Vignola - Nel giardino dei ciliegi
(Modena)
 

    

La città si colloca ai piedi delle prime colline dell'Appennino Modenese, all'imbocco della valle del fiume Panaro, ed è comodamente raggiungibile sia da Modena, da cui dista circa 25 km, che da Bologna, da cui dista invece circa 30 km.

La denominazione "Vignola", che deriva dal latino "vineola", piccola vigna, indica la coltivazione della vite, in epoca romana largamente praticata sui terreni alluvionali del Panaro. Ancor oggi, anche se il tessuto economico locale è costituito da piccole e medie imprese che spaziano in diversi comparti economici, la vocazione agricola è molto radicata sul territorio, tanto che Vignola è conosciuta in tutta Europa per la sua produzione cerasicola. Prima fra tutte la nota ciliegia "Mora di Vignola".

I toponimi locali, nonché i reperti archeologici offrono una testimonianza, seppur non sempre sicura, dell’avvicendarsi di varie popolazioni sul territorio comunale, dagli Etruschi, ai Liguri, ai Galli ed ai Romani. Si ha testimonianza di un borgo (pagus) Sibinianum e di uno Feronianum, e l’attuale strada pedemontana (antica via Claudia) ricalca una via etrusca che, proveniente dalla Toscana, collegava Bologna a Parma, attraversando il Panaro all’altezza dell’odierna pieve. Il primo documento scritto che reca testimonianza del luogo in cui venne fondata la nuova comunità risale all’anno 826. A seguito di una permuta, l’abate del monastero di Nonantola otteneva la "basilica" S.Maria in Tortiliano e l'“in loco viniole ad saxo”, dove successivamente venne edificato il castello. Si ignora la data di costruzione della prima rocca, che un’antica tradizione vuole edificata da sant'Anselmo abate di Nonantola intorno all'anno 800, a difesa dei beni del monastero della zona. 

Per tutto il periodo di dominio vescovile durato sino al 1247, il castello si configura sempre più come importante "sentinella del Panaro", a controllo del fiume e dell’antica via Claudia. La transazione del territorio vignolese al comune di Modena causò numerosi scontri tra le opposte fazioni dei guelfi e dei ghibellini e il comune di Bologna. Della crisi politica seppe approfittare Gherardo Grassoni che instaurò a Vignola la signoria della sua famiglia, affermando un dominio che durò quasi un secolo, fino a quando gli Estensi si riappropriarono del feudo e con la nomina di un podestà iniziarono ad esercitare la loro signoria diretta (1399). 

Nel 1401 Niccolò III d'Este donò ad Uguccione dei Contrari di Ferrara il castello e le sue adiacenze e il feudo di Vignola divenne contea con sedici comunità. La Signoria, che durò quasi due secoli, coincise con il periodo di massima prosperità del paese: venne ristrutturato il castello, fu innalzata una nuova cinta muraria e con Ercole Contrari nel 1557 venne fatto erigere, su progetto dell’architetto Jacopo Barozzi, il Palazzo antistante la Rocca oggi conosciuto come Palazzo Boncompagni. Con la morte di Ercole nel 1575, per mancanza di eredi, il marchesato di Vignola tornò agli Este che, su richiesta di Papa Gregorio XIII, lo cedettero a Giacomo Boncompagni, suo figlio naturale.

La conquista napoleonica fece decadere definitivamente il dominio della famiglia Boncompagni su Vignola, che in virtù della nuova costituzione repubblicana divenne capoluogo di Cantone del Dipartimento del Panaro. Con la Restaurazione (1814) Vignola entrò a far parte dei domini del duca di Modena Francesco IV d'Asburgo – Este di cui subì il governo autoritario; diversi vignolesi parteciparono ai moti rivoluzionari del 1831, alle guerre d’indipendenza ed alle imprese garibaldine fino al compimento dell’Unità Nazionale. L’episodio più significativo della storia del nuovo Comune è legato alla celebrazione solenne svoltasi il 20 ottobre 1872 del bicentenario della nascita dello storico Ludovico Antonio Muratori (1672-1750): in questa occasione venne posata la prima pietra del ponte intitolato al Muratori, inaugurato nel 1876 e sul quale transitò poi la nuova tranvia Vignola – Bazzano – Bologna. Reso inagibile in seguito al bombardamento del 1945, il ponte fu ricostruito per essere poi distrutto dall’alluvione del 1966 e sostituito definitivamente con quello attuale, in cemento armato, inaugurato nel 1969.

