Venzone, il borgo risorto
(Udine)
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La cittadina sorge a 230 m s.l.m., alla confluenza di due importanti valli: quella del Tagliamento, che porta in Carnia, e la Val Canale. Parte del territorio comunale è compreso nel Parco naturale delle Prealpi Giulie. La cittadina è legata da un legame molto profondo con le truppe alpine: questa infatti è una terra di tradizionale reclutamento alpino. Inoltre ancor oggi a Venzone, dopo lo scioglimento del 14º Reggimento nel 2005, ha sede l'8º Reggimento Alpini, nella caserma Feruglio.

Il nome di Venzone viene citato per la prima volta nel 923 come Clausas de Albiciones; in seguito Albiciones diventerà Aventinone, Avenzon, Avenzone e quindi Venzone. Il toponimo deriva certamente da av-au, flusslauf (sorgente, corso d'acqua) e il nome deriva quindi sicuramente dal torrente Venzonassa. 

È comunque del 1001 il primo documento ufficiale nel quale viene menzionata la città di Venzone. Si tratta di un diploma dell'imperatore Ottone III con il quale si concedeva al Patriarca d'Aquileia l'erbatico del Canal del Ferro intendendo con ciò un'ampia zona, di grande valore, coperta di erba, contrariamente alla pianura friulana che in quei tempi contava quasi esclusivamente boschi e paludi.

Nel 1258 Glizoio di Mels, diventato signore del luogo, fece iniziare la costruzione delle fortificazioni: fece in modo di avere una doppia cinta muraria circondata da un profondo fossato in cui scorresse l'acqua del torrente; la pianta è di forma esagonale con lati ineguali. Le mura, alte 8 metri e larghe 1,5 erano robustamente ancorate ad un sistema di 15 torri. 

Nel 1335 il feudo di Venzone venne ceduto a Giovanni Enrico di Gorizia al quale subentrò il Patriarca di Aquileia Bertrando di San Genesio, che l'anno successivo espugnò la cittadina annettendola al Patriarcato.

Nel 1351 Venzone passò nuovamente come feudo al duca d'Austria Alberto II e nel 1381 divenne finalmente libera comunità avente voce nel parlamento friulano. 

Nel 1391 con bolla pontificia di papa Bonifacio IX venne nominata parrocchia. 

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Nel 1420 sotto il doge Tommaso di Mocenigo passò a far parte, come tutto il Friuli (escluso il Goriziano), della Repubblica di Venezia. In quel periodo Venzone raggiunse il suo massimo splendore e i suoi abitanti superavano il numero di 2000. Fu questo, però, anche il periodo in cui iniziò il suo decadimento accelerato dalle incursioni dei turchi. 

Nel Cinquecento, quando divenne sede di continui soggiorni regali, venne invasa alternativamente dai tedeschi e riconquistata dai veneti. 

Nel 1797 Venzone venne occupata dalle truppe francesi ma, in seguito al Trattato di Campoformio, subentrarono gli austriaci. Nel 1866, in seguito alla terza guerra d'indipendenza e al successivo voto plebiscitario, la cittadina fu annessa per sempre all'Italia. Nel 1965 il Ministero della Pubblica Istruzione ha proclamato la cittadina monumento nazionale riconoscendone così l'importanza storico-artistica. 

Anche a causa dell'età avanzata della maggior parte degli edifici, che non avevano subito danni nel corso dei due conflitti mondiali, venne quasi completamente rasa al suolo dal sisma che nel 1976 ha sconvolto il Friuli, ma grazie agli aiuti giunti da tutto il mondo e alla tenacia dei suoi abitanti il paese è risorto ed è oggi un modello della ricostruzione avvenuta in Friuli a seguito del terremoto.

Ricostruita pietra su pietra dopo il terremoto che devastò il Friuli nel 1976, la cittadina medievale ha ritrovato il suo antico profilo. E sfoggia con orgoglio il duomo, il giro di mura, i palazzi cinquecenteschi.  

Chi visita oggi Venzone, cittadella medievale  della Carnia, fatica a ritrovare i segni della tragedia che si abbatté circa 30 anni fa. Alle 21,06 del 6 maggio 1976 il paese, insieme ad altri 77 comuni friulani, fu travolto da una scossa di terremoto del decimo grado della scala Mercalli, un'oscillazione lunga 55 interminabili secondi. Molte case si afflosciarono a terra come castelli di carta. Venzone, pur ferita, traumatizzata, dolorante, restò viva. Arrivarono i primi aiuti, si puntellarono gli edifici pericolanti, si misero in salvo le opere d'arte e soprattutto si iniziò a catalogare pietra per pietra, via dopo via. Fotografando e registrando con infinita pazienza. Ma l'"orcolat", l'orco terribile che nella tradizione popolare friulana scatena il terremoto, si risvegliò. Quattro mesi dopo, il 15 settembre, Venzone ripiombò nel dramma. Due scosse, una alle 5,20, l'altra alle 11, sconvolsero il paese. Ciò che era rimasto in piedi dopo il terremoto di maggio crollò. Case, chiese e negozi non esistevano più.

