlie Filiberta ed Isabella di Challant, e le tavole laterali rappresentano la Madonna e l'arcangelo Gabriele. Le due tavole dell'Annunciazione furono rinvenute nel castello di Aymavilles dal senatore Bombrini quando lo acquistò nel 1882, ma l'intero polittico si trovava in principio nella cattedrale di Aosta.

La camera di René di Challant comunica con la chambre prés de celle de Challant [35] da una parte e con la camera del cardinale Madruzzo [36] dall'altra. Dalla camera del cardinale Madruzzo, riportata nell'inventario del 1565 come chambre de la chapelle, si accede appunto alla cappella, e da questa alla sagrestia (cabinet de la chapelle) [37].

La cappella è uno degli ambienti più interessanti dell'intero edificio. Il lungo spazio è ritmato dalla successione di cinque volte a crociera, segnate dai costoloni riccamente decorati e riportanti in chiave lo stemma della famiglia Challant dipinto e dorato. Una cancellata in legno dal disegno semplice ed elegante separa l'ambiente in una parte destinata ai signori del castello e in una destinata al personale di servizio.
L'altare è arricchito da un trittico fiammingo e da un paliotto -il paramento che copre la parte anteriore dell'altare- intagliato a trafori su un fondo colorato; le finestre sono valorizzate da vetrate a colori. Sulla parete che separa la cappella dalla camera del cardinale Madruzzo si trova un grande camino che aveva l'ovvia funzione di mitigare la temperatura della cappella durante le funzioni nelle rigide giornate dell'inverno valdostano.

SECONDO PIANO - Si accede al secondo piano continuando a salire lungo la scala a chiocciola in pietra [7]. In corrispondenza delle stanze di Marguerite de La Chambre si trovano qui i locali riservati a Giorgio di Challant. La camera di Giorgio di Challant [39], detta anche "camera di San Maurizio" per via del soffitto a cassettoni decorato con le croci dell'Ordine dei Cavalieri di San Maurizio è arredata in modo analogo alla sottostante camera di Marguerite de la Chambre e comprende un letto a baldacchino del XVI secolo e una credenza e una seggetta ottocentesche fatte realizzare da Avondo in stile tardogotico. La stanza era scaldata da un grande camino in pietra decorato con lo stemma di Giorgio di Challant sorretto da un grifone e un leone.

Da questa stanza si accede si accede allo studiolo di Giorgio di Challant [40], il garde-robe de la chambre de Saint-Maurice, secondo l'inventario del 1565, e da qui ancora alla camera verde o cabinet de la librerie [41].

Dalla camera di Giorgio di Challant si accede al suo oratorio privato [42], collocato in corrispondenza di quello di Marguerite. Anche in questo caso si tratta di un piccolo locale a pianta quadrata, coperto da una volta a crociera e completamente affrescato. Gli affreschi, opera dell’ anonimo artista forse proveniente da oltralpe autore anche degli affreschi nell’oratorio di Marguerite de La Chambre, raffigurano scene della crocifissione, della pietà e della deposizione di Cristo nel sepolcro. Giorgio, committente delle opere, è ritratto inginocchiato ai piedi della croce. Come altri dipinti del maniero anche gli affreschi dell'oratorio di Giorgio sono stati ridipinti durante un restauro nel 1936.

Dalla scala principale di accede alla cosiddetta "sala del re di Francia" [43], situata accanto alle stanze di Giorgio di Challant e al di sopra della sala d'armi. Il nome deriverebbe dall'aver probabilmente ospitato il re di Francia Carlo VIII durante il suo passaggio in Italia nel 1494. Nel XVI secolo questa era la camera nuziale di Renato di Challant e di sua moglie Mencia.