La linea tranviaria fu sostituita nel 1938 dalla ferrovia elettrica Casalecchio – Vignola, il cui servizio, sospeso in seguito ai gravi danni subiti nel corso dell’ultimo conflitto mondiale, fu ripreso dopo la riparazione del ponte sul Panaro, per interrompersi alla fine degli anni ’70. Nel 2004 il collegamento è stato riattivato come metropolitana di superficie. La ferrovia Modena – Vignola, inaugurata, nel 1888 ha cessato definitivamente la sua attività nel 1970 e sulla ex sede ferroviaria è stata costruita una pista ciclabile.

Nel dopoguerra, Vignola ha continuato l’attività di valorizzazione della tradizionale vocazione agricola basata sulla produzione della tipica frutta rossa e ha iniziato la sua crescita artigianale e industriale. Negli anni Sessanta e Settanta Vignola è così divenuta uno dei principali poli europei del commercio della frutta. Nel momento di massima espansione erano una cinquantina i commercianti ed esportatori attivi nel solo comune di Vignola. Dagli anni Ottanta le difficoltà commerciali che hanno investito il settore ortofrutticolo hanno ridotto notevolmente il peso del comparto, tanto che oggi il ruolo di Vignola a livello internazionale si è notevolmente indebolito, sebbene il prestigio della famosa "ciliegia di Vignola" rimanga ancora inalterato. Oggi l'economia vignolese si basa prevalentemente sui servizi, l'artigianato ed il commercio. Esiste un forte comparto meccanico ed alcune industrie di livello internazionale, primo fra tutte il Gruppo Fabbri, gruppo industriale fondato dal Cav. Ermanno Fabbri, tra i leader mondiali nella produzione di macchine e film plastici per il confezionamento alimentare e non alimentare. Insignita del titolo di Città dall’ex Presidente della Repubblica Oscar Luigi Scalfaro per le sue caratteristiche storiche, sociali ed economiche.

A chi la ammira dall'alto, la valle del Panaro alla metà di aprile richiama un mare di spuma, lieve e vaporoso. Un oceano bianco di migliaia di ciliegi in fiore. Al centro di questa distesa, il tracciato azzurro del fiume e un imponente maniero, che se ne sta quieto e pacifico a dispetto del suo aspetto militaresco.

Aprile a Vignola, nell'alta pianura modenese, è il momento incantato della fioritura, che come tutte le cose delicate svanisce in fretta. Dura solo una manciata di giorni ma arriva a lambire, con le sue esplosioni silenziose e candide, i margini della città. Un miracolo della natura, che anticipa i mesi più preziosi e faticosi dell'anno per i vignolesi, quelli della raccolta delle ciliegie, che si protrae da fine maggio agli inizi di luglio.

Al centro di questa esplosione della natura, il borgo storico di Vignola, piccolo e raccolto intorno al fiume e alla sua Rocca, con i palazzi signorili dai tetti in cotto, le vie acciottolate e i portici per il passeggio. Il nucleo originario è rimasto quasi intatto, anche se la cinta muraria quattrocentesca è stata abbattuta nel '700: se ne conservano solo alcuni tratti e la torre dei Galvani, su corso Italia, sormontata dal pittoresco galletto segna­vento. 

Il cuore è via Garibaldi, animata dal tranquillo ronzio delle biciclette e popolata di trattorie, negozi di artigianato, caffè, pasticcerie. Vi affaccia la parrocchiale dei Santi Nazario e Celso, imponente con l'ordine gigante della sua facciata. Su via Garibaldi confluiscono "a pettine" tre strade per lato, spesso porticate, che disegnano il reticolo urbanistico del centro storico. E attraverso un pittoresco passaggio ad arco, aperto sotto la torre dell'Orologio, si arriva in piazza dei Contrari e nella contigua piazza Boncompagni. 