Eppure oggi Venzone è uguale a quella di un tempo. La stessa, precisa, del 6 maggio 1976, un istante prima del sisma. La ricostruzione è stata effettuata con rigore filologico utilizzando la tecnica dell'anastilosi, cioè ricollocando precisamente al loro posto tutti i frammenti che si potevano recuperare, mentre la parte distrutta è stata sostituita con elementi assolutamente simili ma riconoscibili come nuovi. Lo si fa in genere in archeologia, non era mai stato fatto per un borgo. Tanto che Venzone rimane un esempio unico, da manuale.  

Camminando verso piazza del Municipio e poi lungo via Santa Caterina, fino a porta San Genesio, ci si immerge nel centro storico, piccolo ed elegante, racchiuso in una formidabile cerchia di mura medievali. Sfilano porte trecentesche, bifore e trifore in stile gotico che impreziosiscono facciate di palazzi signorili, cortili con ballatoi in pietra ed eleganti parapetti in ferro battuto. Un compendio della storia dell'arte dell'Alto Friuli, perfettamente reintegrato.

Il palazzo Comunale, costruito tra il 1390 e il 1410, è un gioiello dell'architettura gotico-fiorita veneziana. Nella facciata sono raccolti gli stemmi che riassumono la storia dell'antica Clausas de Albiciones, prima denominazione di Venzone: l'aquila del Patriarcato di Aquileia, gli emblemi delle famiglie nobili locali, il leone di San Marco e il ponte merlato, simbolo del Comune. Sotto la loggia vale la pena fermarsi ai pannelli che raccontano la Venzone del terremoto, con le foto di com'era nel febbraio del 1976, nel novembre dello stesso anno e poi nel 1995, ricostruita.

Ancora su piazza Municipio insiste lo splendido palazzo Radiussi, decorato da una trifora ad archetti trilobati, inconfondibilmente veneziana. L'ultimo tassello che completerebbe il complicato puzzle della ricostruzione è la vicina chiesa di San Giovanni Battista. Quello che si vede è soltanto lo scheletro - con la facciata e il portale - della chiesa trecentesca di un tempo. Tutto il resto è andato distrutto e si è in attesa dei fondi per ripristinare l'ex luogo di culto come spazio multifunzionale.

Imboccando dalla piazza via Glizoio di Mels ci si avvia al duomo di Sant'Andrea Apostolo, in origine romanico e trecentesco. Si notano, alle pareti, le lamine in piombo che dividono l'originale, rimasto in piedi durante il terremoto, da quanto è stato ricostruito. E poi le pietre, rimesse ciascuna al suo posto, con infinita perizia, e lavorate a mano con la tecnica della "bocciardatura". Le modifiche apportate nel corso dei secoli sono ancora ben leggibili. La chiesa originaria, duecentesca, fu radicalmente ampliata agli inizi del '300, con una sopraelevazione, l'aggiunta del transetto, delle absidi e delle due torri. Consacrato nel 1338, il duomo fu poi ingrandito ancora nel 1647. Quello che non si vede, nascosto dalla tipica muratura "a sacco" medievale, è l'interno in cemento armato, antisismico. 

Giusto a fianco del duomo si scopre l'inquietante cappella cimiteriale di San Michele. Nella cripta si conservano cinque delle famose mummie di Venzone (le altre dieci sono all'Università di Udine), corpi mummificati naturalmente da una muffa parassitarla che vegetava tra le tombe del duomo. La più famosa è quella "del gobbo", un venzonese morto nel 1348, gobbo in realtà perché schiacciato in un sepolcro troppo piccolo per lui. Per esaltare quest'altra peculiarità del borgo è in programma l'apertura di un centro di documentazione mummiografica. Del resto progetti e idee per il futuro non mancano davvero.

A palazzo Orgnani-Martina si può visitare la mostra permanente "Foresta, uomo, economia", dediata al Parco naturale delle Prealpi Giulie, 9.000 ettari di natura alpina di cui Venzone è porta d'accesso, e l'esposizione scientifica dedicata al terremoto. 

Tratto da Bell'Italia - Anna Pugliese