La camera deve il suo nome al fatto che si dice che qui abbia alloggiato Carlo VIII. Questo è storicamente verosimile visto che Carlo VIII, re di Francia dal 1470 al 1498, scese in Italia nel 1494 alla guida di un esercito di 30.000 uomini. L'impresa fu facile e si dice infatti che Carlo VIII abbia conquistato l'Italia con il gesso usato per segnare gli alloggiamenti delle truppe, ma l'anno seguente, dopo la battaglia di Fornovo Carlo VIII fu costretto, da una lega formata dai vari stati in cui all'epoca era divisa la penisola italiana, a ripassare le Alpi.

Il soffitto della salle du roi è decorato a riquadri con rose dorate e sulla cappa del camino campeggia lo stemma gigliato di Francia con il motto Vive le Roi. Le pareti della stanza sono dipinte ad imitare una tappezzeria.

Dalla salle du roi si accede al garde-robe de la chambre du roi [44] noto anche come camera del Paggio, e da qui tramite disimpegni si raggiunge la chambre haute de la tour, autrefois appellée du cuir [45] e due piccoli locali che il Nigra chiama gabinetti di decenza.

La camera del paggio si affaccia sulla loggia [46] voltata a crociera che collega la salle du Roi alla chambre de l'empereur [47] che deve il suo nome alla permanenza dell'imperatore Sigismondo in viaggio nel 1414 per ritornare in Germania dall'Italia.

Torniamo ora alla scala principale e continuiamo a salire: ci troviamo dopo pochi scalini in una piccola loggia di raccordo con la scala di servizio [5] e con un ampio locale denominato, come annuncia una scritta in grossi caratteri gotici posta presso la sommità della scala di servizio, garde-robe de la tapysserie [48].

La scala di servizio arriva ad un pianerottolo di sosta posto allo stesso livello della loggia e del garde-robe de la tapysserie, e da qui si divide in due rampe che conducono la prima alla chambre de Saint-Sébastien [49] e alla chambre de Miolans [50], e la seconda alla loggia [51] voltata a crociera e alle stanze che su questa si aprono: la chambre de Varembon [52], la chambre de Valangin [53] e la camera dello scriba[54]. 

Nei pressi della chambre de Saint-Sébastien troviamo altri due gabinetti di decenza ed una scala [55] che conduce alle soffitte del castello in cui si trovano la Première chambre du galetas, il Dernière garde-robe e La plus haute chambre sur la porte du château près du galetas. I tetti del castello hanno manto in lastre di pietra e in pietra sono pure le gronde.

GLI AFFRESCHI - Il castello di Issogne è ricco di decorazioni pittoriche, eseguite da artisti differenti, non sempre noti o identificabili, in un arco di tempo relativamente breve, a cavallo tra la fine del XV e la prima parte del XVI secolo.

Entrando nel castello si incontrano subito le lunette delle botteghe artigiane e del corpo di guardia sotto le volte del portico. Questi affreschi che ci mostrano la bottega del sarto, la farmacia, la macelleria, il corpo di guardia, il mercato di frutta e verdura, la bottega del fornaio, dello speziale, del pizzicagnolo sono nitidi squarci sulla vita quotidiana dell'epoca: le scene sono rappresentate vivacemente e insieme con realismo, spontaneità e a volte con un pizzico di umorismo. Il ciclo delle botteghe artigiane è attribuito al pittore Colin, che troviamo a volte citato come Magister Collinus, in virtù di un graffito, presente proprio al di sopra della panca nella lunetta del corpo di guardia, che appunto indica il suo nome come autore dell'opera.

Nel 1499 Colin lavora ad Aosta al decorazione delle volte nella collegiata dei Santi Pietro ed Orso, che era sottoposta a restauro per volere del suo priore, lo stesso Giorgio di Challant che dirige anche i lavori nel castello di Issogne. Colin giunge in Val d'Aosta da Ivrea, dove aveva realizzato, presumibilmente nel 1493, il fondale della pala con l'Adorazione dei Magi per la cappella dei Tre Re; è un pittore di buone qualità, cresciuto in Piemonte ma, come abbiamo visto, trasferito in Val d'Aosta, chiamato da Giorgio di Challant.