Palazzo Boncompagni, elegante edificio cinquecentesco di fronte alla Rocca, è l'unico lascito del grande architetto Jacopo Barozzi, detto il Vignola, alla sua terra d'origine. Arricchito, all'interno, da un elemento geniale: un'ardita scala elicoidale, di vertiginoso e perfetto equilibrio. Al piano nobile risuonano le arie d'opera provenienti dalla Scuola di canto lirico che vi ha sede, diretta dal soprano Mirella Freni, frequentata da giovani cantanti asiatici, americani ed europei.

È una delle tante eccellenze di Vignola, nota in tutto il mondo per la produzione cerasicola - qui si raccolgono il 20 per cento delle ciliegie italiane - e anche per il pregiato aceto balsamico tradizionale di Modena, di cui è patria con Spilamberto, e per il Lambrusco Grasparossa, che condivide con Castelvetro. Nel suo "forziere" vanta poi un monumento unico, in una terra pur punteggiata di castelli come l'Emilia: è la Rocca rinascimentale, zeppa di storia, arte e cultura, che si emerge massiccia di fronte a palazzo Boncompagni perfettamente conservata.

La Rocca rappresenta l'identità di Vignola e ne segna, in certo qual modo, la ragione esistenziale. Le sue vicende si intrecciano strettamente a quelle della famiglia dei Contrari, i feudatari di origine ferrarese che nel 1401 ricevettero in dono Vignola dai duchi d'Este. È ai Contrari che si deve lo sviluppo dell'abitato e il periodo d'oro del castello, tra '400 e '500, quando vi si stabilirono trasformandolo da fortezza in splendida residenza. Oggi la Rocca, dopo un lungo restauro cominciato negli anni 60, anima la vita del borgo con i numerosi eventi musicali e teatrali organizzati dalla Fondazione di Vignola, che sostiene anche un centro di studi storici sul castello.

Dall'esterno richiama un quadrilatero imponente e compatto, protetto dalla Rocchetta, fortino semicircolare che ospitava le guarnigioni, e da quattro torri angolari: la torre dell'Orologio; la torre Nonantolana, la più alta e antica; la torre delle Donne, che forse nascondeva un carcere femminile; la torre del Pennello, così detta per una torretta più sottile che un tempo si erigeva al centro.

L'ingresso al maniero avviene da piazza dei Contrari: attraversati il rivellino e il cassero, si guadagna il cortile interno con l'antico pozzo. Nelle sale a piano terra il severo aspetto militaresco si stempera nelle decorazioni delle pareti, in un richiamo intrecciato di stemmi e simboli araldici. Molto probabilmente i Contrari utilizzavano questo piano dell'edificio per amministrare il territorio e per le funzioni pubbliche. Una a fianco all'altra si succedono la sala dei Leoni e dei Leopardi, emblema rispettivamente degli Este e dei Contrari; la sala delle Colombe, in cui si amministrava la giustizia; la sala degli Anelli, dove l'intreccio di tre monili, moltiplicato all'infinito su tutte le pareti, rappresenta il vincolo di unione tra le famiglie degli Este, dei Contrari e dei Visconti Sforza.

Gli appartamenti privati erano al piano nobile, dove troviamo, accanto alle decorazioni araldiche, anche alcuni straordinari cicli di affreschi. Spicca la cappella: è una piccola stanza, con affreschi solo nella parte superiore, ma si rimane a bocca aperta di fronte alla potenza iconografica e narrativa delle scene, che illustrano gli avvenimenti successivi alla morte di Gesù. La mano è del misterioso Maestro di Vignola, un artista della prima metà del'400 appartenente alla corte ferrarese, che lavorò su incarico di Uguccione Contrari. Quattro scene di stile tardo-gotico raccontano la Resurrezione e Discesa al Limbo, l'Ascensione, l'Assunzione della Vergine e la Pentecoste. L'altro ciclo di affreschi, realizzato intorno al 1470, è nella sala del Padiglione, dove le pareti sono attraversate dalla mura merlate di una rocca "virtuale", all'interno della quale distinguiamo un tempietto rinascimentale e un padiglione con due figure, probabilmente Battistina Fregoso e Ambrogio Contrari, sposi nel 1461.

Poco oltre, nella saletta dei Cani, ci si immerge nel pieno di una battuta di caccia "cortese". In un magnifico bosco, composto da una straordinaria varietà di alberi, due segugi stanno ritti uno davanti all'altro, in un probabile riferimento al nome di Contrari, i signori della Rocca.

Rosse o more: una tira l'altra... 
Carta d'identità delle ciliegie vignolesi

È rossa, è un'eccellenza italiana e nasce in provincia di Modena. Ma non è la Ferrari. O meglio: la ciliegia di Vignola è la Ferrari del mondo ortofrutticolo. Stefano Zocca, responsabile del Servizio mercato e sviluppo agricolo del Comune di Vignola, trova azzeccato l'accostamento: "Nella cerasicoltura Vignola è il termine di paragone per il mondo: dal Canada alla Nuova Zelanda i produttori vengono qui a imparare il know-how della coltivazione e a provare nuove varietà".

Tutta l'Italia è terra di ciliegie e di ciliegi: ogni anno si producono circa 150.000 quintali di "rosse", di 150 varietà diverse. Solo una ventina però sono le eccellenze: dalla Ravenna di Palombara Sabina (Roma) alla Mora di Cazzano (Verona), dalla Ferrovia di Turi (Bari), chiamata così perché veniva caricata sui vagoni per l'esportazione, alla ciliegia della Recca, napoletana verace. Ma ottime ciliegie crescono anche in Sardegna, intorno all'Etna, a Garbagna (Alessandria), a Marostica (Vicenza), a Lari (Pisa). In pole position c'è però Vignola, ritenuta dai più la migliore in assoluto. Sembra che in queste campagne, che sì estendono dalla bassa valle del Panaro alle prime colline fino a 500 metri di quota, i ciliegi si coltivino da sempre, vuoi per la composizione del terreno (con strati di ghiaia drenante), vuoi per il particolare microclima. La gente di Vignola "fa le ciliegie" da generazioni. I contadini usano il verbo "fare" perché il ciliegio richiede abilità particolari, sia per la coltivazione, sia per la raccolta e la confezione. "La raccolta viene effettuata a mano e la disposizione sapiente in cassette e cesti ha regole precise, che impediscono alle ciliegie di rovinarsi nel trasporto", spiega Andrea Bernardi, presidente del Consorzio della ciliegia, della susina e della frutta tipica di Vignola. Il Consorzio garantisce l'assoluta qualità della frutta: "Contiamo più di mille associati", spiega Bernardi, "quasi l'intero comparto, che si estende su 28 comuni tra le province di Modena e Bologna, per circa mille ettari di ciliegi".

Dalla fioritura, ad aprile, fino alla raccolta trascorrono 50 giorni, decisivi per l'annata: se sono turbati da piogge (come nel 2008), si può perdere fino all'80 per cento del prodotto. Le varietà sono una decina e le ciliegie più precoci arrivano a metà maggio. La prima è la Bigarreau Moreau, di origine francese, seguita dalla piccola e saporita Mora di Vignola, una varietà per intenditori che sta per diventare presidio Slow Food. A giugno è il turno dei Duroni Nero I e Nero II, entrambi rosso-nerastri; in contemporanea ecco le rosse, come il Durone dell'Anella e il Lapins, di origine canadese. Tutte si acquistano al Mercato contadino di Vignola

Alle sue ciliegie Vignola dedica due importanti feste. La prima è la Festa della fioritura (4-13 aprile), grande fiera con esposizione di fiori e sfilata di carri allegorici. Celebra invece i frutti maturi "Vignola: è tempo di ciliegie" (30-31 maggio), giunta alla ventesima edizione. I produttori allestiscono banchetti di frutta e stand con piatti a base di ciliegie: risotto, crescentine con marmellata, gelati, liquori.  

Tratto da Bell'Italia - Antonella Galli

Giugno 2010