Anche le pitture della cappella del primo piano sono attribuite a Colin: qui troviamo raffigurati i Profeti, gli Apostoli e i quattro Dottori della Chiesa, che sono una sorte di introduzione mistica ai temi centrali della storie della vita della Vergine e dell'infanzia di Cristo. Nella cappella le raffigurazioni coinvolgono tutti gli elementi dello spazio architettonico andando ad interessare sia il polittico sia le pareti e le vetrate, ma sono compromesse nella qualità artistica dalle pesanti ridipinture del restauro del 1936.

Un altro maestro impegnato nei lavori del castello di Issogne è il Maestro di Wuillerine. In realtà non sappiamo molto di lui, ma studi stilistici hanno permesso di individuare la stessa mano negli affreschi della salle basse di Issogne ed in un ex voto presente nella collegiata di Sant'Orso ad Aosta; questo ex voto è datato al 1514 ed è dedicato alla guarigione della povera storpia Wuillerine, da cui il nome di Maestro di Wuillerine. Rileviamo che anche in questo caso le maestranze alle dipendenze di Giorgio di Challant operano indifferentemente ad Issogne o ad Aosta.

Il Maestro di Wuillerine è l'autore delle decorazioni del salone al piano terra del corpo centrale del castello dove Giorgio di Challant amministrava la giustizia, la salle basse. Le decorazioni di questa sala sono state portate a termine con ogni probabilità entro il 1509, anno della morte del committente Giorgio di Challant. Sulle pareti si dispiegano finte colonne e drappi che segnano il ritmo del racconto figurato e incorniciano, unitamente alla finta balaustra, le scene di cui gli stessi membri della famiglia di Challant sono protagonisti. Questa sorta di gioco raggiunge il suo culmine nella rappresentazione del giudizio di Paride, in cui lo stesso Giorgio veste i panni pensosi di Paride chiamato ad esprimere il suo giudizio, come tante volte avrà fatto lo stesso priore nell'adempimento delle sue funzioni. L'osservazione attenta delle scene raffigurate nella sala ci consente di ipotizzare verosimilmente che il capomastro di questo cantiere pittorico, il nostro Maestro di Wuillerine, dovesse provenire d'oltralpe; questa affermazione è giustificata dalla presenza, nei paesaggi, di architetture a graticcio con i tetti molto spioventi e di mulini a pale che, insieme ad un curioso tromp l'oeil raffigurante un bruco ed una mosca sul piano d'appoggio dello stemma affrescato sulla cappa del camino, ci riportano all'ambito franco-fiammingo.

Sempre da oltralpe sembra provenire anche l'ignoto artista autore degli affreschi negli oratori di Marguerite de la Chambre al primo piano ed in quello di Giorgio di Challant al secondo piano del complesso; la corretta attribuzione degli affreschi è resa particolarmente difficoltosa dal pesante intervento di ridipintura promosso dall'allora Ministro dell'Istruzione Nazionale Cesare Maria De Vecchi nel 1935 e attuato l'anno successivo. Gli oratori sono due piccoli ambienti a pianta quadrata, sovrapposti ed entrambi voltati a crociera.

Nell'oratorio al primo piano, in cui si ritirava Marguerite de la Chambre, troviamo rappresentati l'Assunzione della Vergine e i martiri di Santa Caterina e di Santa Margherita; nel soprastante oratorio, teatro delle devote meditazioni del priore Giorgio di Challant, è invece rappresentata la Passione di Cristo nelle scene della Crocefissione, della Pietà e della Deposizione del Sepolcro.

L'arredo pittorico del castello di Issogne spazia anche all'esterno, andando ad interessare anche il cortile. Infatti sulle facciate interne dell'edificio troviamo rappresentato il Miroir pour les enfants de Challant, una rappresentazione degli stemmi dei diversi rami della grande famiglia. Il Miroir è stato pensato con molteplici funzioni, quali l'esaltazione della casata, la conservazione della memoria storica dei legami familiari, il fornire un esempio da seguire per le generazioni future. In quest'ottica si inseriscono anche le decorazioni monocrome sul muro interno del giardino. Il tema proposto è in questo caso rappresentato da filosofi e saggi dell'antichità, forse in origine affiancati dai nove prodi e dalle nove eroine. Questa incertezza è dovuta al fatto che in questo caso le pitture, pur essendo state recentemente restaurate, sono pur tuttavia in gran parte andate perdute e possiamo averne informazione solo tramite la testimonianza di chi ci ha preceduti.

CENNI STORICI

Le prime notizie relative alla fortificazione del luogo in cui sorge il castello di Issogne risalgono all'anno 1151, quando una bolla di papa Eugenio III documenta la presenza di un dominio del vescovo di Aosta in Issogne. In realtà sullo stesso sito già dal I secolo a.C. era esistito un edificio romano, di cui si conservano i muri perimetrali di alcuni vani nel sottosuolo delle cantine dell'attuale castello.

Nel 1255 la casaforte di Issogne è ancora sotto il controllo ecclesiastico, ed infatti in quest'anno l'allora vescovo di Aosta, Pierre di Pra, concede un regolamento di giustizia per la regolamentazione dei suoi rapporti con la comunità e della convivenza tra gli abitanti dei territori del suo dominio. Ma questo non è sufficiente per garantire che la pace regni nei domini del vescovo, ed infatti tra il 1280 e il 1350 circa un aspro conflitto contrappone al vescovo i signori di Verrès, fino all'evento clou dell'incendio appiccato ala casaforte, che comporterà gravi danni alla struttura. Come risultato di tutto ciò il vescovo di Aosta nel 1379 infeuda della giurisdizione di Issogne Ibleto di Challant, che era signore di Verrès per aver acquisito i territorio degli omonimi signori.

Ibleto tra la fine del XIV e l'inizio del XV secolo inizia la costruzione di una casaforte in luogo della casaforte vescovile, dando vita ad una struttura complessa di torri e corpi di fabbrica di forme e dimensioni differenti, il tutto racchiuso da una cinta muraria; pare che il complesso, più che un castello fosse una elegante dimora improntata ai dettami del gotico cortese -o internazionale- che si sviluppò proprio tra la metà del '300 e la metà del '400. 

Ibleto muore nel 1409 e nel 1424 il figlio François di Challant, del ramo di Ville-Challand e Montjovet e signore di Issogne, ottiene dal duca di Savoia il titolo di primo conte di Issogne. Alla sua morte, nel 1442, avendo egli solo tre figlie femmine si genera una lotta per la successione che si conclude nel 1456 con la vittoria di Jacques del ramo di Aymavilles, che diviene così il secondo conte di Issogne.

Verso il 1480, sotto il dominio di Louis di Challant, figlio di Jacques, iniziano i lavori di sistemazione del castello, e tra i graffiti del castello troviamo la testimonianza dei lavori in atto in una cantina.

Nel 1487 muore Louis di Challant lasciando i due giovani figli Philibert e Charles, di cui sono nominati tutori il priore Giorgio di Challant-Varey -cugino di Louis- e della vedova Marguerite de la Chambre. In questo periodo i lavori al castello procedono con grande fervore, tanto che l'anno 1494, secondo le notizie riportate dai Computa Priorati Sancti Ursi, è quello in cui i lavori svolti al castello di Issogne raggiungono il loro massimo sviluppo; quando Giorgio di Challant muore, nel 1509, i lavori sono ormai terminati e il signore del castello è Philibert, che lo abita insieme alla moglie Louise d'Aarberg e al figlio René. È proprio sotto il dominio di René di Challant, che nel 1528 prenderà in sposa Manzia di Braganza, che il castello assume definitivamente l'aspetto di una corte ricca e raffinata, con tutti gli arredi, le suppellettili e le stoffe preziose descritte nell'inventario redatto nel 1565 dopo la morte di René.

Nello stesso anno 1565 i nobili Madruzzo, della famiglia dei principi e dei vescovi di Trento, subentrano a René di Challant in virtù del matrimonio tra Giovanni Federico di Madruzzo e Isabella di Challant, figlia di René. Questo fatto scatena le ire dei cugini maschi di Isabelle, che si oppongono alla inusitata successione per linea femminile e danno luogo ad un contenzioso che avrà termine solo nel 1696. Nel contempo la discendenza Madruzzo si esaurisce nel 1658 con la morte di Carlo Emanuele vescovo di Trento e l'eredità, contesa da più parti, spetta infine ad Henry de Lenoncourt; ed anche la dinastia di Lenoncourt termina a breve, nel 1693, con la morte di Charles-Joseph-Louis, e i possessi legati al titolo di conte di Issogne passano alla sorella Cristina Maurizia del Carretto di Balestrina.

Ma come abbiamo accennato poc'anzi, il 1696 vede finalmente la fine del processo, durato 131 anni, che ha contrapposto i discendenti dei Madruzzo e dei cugini di Isabella di Challant: il contenzioso è vinto da questi ultimi, per cui i del Carretto di Balestrina devono restituire l'eredità del conte René ai baroni di Challant-Châtillon.

Un secolo più tardi, nel 1796, muore François Maurice, l'ultimo conte di Challant, e poiché il figlioletto Jules-Hyacinthe morirà nel 1802 in tenera età, la discendenza si esaurisce ed inizia un periodo di decadenza, segnato innanzitutto da una Guardia Nazionale che nel 1800 sottrae arredi e suppellettili.

Dal 1841, con la morte di Gabriella di Canalis di Cumiana, vedova di François Maurice di Challant, il castello passa al suo secondo marito, il conte Amédée-Louis Passerin d'Entrèves.

Nel 1862 il castello di Issogne, ormai privo dei diritti signorili, viene acquistato, insieme a quello di Verrès, da Alexandre Gaspard di Châtillon, che aliena una parte degli arredi originari e cede il castello, nel 1869, al barone Marius de Vautheleret, ingegnere francese impegnato nello studio del collegamento ferroviario tra Aosta ed Ivrea; ma questi fallisce e nel 1872 il castello è messo all'asta ed acquistato dal pittore torinese Vittorio Avondo, che si impegna nel restauro architettonico del castello e nel riallestimento degli interni con arredi originari o con copie appositamente commissionate.

Nel 1907 Avondo, riservandosene l'usufrutto, dona il castello di Issogne allo stato italiano, che ne diviene proprietario a tutti gli effetti alla morte di Avondo, il 9 dicembre del 1910.

Nel 1935 il ministro dell'Istruzione Nazionale Cesare Maria De Vecchi promuove degli interventi di restauro che comportano pesanti ridipinture degli affreschi degli oratori e della cappella. Nel 1948, a seguito dell'approvazione dello statuto speciale della Regione Valle d'Aosta, il castello di Issogne diviene proprietà regionale. Nel biennio 1996-1998 gli interni del castello vengono riallestiti secondo l'assetto voluto da Vittorio Avondo, ricostruito in base a foto d'epoca e agli inventari redatti nel 1907 e nel 1911; vengono anche attuati interventi di restauro e manutenzione di arredi e di suppellettili, e di alcuni elementi architettonici, e insieme vengono studiati impianti tecnici rispondenti alle vigenti normative di sicurezza, nonché un impianto di illuminazione volto alla valorizzazione degli ambienti. Nel contempo viene dato il via al complesso rilievo geometrico dell'albero della fontana: attualmente nella corte è ancora presente la fontana originaria, che però dovrà essere sostituito da una copia per consentirne il restauro. Non è ancora chiaro se, una volta terminato l'intervento di restauro, l'albero originale sarà conservato in museo ad Aosta o se sarà riportato.